Lo spirito della Statale

Il primo brivido che ho avuto è stato quando Gad Lerner dal palchetto della Feltrinelli di piazza Piemonte dove era stata organizzata una serie di interventi a favore di Pisapia, la settimana scorsa, ha aggiunto al suo discorso un riferimento allo “spirito della Statale” che questa campagna aveva ritrovato, ammiccando a “noi coi capelli bianchi”. Non mi ci sono ritrovato, non era per quella cosa lì che ero andato, non era quella cosa che volevo vincesse, ma ho pensato che ognuno ne ha una diversa e quello che conta è rispettare le altre e metterle tutte assieme.

Poi quello stesso giorno e i successivi – e ce n’erano state evidenti tracce già prima – quell’impressione è tornata: che prevalessero, nella benemerita campagna di Pisapia, una generazione e un milieu culturale-antropologico che a Milano esiste da moltissimo tempo e che già molte altre battaglie ha condotto. È vero che nello staff di Pisapia ci sono molti giovani ed è vero che hanno fatto gran parte del lavoro. Ed è vero che c’erano tantissimi giovani in piazza del Duomo, ieri. Ma l’impressione che i protagonisti non siano stati loro (ma nemmeno “noi”, se voglio parlare per la mia generazione di mezzo) è fortissima: sul palco c’erano Eugenio Finardi, gli Stormy Six, Lella Costa. La celebrazione televisiva è stata ospitata da Gad, ieri sera, con Roberto Vecchioni che cantava “Luci a San Siro”. Nelle prime file degli altri eventi, ospiti protagonisti chiamati per primi a parlare, c’erano Umberto Eco, Dario Fo e Franca Rame, Gae Aulenti, Vittorio Gregotti. Potrei fare mille esempi, ma soprattutto chi vive a Milano sa di cosa parlo.

Non voglio essere frainteso, nemmeno per un secondo: io credo che abbiano vinto loro, meritatamente. Credo che – a cominciare da Pisapia – sia stata una vittoria di sessantenni, e poi di settantenni (o oltre). È stata la vittoria del cambiamento politico, non di quello generazionale, non del “rinnovamento”. L’arrivo di una lunghissima battaglia condotta per anni da queste persone contro dei vecchi nemici, e alla fine l’hanno vinta: e sarà un bene per tutti. Ma vuol dire qualcosa che a vincerla non siano state generazioni nuove o seminuove, facce altre di leader milanesi, riferimenti culturali nati meno di trent’anni fa: vuol dire che non sono (non siamo) stati capaci. Un motivo in più di rispetto per chi ci è riuscito anche in nome nostro, col nostro aiuto – ognuno per il suo pezzetto – dietro le quinte. Per la Milano di domani però ci sarà bisogno di qualcosa di più.

Altre cose:

58 commenti su “Lo spirito della Statale

  1. luca ruggieri

    non sono d’accordo

    loro, i sessantenni e i settantenni, non hanno convinto nessuno di nuovo
    hanno solo fatto una rimpatriata tra vecchi amici
    erano minoranza prima, lo sono tuttora, lo sono dentro

    la campagna decisiva, quella che ha spostato i voti, quella che ha fatto diventare maggioranza, l’hanno fatta quelli tra i venti e i quarant’anni
    gente che in tutti questi anni si è costruita una credibilità nei consigli scolastici, nei quartieri, nei gruppi d’acquisto solidali, nelle mobilitazioni contro la riforma della scuola in tutta la città, nel lavoro con gli immigrati

    loro fino ad oggi non avevano avuto una rappresentanza credibile dal sistema dei partiti cittadino

    pisapia ha avuto la forza di andare a conoscerli tutti e chiedere a loro cosa avrebbe dovuto fare per la città
    sono loro che costituivano la stragrande maggioranza dei mille che hanno partecipato alle officine e hanno scritto il programma
    (poi i sessantenni erano i coordinatori dei tavoli, perchè a noi quarantenni nessuno ancora ci conosceva)

    sono soprattutto loro che hanno riempito i comitati di zona e poi lo smeraldo la sera del 18 maggio per prendere istruzioni sugli ultimi giorni di campagna
    (lo smeraldo non bastava, e si son dovuti fare due turni

