C’è poi un argomento di efficacia che pochi a sinistra tengono in conto quando si rallegrano della condanna nei confronti di Marine Le Pen: ed è che i precedenti di Berlusconi e di Trump dimostrano che gli interventi della magistratura che condannano i leader “populisti” (e le eccitazioni conseguenti) si risolvono in successi di consenso per i suddetti leader, e nella loro conseguente vittoria elettorale.
Non che questo debba suggerire che sia meglio non siano condannati quando sono correttamente giudicati colpevoli (che sembra essere il caso in tutti e tre gli esempi), ma basare le proprie ambizioni politiche – da parte dei partiti di opposizione come dei cittadini di opposte opinioni – sugli interventi giudiziari si è rivelato non solo deludente dal punto di vista del progetto, ma perdente nei fatti. E a questa sconfitta dà un forte contributo l’ingenua celebrazione delle sentenze come un grande successo tra i progressisti: celebrazione che genera estese insofferenze tra una gran parte degli elettori, ed efficace propaganda da parte della politica e dell’informazione di destra, grazie all’applicazione contemporanea dei due meccanismi che in questi decenni muovono le psicologie di noi masse, il vittimismo e il risentimento.