Lo spirito della Statale

Il primo brivido che ho avuto è stato quando Gad Lerner dal palchetto della Feltrinelli di piazza Piemonte dove era stata organizzata una serie di interventi a favore di Pisapia, la settimana scorsa, ha aggiunto al suo discorso un riferimento allo “spirito della Statale” che questa campagna aveva ritrovato, ammiccando a “noi coi capelli bianchi”. Non mi ci sono ritrovato, non era per quella cosa lì che ero andato, non era quella cosa che volevo vincesse, ma ho pensato che ognuno ne ha una diversa e quello che conta è rispettare le altre e metterle tutte assieme.

Poi quello stesso giorno e i successivi – e ce n’erano state evidenti tracce già prima – quell’impressione è tornata: che prevalessero, nella benemerita campagna di Pisapia, una generazione e un milieu culturale-antropologico che a Milano esiste da moltissimo tempo e che già molte altre battaglie ha condotto. È vero che nello staff di Pisapia ci sono molti giovani ed è vero che hanno fatto gran parte del lavoro. Ed è vero che c’erano tantissimi giovani in piazza del Duomo, ieri. Ma l’impressione che i protagonisti non siano stati loro (ma nemmeno “noi”, se voglio parlare per la mia generazione di mezzo) è fortissima: sul palco c’erano Eugenio Finardi, gli Stormy Six, Lella Costa. La celebrazione televisiva è stata ospitata da Gad, ieri sera, con Roberto Vecchioni che cantava “Luci a San Siro”. Nelle prime file degli altri eventi, ospiti protagonisti chiamati per primi a parlare, c’erano Umberto Eco, Dario Fo e Franca Rame, Gae Aulenti, Vittorio Gregotti. Potrei fare mille esempi, ma soprattutto chi vive a Milano sa di cosa parlo.

Non voglio essere frainteso, nemmeno per un secondo: io credo che abbiano vinto loro, meritatamente. Credo che – a cominciare da Pisapia – sia stata una vittoria di sessantenni, e poi di settantenni (o oltre). È stata la vittoria del cambiamento politico, non di quello generazionale, non del “rinnovamento”. L’arrivo di una lunghissima battaglia condotta per anni da queste persone contro dei vecchi nemici, e alla fine l’hanno vinta: e sarà un bene per tutti. Ma vuol dire qualcosa che a vincerla non siano state generazioni nuove o seminuove, facce altre di leader milanesi, riferimenti culturali nati meno di trent’anni fa: vuol dire che non sono (non siamo) stati capaci. Un motivo in più di rispetto per chi ci è riuscito anche in nome nostro, col nostro aiuto – ognuno per il suo pezzetto – dietro le quinte. Per la Milano di domani però ci sarà bisogno di qualcosa di più.

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58 commenti su “Lo spirito della Statale

  1. soleluna

    Sarà anche così, ma in trasmissione da Gad Lerner, il maestro coordinatore dei comitati Pisapia ha detto chiaramente e testualmente che Pisapia ha in mente tutt’altro: che pensa già di non ricandidarsi tra 5 anni, in quanto già sessantenne, e di voler crescere qualche giovane da far scattare avanti al prossimo giro! Insomma le intenzioni son altre!! Che si ammicchi fra vegliardi vittoriosi ci sta, che sia una vittoria tutta loro non so, che sarà una vittoria di tutti lo spero bene!

  2. cinziaopezzi

    incidentalmente l’intezione di pisapia, che soleluna testimonia, è parallela a quella di fassino a torino: era una dichiarazione di qualche mese fa, nel periodo in cui si faceva la scelta definitiva del candidato sindaco e si rilevava come la rosa di persone candidabili fosse estremamente ridotta, se si voleva sperare di vincere, a causa della difficoltà di essere conosciuti dai molti che non sono disposti a votare persone di cui non sanno nulla e che per giunta sono magari classificati come giovani, parola associata a “inesperti” e “inaffidabili”, pur essendo ampiamente oltre i trenta e magari anche i 40.
    la prima reazione è stata da parte di uno dei concorrenti candidati e sosteneva che se fassino s’impegnava “solo” per 5 anni durante i quali avrebbe cercato di rendere visibile l’ottimo lavoro di illustri sconosciuti, voleva dire che non faceva sul serio e non andava candidato…
    in questo modo il suo avversario sperava forse di mettere fuori sia lui che i possibili futuri candidati… una mossa infelice e preoccupante, in cui la competizione interna al partito rischiava di annullare i vantaggi acquisiti con l’ottimo precedente costituito da chiamparino (votato al secondo quinquennio con il 70% dei voti, e quindi anche con il sostegno di parte delle destre).

    per questi ed altri motivi propongo di continuare a parlare di questo argomento, serenamente e approfonditamente… problemi ce n’è, e forse molte delle sconfitte degli anni scorsi si devono anche a questi motivi

  3. ugobol

    Secondo il mio modesto parere, non c’è nulla di sbagliato nella vittoria, parziale o totale che sia, dei “sessantenni”. Anzi la vedo come un necessario evento positivo: positivo in quanto trattasi appunto di vittoria; necessario invece perchè noi giovani (parlo per la mia categoria)non avremmo mai potuto ottenere un successo. L’atteso ricambio generazionale nella nostra politica, come tutti gli altri eventi in cui se ne verifica uno, deve essere caratterizzato da un momento di passagio di consegne, una sorta di investitura. Questo momento può anche essere formale o del tuto simbolico. Ma deve esserci. Altrimenti non c’è punto di partenza, ma solo tanta confusione. E sino ad ora chi ci avrebbe potuto passare la palla? O meglio, chi sarebbe stato disposto a passarcela?

  4. franc

    acc, che valanga di commenti…
    I giovani (dai 30 anni in giù) rappresentano il 10 % dell’elettorato, su base nazionale; difficile vincere sulla base di una fetta così esigua.
    Pisapia ha raccolto molto, un po’ di tutto.
    Perfino un liberale come me, anticomunsta quanto antifascista, ha gradito personaggio e programma. D’altronde l’hanno appoggiato i radicali, con quali speranze di vedere le proprie priorità valorizzate?! Poche suppongo, quelle di natura ecologista e “antistress” da traffico e cemento, forse.
    Forse.

  5. fra17

    Io credo che a quello che dite vada aggiunto un altro elemento tutt’altro che trascurabile, ma che nessuno mi sembra abbia citato.

    Pisapia ha vinto anche perché ha raccolto il supporto di gente come me, che non è tradizionalmente di sinistra e che in condizioni “normali” non l’avrebbe votato. Ma queste non sono state condizioni normali: era necessario per molti, moderati e non, dare un segnale di cambiamento rispetto alla politica locale (Moratti) e nazionale (Berlusconi).
    Le persone come me che stavolta hanno votato Pisapia lo hanno fatto certo anche perché l’uomo ha saputo convincere, ma noi non siamo interessati a Lella Costa, agli Stormy Six, a Guccini, alla Sinistra milanese dei 50-60 enni e ad altre cose che avete citato. Sono elementi che non ci interessano e non critichiamo, semplicemente sono “altro” da noi.
    Hanno contato, in generale, queste componenti? Certo, nel loro ambito tradizionale penso di sì, come portatrici di certi valori che forse i più giovani stanno riscoprendo e quelli “di mezzo” hanno un po’ perso. Però credo che senza la “conversione” di una buona fetta di noi moderati non sarebbero, ancora una volta, bastate.
    Poi, si vedrà. Adesso, come scriveva qualcuno, godiamoci per un po’ ancora la sensazione di cambiamento.

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