    è di loro che il sindaco parla quando dice “non lasciatemi solo”

    luca, so che sei una persona intelligente, alla feltrinelli a chi parlavate? ai soliti convinti da una vita
    io nei mercati o fuori da scuola, parlavo a quelli “neutri”
    e potevo farlo perchè sanno chi sono
    todo cambia
    non commettiamo l’errore di leggere il presente con gli occhi del passato

  2. canablach

    sul palco c’erano Eugenio Finardi, gli Stormy Six, Lella Costa. La celebrazione televisiva è stata ospitata da Gad, ieri sera, con Roberto Vecchioni che cantava “Luci a San Siro”. Nelle prime file degli altri eventi, ospiti protagonisti chiamati per primi a parlare, c’erano Umberto Eco, Dario Fo e Franca Rame, Gae Aulenti, Vittorio Gregotti.

    Ecco, se Pisapia lascerà che la sua/nostra vittoria sia messa in mano a loro siamo fottuti!
    L’eterotopia pragmatica, citata di Aldo Bonomi sul Sole di oggi, e non le utopie di vecchi ultra 60enni falliti e rancorosi, è il punto di partenza.

  3. Pingback: Chi ha vinto davvero | Segantini family blog – Greetings from Brussels

  4. Francesco

    Si, visto da lontano (Torino) sembra che a Milano ci sia stato tutto quello che dovrebbe essere il centro sinistra:
    Una coalizione di partiti diversi basata su obiettivi comuni.
    Primarie vive e corrette tra candidati con programmi diversi che hanno indicato il migliore di questi e dopo tutti a sostenerlo.
    Una saldatura di generazioni (senza né gerontocrati né rottamatori).
    E anche il giusto rapporto tra leader e programmi.
    Su questo vorrei fare un piccolo OT: ma non è che i leader straordinari servono a trovare soluzioni nuove e geniali (e quindi a produrre buoni programmi) più che a procacciare voti.

  5. enricoprato

    credo sia più o meno quello che mi è passato per la testa quando sul palco cantavano gli Stormy Six e i tre 65enni a fianco a me hanno alzato il pugno chiuso.
    Per carità non rappresentavano certo tutta la piazza, ma ecco, speravo che non ci fosse bisogno di quella roba lì, ieri sera.

  6. Valeria

    Se fosse come dici tu, non avrebbe avuto i numeri per vincere, quella gente lì c’è sempre stata. Sono d’accordo con Luca Ruggieri.

  7. lino68

    Luca, trovo molto azzeccata la tua analisi. Io trovo che quello di cui ha bisogno l’Italia adesso sia un ricambio generazionale. A tutti i livelli, non solo politico. E’ possibile che l’unico sindaco giovane di una città importante sia Renzi? A Milano soprattutto si sente questa esigenza secondo me, anche nella cosiddetta “società civile”. Lo spirito della Statale, che è quello del ’68, ha fatto il suo tempo. Come ha fatto il suo tempo l’ideologia contrapposta. Siamo in un’altra era, con un’altra marcia. Anch’io che ho quarant’anni faccio fatica a capirla. Non si trata secondo me di ideologia politica, ma proprio di comprensione della realtà. Oggi il mondo si muove ad una velocità nemmeno pensabile 10 anni fa. La politica e non solo qualla non riesce più a stargli dietro.

  8. giuseppe@giuseppevalerio.it

    Luca, questo post è peggio di Mourinho che vince la Champions col Porto e va via senza festeggiare.

    Bastava vedere la piazza di ieri sera per cinque minuti, per capire quale generazione ha vinto.
    E se ci sono dei sessantenni che a Milano hanno perso per quarant’anni e oggi si godono la vittoria, è il momento di essere felici anche con loro.

  9. Raffaele Birlini

    Ve li meritate i cambi di vento e le onde lunghe, i fratelli e sorelle sono qui per salutare i bergamaschi di sorrento, ve li meritate i palloncini dal colore moderato, pastello, che fa pendant con lo smalto e la borsetta, ve la meritate la pubblicità del rimedio contro il bruxio della vita moderna, tu bruxi, amico mio, lasciatelo dire, tu bruxi e non sai di bruxare, ve li meritate gli eco, le lelle costa, i vecchioni e i finardi, i darii fo e le franche rame, i gaaaad leeeerner, detto con voce da zio tibia perché è roba da fanatici del creepazoid lo spettacolo presentato dalla colla per gengive e dai villaggi vacanze per famiglie, ve li meritate i palchi in piazza, le scofanate di cozze dopo il fritto misto, vi meritate i talk show e gli spettacoli comici, i programmi di approfondimento prima, durante, dopo il tiggì, ve li meritate i tiggì, certo, e i graffiti che riempiono la città leghisti merda, berlusconi suca, monica lo fa con l’ingoio, dax vive, giulio sei fico scopami cancellato e corretto con sposami, né sudditi né fedeli, grazie schumi, firmato anarchici insurrezionalisti, scusa mamma ciao, ve li meritate i truffatori, i menefreghisti, i compro oro pago contanti, ve li meritate gli indignati orario continuato dalle nove alle cinque e gli incazzati solo su appuntamento telefonate ore pasti, ve li meritate gli adesso basta e noi sappiamo come fare per risolvere tutti i problemi ma non ve lo diciamo perché tanto non lo capireste, ve li meritate i professori del caffè macchiato in tazza piccola con acqua gasata fredda a parte, ve li meritate gli altruisti stipendiati e i filantropi a cottimo, ve li meritate i corsi e ricorsi storici, le sberle, le scoppole, gli sgambetti, le spallate, abbiamo scassato, sì, la minchia, ve li meritate i sucate e i mammate, i mi piace divento fan e gli andiamo tutti sulla pagina facebook del nemico a far casino, passami la hashtag per twitter, ve li meritate i ghigni dei pensionati scafati che sono le future delusioni dei ragazzini di ogni tempo e luogo, ve li meritate decenni di problemi che sono sempre quelli, sono sempre gli stessi, i rifiuti, la protesta, le pensioni, il lavoro, la crisi, il welfare, ve li meritate lo stare in attesa dei risultati degli exit poll per festeggiare con amici e conoscenti che cosa, che cosa c’è da festeggiare, ve lo meritate che poi la macchina la usate lo stesso, il cibo lo comprate ancora al supermercato, le materie a scuola sono ancora quelle, la gente non è diventata più bella, più intelligente, più simpatica, non è cambiato niente, i tuoi piedi sono quelli di ieri, i tuoi capelli sono gli stessi, il sapore dell’acqua è uguale e ti viene ancora sete, il mal di schiena non ti è guarito, il riccone del terzo piano non è appeso per il collo al palo della luce, la troia del rialzato non è in galera per adescamento dei mariti altrui, il capoclasse secchione del terzo anni di ginnasio non vi ha telefonato in lacrime chiedendo scusa, ve lo meritate di essere presi per il culo, l’avvento della nuova era è rimandato ad libitum.

  10. Francesco

    Dal basso dei miei trent’anni, trovo Pisapia ben più “giovane” di Renzi.
    Non quanto Rodotà, ma ci si può accontentare.

  11. stbarazza

    Dal basso dei miei stessi trent’anni, sinceramente non trovo Pisapia più giovane di Renzi.
    Trovo invece un po’ “vecchi” i giovani con la bandiera del Che, della Corea del Nord, e la tshirt di Mao.
    Diciamo che forse non è la mia idea di sinistra del 2011; però la vittoria è stata storica ed è giusto che abbiano festeggiato tutti i suoi artefici :)

  12. S.ara

    caro Luca, se tu hai sentito quel brivido lì, vuol dire che quelle cose lì le conosci bene, e non conosci quelle raccontate dal primo commento di luca ruggieri.
    Ieri è stata una rimpatriata, è vero, Lella Costa l’avrei ‘abbattuta’ dal palco, gli Stormy Six sono surreali, ma li ho cantatiissenefrega…
    “Le generazioni nuove o seminuove, le facce altre di leader milanesi” si sono fatti fregare il palco della serata, ma non si sono fatti fregare il risultato vero di ieri… Io sto leggendo ILPost e il blog di Civati, NON Repubblica…
    PS e poi bastava mettersi nel comitato di Pisapia e suggerire una playlist per la serata ;))

  13. S.ara

    PS e continuo a non capire il disinteresse del Post verso i temi dei consumi alternativi e di tutto il dinamismo che ci sta intorno: state perdendo un treno.

  14. luca ruggieri

    a proposito di chi ha votato pisapia
    l’analisi di vico
    “A stare all’insieme delle elaborazioni «Swg» il centrosinistra avrebbe avuto dunque un elettorato più giovane, più colto, più inserito nell’attività produttiva mentre il centrodestra avrebbe presidiato meglio gli strati a bassa scolarità e più avanti con gli anni. Un’audience molto televisiva, viene da commentare.”
    http://t.co/YOMlQhS
    che conferma anche i dati di termometro politico
    http://affaritaliani.libero.it/milano/instant_poll_pisapia_moratti300511.html

    a noi gli stormy six ci fanno tenerezza, ma non ci dicono più niente…

    ne riparliamo a giunta fatta!

  15. Luca

    Mi pare che molti di voi facciano un’obiezione molto superficiale, e che comunque mi ero premurato di evitare, ma evidentemente non abbastanza. È ovvio che per vincere ci vuole il voto di molti, ed è ovvio che di quella vittoria siamo contenti in molti: io stesso appartengo ad entrambe le categorie, votanti e contenti, e quindi non ne diminuisco l’importanza. Quello che ho scritto riguarda chi siano i protagonisti sulla scena di questa vittoria, chi l’abbia gestita, chi ne sia l’immagine e chi la rappresenti. Chi siano stati i generali e chi i portatori d’acqua. Insisto, non è stata una campagna né una battaglia incarnata dai molti giovani di cui parlava qualcuno, né da idee e visioni contemporanee e innovative. E insisto, i generali se la sono costruita, cercata, meritata. Hanno vinto le persone e le idee che cercavano di vincere da decenni, con l’aiuto di tutti e anche con la soddisfazione di chi altre idee e visioni non le ha o non è capace di farle prevalere. Ma non mi fate ripetere cose ovvie che ho spiegato bene su quello che volevo dire.

  16. luca ruggieri

    @S.ara
    giustissimo!!!!

    e i temi ambientali?
    sempre a dire che ci son problemi con le rinnovabili
    stesso atteggiamento che rimproverano agli altri quando descrivono internet come un pericolo

  17. nicolacolella

    ci siamo passati anche qui in Puglia, Luca, ma vedrai che i veri vincitori emergeranno da domani (ovviamente se troveranno varchi): i nomi nuovi non li vedi sul palco, la sera della vittoria, ma – eventualmente – nella squadra che da domani amministrerà la città. Quello è il momento decisivo nel quale potrà essere consentito – o precluso – ad una generazione di rappresentare sè stessa ed il resto della città.

  18. Francesco

    Io vedo la grande novità non nei nomi dei generali, ma nel rapporto tra generali e portatori d’acqua, che non è mai stato così stretto e diretto.

    Ormai i partiti devono essere considerati come l’insieme dei potenziali elettori, non dei dirigenti. E questo nella campagna di Pisapia (ma anche nelle vicende di Napoli, forse) è venuto fuori fortissimo.
    La scelta del candidato è stata condivisa e la stessa campagna del ballottaggio è stata fatta collettivamente, dai partiti, dai comitati (pieni di giovani) e pure sul web con i vari materiali ironici prodotti indipendentemente.
    E Pisapia, a sentirlo ieri sera, sembra molto consapevole di tutto ciò e molto capace di sintetizzare le istanze di tutte le componenti e le generazioni, un leader come dovrebbero essere i leader (e come sono richiesti da un mondo, giovane, sempre più sociale e orizzontale).
    Poi magari non sarà vero nulla, però finora non c’è nulla che mi faccia pensare a qualcosa di diverso.

  19. Valeria

    Credo che i portatori d’acqua siano ben consapevoli e lieti di esserlo, non sono i soliti vecchi giovani che fanno il compitino e aiutano per un possibile tornaconto. E’ più simile al volontariato che si scatena durante le emergenze. E’ la schiettezza di queste persone la novità. E’ accettare e desiderare fortemente che ci sia un tornaconto collettivo. Io questo in Italia ora lo trovo una visione contemporanea e innovativa.
    I generali e certi scorci vetero sono tollerati, ma non fondanti. O, almeno, questa è la mia impressione.

  20. makkox

    forse è un po’ il ritorno degli jedi come dice luca, sì. però può essere uno stimolo di speranza per la generazione che un po’ l’aveva persa in cambio di qualcosa tra fatalismo e cinismo.

  21. fausto57

    Interessante il commento del direttore. E’ uno degli aspetti della vicenda.
    Nell’insieme credo che la spiegazione più “comprensiva” della pisapiana vittoria si trovi in questa considerazione cromoterapica delle proprietà del colore ARANCIONE scelto per caratterizzare candidato, candidatura e campagna elettorale: “E’ un colore “caldo” ed è il risultato della combinazione dei raggi rossi e gialli.
    Trovandosi a metà strada tra questi due colori, ha un’azione riscaldante, rallegrante ed energetica, ma non eccitante come il rosso né elettrica come il giallo.
    Questo colore ha un’azione liberatoria sulle funzioni fisiche e mentali e ha un grosso effetto di integrazione e di distribuzione dell’energia.
    Gli effetti dell’arancione sull’organismo: ha una forte azione stimolante sulla ghiandola tiroide; è antispastico (ottimo per contratture e crampi muscolari); non aumenta la pressione del sangue ma stimola il battito cardiaco e la capacità di espansione dei polmoni; ottimizza l’attività della milza.
    In cromoterapia l’arancione viene utilizzato spesso in sostituzione del rosso quando si vuole evitare una stimolazione troppo vigorosa.
    I suoi effetti sulla psiche: induce serenità, entusiasmo, allegria, vogli di vivere, aumenta l’ottimismo, la positivizzazione dei sentimenti, la sinergia fisica e mentale. E’ utile in caso di apatia, depressione, pessimismo, paura, nevrosi, psicosi. Stimola l’appetito per cui è un antianoressico.”

  22. unespressoprego

    @ Luca Sofri:
    Hai in parte ragione. Anche io, che Milano non la conosco ma conosco il “milieu” al quale ti riferisci, ho visto un po’ tante signore ex sessantottarde / settantasettarde in piazza Duomo, con tanto di collanone afro e capelli perché-la-messa-in-piega-no. Ma in un certo senso è giusto così. C’è tutta una parte di una generazione di sinistra che è rimasta estranea ai partiti (“er partito” come si diceva a Roma in riferimento a quello con la falce e il martello) e che è rimasta ai margini dell’Italia partitocratica degli anni ’80. E’ la stessa Italia della “società civile” che si era fatta sotto nei primissimi anni ’90 per poi essere ricacciata indietro dalle nomenclature pidiessine e ex-democristiane. E la stessa che ci ha provato coi girotondi, e ancora una volta rimbalzata da un muro di gomma. E’ chiaro che chi ha oggi sessant’anni ne aveva quaranta nel 1991, il tempo passa per tutti. Ma non dimentichiamoci che – pur con tutta la repulsione che ho per il terzomondismo, il cattocomunismo, il radical-chic, il massaggio shiatzu, la macrobiotica e i giocattoli di legno – quella parte di quella generazione non paga/prende tangenti, non ha costruito palazzine abusive, fa la raccolta differenziata, respinge la xenofobia al mittente, legge e si informa. E scusa se è poco.
    Eppoi dài, che sia a Milano che a Napoli la maggior parte delle facce in piazza erano trentenni, non sessantenni. Su con la vita!

  23. unespressoprego

    Scusate, un po’ fuori tema ma divertente:
    Repubblica on line titola “La squadra di Pisapia, metà donne”. Evvelavevodetto che Milano sarebbe caduta in mano ai gay :-)

  24. mico

    Fra le macerie e sotto i mortai
    come l’acciaio resiste la città
    strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
    vive una donna di granito su mille barricate

    (ne parliamo dopo, a freddo)

  25. minimax

    Eccola l’irraggiungibile utopia: non discettare del colore della pelle dell’eletto né di cosa si porta tra le gambe, né con chi si accoppia la sera dopo cena, né quanti anni si porti sul groppone (20 o 90? embè?)né di chi prega (o non prega addirittura)… E via così. Non credibile in quanto contemplato nella categoria? Io, intendo. Ammetto, uffa.
    Però quando si discrimina anche per delle buone ottime ragioni, sempre, per vie traverse, s’incrimina…

  26. Carlo M

    io continuo a non capire questa abitudine, ormai assunta a moda in alcuni ambienti, di dividere il genere umano in “giovani” e “vecchi”. moda che poi porta da un lato a sorprendersi se un “vecchio” riesce nell’impresa di dare una speranza concreta di cambiamento, e dall’altro a essere delusi dal fatto che non ci sia un “giovane” al suo posto.

    a me questa categorizzazione basata sull’anagrafe e sull’appartenenza generazionale è sempre parsa superficiale e priva di qualunque senso. la freschezza mentale, le competenze, la capacità di rinnovare, la preparazione, il buon senso, l’impegno, l’onestà, la concetezza di una persona non si misurano sulla base alla data di nascita.

    negli stati uniti quando si invia un CV per una domanda di lavoro la data di nascita non la si mette neppure…chiedetevi perché.

    a me non me ne frega nulla se pisapia ha 20, 30, 40, 50, 60 o 70 anni. vedo nella sua faccia qualcosa di nuovo, sento nelle sue parole un linguaggio diverso, e questo è l’importante.

    “giovane” e “vecchio”, “quarantenne” e “sessantenne”, sono categorizzazioni sbagliate che nascondono una mentalità e un senso della vita sbagliato.

  27. Francesco

    Sottoscrivo esattamente quello che ha scritto Carlo M, ha descritto quasi esattamente il motivo per cui trovo “giovane” Pisapia (più di altri, nati qualche decade dopo).

  28. cinziaopezzi

    sono perfettamente d’accordo con l’articoletto. dirò di più: ritengo che si debba mettere al primo posto la vittoria e il riconoscimento della democrazia, sostenuta, resa possibile e soprattutto accettabile e riconoscibile come forma di gestione del potere, solo dalla piena espressione dei diritti umani, in tutto il loro fulgore. e già non mi sembra che questo fondamento sia poi così diffuso…

    quindi il discorso dell’avvicendamento al potere, secondo me, va subordinato a questa priorità, l’unica cosa che va fatta è cominciare a parlarne… direi in modo discorsivo, senza pretendere di mettere punti fermi e soprattutto senza mercanteggiare, tantomeno ricattando o strappando consensi per costruire la propria posizione… semplicemente bisogna far presente che il momento arriverà, con o senza i numeri e con o senza il potere contrattuale…

    solo su una cosa non si può transigere: il pieno e costante riconoscimento dei meriti e dei contributi, delle idee e del lavoro… cioè il rispetto.

    per alcuni di noi è l’unica contropartita, per altri è il trampolino di lancio su cui si arrampicheranno quando gli toccherà: non saranno molti, numericamente, però ci saranno

  29. sergio62

    Sì, trovo la tua anlisi parzialmente giusta, dico parzialmente , perchè per ottenere vittorie importanti e- da molti inaspettate- come quella di Pisapia nella vs città , ci voleva il contributo di gente di grande esperienza politica . Ora, però , per gestire la vittoria sarebbe necessario che il neosindaco si circondi di tanti giovani entusiasti, anche di “absolute beginners”. Lo farà?Penso di sì.

  30. sergio62

    E, infine, dulcis in fundo mi è piaciuto il rinnovato richiamo fatto dal vs neosindaco, una volta eletto, al mitico Greppi Leonardo, sindaco del dopoguerra milanese cui nel mio quartiere romano è dedicata una strada.Rutelli, quando battè un validissimo Fini, disse di volersi ispirare ad Ernesto Nathan , primo grande sindaco laico della Roma postunitaria, nato a Londra .Si vince nelle grandi città anche ispirandosi ai grandi modelli del passato, per assicurare ai cittadini una continuità della civitas

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  32. mico

    Sai Luca, dici che il cambiamento è più politico che generazionale, ma probabilmente è solo perché sono finiti adesso gli anni ’80, come dice Gramellin,i e forse adesso i giovani possono anche tornare a appassionarsi alla politica, come hanno fatto in questa campagna, vincendo. Chi ha trent’anni non ha visto altro che governi Berlusconi dai tempi del liceo.

  33. minimAL

    @Luca
    Se il tuo assunto fosse vero, allora non siamo messi poi così bene.
    Io personalmente la penso quasi all’opposto.
    Voglio dire che un’idea se è valida, non ha identità anagrafica né pericolo di invecchiamento (quindi non deve apparire forzatamente contemporanea né innovativa… nonostante tu recentemente abbia twittato a quelli di Treccani che “un uomo è quello che appare”).
    Insomma, se un’idea vale, vale sempre, recente o antica che sia.
    E comunque non mi sembra che non sia “stata una campagna né una battaglia incarnata dai molti giovani di cui parlava qualcuno”, perché a me sembra esattamente il contrario: anche e solo leggendo le decine di blog (persino di twitter), sentendo i quotidiani resoconti di mia moglie che lavora a Milano, io la gioventù l’ho percepita, e parecchio attiva, e altrettanto condizionante.
    Quel che mi dispiace, però (anche se è un tuo noto vizio), è il tuo approccio (veramente da “vecchio”) nei confronti di chi partecipa ai commenti.
    Ti permetti cioè di agitare il ditino come una maestrina, scrivendo cose tipo “Mi pare che molti di voi facciano un’obiezione molto superficiale, e che comunque mi ero premurato di evitare, ma evidentemente non abbastanza.[…] Ma non mi fate ripetere cose ovvie che ho spiegato bene su quello che volevo dire”.
    C’è modo e modo di sottolineare il tuo pensiero, no?
    Stai bene,
    Alessandro

    ps se venite qui a Roma, ricordatevi di passare a San Pietro per abbeverare i cavalli

  34. Luca

    Se leggo obiezioni a cose che non ho scritto, ed elusioni di quelle che ho scritto, mi sembra che perdiamo tempo: tutto qui. Poi liberissimi di perdere tempo.
    Se qualcuno vuole negare che Gad abbia detto quelle cose e che quello spirito e quella cultura non abbiano dominato la rappresentazione della vittoria di Pisapia, lo dica e mi parli della vistosa presenza di “altri” alla guida e a cavallo di questa vittoria. Se qualcuno ha visto prevalere, fuori dalla piccola nicchia di twitter, simboli, linguaggi e riferimenti diversi da quelli propri della generazione dei sessantenni, lo dica. Raccolgo volentieri dati che non conosca o mi siano sfuggiti. Ma non attribuite a me di voler diminuire la loro vittoria solo perché la descrivo, perché è una sciocchezza (che rivela che il fastidio per una vittoria dei sessantenni non è mio, ma di chi non vuole accettarla): ho scritto esattamente il contrario. Sono stati bravi, più bravi delle generazioni successive, e sono stati capaci di vincere con i pensieri e le idee con cui ci provavano da decenni: e sono tutti miei cari amici, e sono loro grato, se serve ripeterlo.

  35. Svalbard

    E spiegare che diavolo s’intende per “spirito della Statale”? Io pensavo a una strada, e l’unica che mi veniva in mente, a proposito di settantenni, era “Statale 17″ di Guccini, ed ero qui a chiedermi che caspita c’entrasse…

  36. mico

    Svalbard, io non ho sentito l’originale e non so cosa intendesse Lerner, ma immagino che si riferisse a quando la Statale di Milano era l’origine di manifestazioni (“concentramento in piazza Santo Stefano”), la sede di quel movimento studentesco di Mario Capanna che non viene ricordato con così tanto affetto da quelli di Scienze o di Lotta Continua.
    Alla Statale ci furono anche concerti memorabili, se non ricordo male anche gli Area, un gruppo musicale che secondo me è una delle pietre miliari del jazz modernamente sperimentale, come gli Weather Report.
    La cosa che si può ricordare con più affetto di quegli anni è la sensazione di fare parte di un processo di cambiamento irreversibile e inarrestabile, che in parte c’è stato, soprattutto nel costume, ma è stato limitato purtroppo e per fortuna. Se la rivoluzione sessuale è un dato di fatto, l’umanesimo e l’egualitarismo sono stati mal guidati e sequestrati dai burocrati fino a sfociare in scontri fra ortodossi dello stalinismo e meno ortodossi. Il riflusso che è seguito ci ha portato fino a qui dando importanza a quello che si possiede più che quello che si è, agli abiti e all’esteriorità, per contrasto all’omologazione del look e alle scelte economiche di quegli ann (cerca 1970 nelle immagini Google). Dopo vennero i paninari, i Moncler, gli yuppie, i socialisti rampanti, i magistrati inferociti, i Berlusconi mediatici.
    In un certo senso ci sarebbe da dire bentornata vecchia talpa.

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  38. Wizardo

    “Stalingrado” è bellissima, ma mai come “Milano non ha scelta” dei Ministri, suonata il 10 maggio in Piazza Duca d’Aosta per la campagna per Pisapia. Insieme a loro c’erano Afterhours, Subsonica, Marta sui Tubi ed altri, di fronte a ventimila persone.

    Quando rivedrò Milano
    spero di trovarla sveglia
    spero di trovarla forte
    come un granchio nella sabbia

    Quando tornerò a Milano
    con i fiori tra i capelli
    spero di trovar lo spazio
    per piantarli tra i ponteggi

    Quando tornerò a Milano dimmi
    che non si parlerà dell’aria
    continuando a dare i soldi a chi
    ci trascina nella sua miseria

    Spero di trovarla disperata
    come chi davvero non ha scelta
    come chi non si rassegna
    e anche quando tutto il mondo sbaglia
    preferisce una vita amara
    ma degna

    Quando tornerò a Milano
    spero di trovarla salva
    e sfiancata dalla noia
    di una libertà perfetta.

    (Ministri – Milano Non Ha Scelta)

  39. Lazarus

    Che poi non capisco perchè evocare questo fantomatico “spirito” che non mi sembra in passato abbia portato a grandi vittorie e luminosi periodi di democrazia, ma più che altro a grandi sconfitte, uno “spirito” che è il simbolo di anni luttuosi e tristi, anni da dimenticare non certo da additare come simbolo. Insomma sarebbe ora di finirla con queste patetiche rievocazioni da reduci supportate dalle solite vecchie cariatidi come Eco e Fo e Vecchioni, testimoni di tutte le sconfitte passate e pronti ad appropriarsi di una vittoria che non è e non sarà mai la loro, perchè il loro tempo è ormai trascorso e a parte i successi personali (che riguardano solo loro e il loro patrimonio) non mi sembra che politicamente abbiano mai combinato un tubo se non assistere passivamente al craxismo prima e al berlusconismo poi. Spesso anzi sentendocisi pienamente a loro agio.

  40. Carlo M

    luca sei tu che hai scritto che “non è stata la vittoria del cambiamento generazionale, non del rinnovamento”, e che la battaglia “non l’hanno vinta le generazioni nuove o seminuove, facce altre di leader milanesi, riferimenti culturali nati meno di trent’anni fa”. io ti rispondo semplicemente che lo trovo un non problema, che non me ne importa nulla, che è un’analisi assolutamente irrilevante, che non credo nemmeno che ci siano dei ben precisi riferimenti culturali che debbano esser rappresentati in politica, che bisognerebbe superare l’impostazione “alta fedeltà” dove mi rappresenta chi ascolta la musica che ascolto io e legge i miei libri che leggo io. qualunque nato mano di trent’anni con un cervello funzionante può essere egregiamente rappresentato da un sessantenne con un cervello funzionante.

  41. cinziaopezzi

    non desidero assolutamente attaccare briga ma semplicemente esporre la mia lettura del commento precedente, di carlo m:
    se io avessi letto solo questo tuo ultimo commento, avrei creduto che luca fosse uno che pretende di essere rappresentato esclusivamente dalla sua generazione, pretendendo pure che il candidato gli rassomigli, ciò è abbastanza frequente, come pretesa, ma risulta essere una limitazione culturale non da poco…
    per quanto poco abbia frequentato questo sito mi stupirebbe che contenesse tali enormi limitazioni.

    ciò premesso, fatte le mie felicitazioni ai vari eco e fo, che per mia sfortuna non conosco personalmente e quindi non posso contare tra gli amici, va detto che esistono delle porte chiuse, non certo da loro, e che risulta piuttosto difficile per le generazioni successive essere ritenute credibili come uomini/e politici… e perfino come elettori e fiancheggiatori, accettati, spesso, malvolentieri ed in modo piuttosto sprezzante…

    esiste, non so se in quel di milano, oltre alla limitazione culturale di chi vuole essere rappresentato da un suo sosia, un’indisponibilità a riconoscere come valide e spendibili le idee e la logica di chi non condivise determinate esperienze.

    ciò non ha impedito ai molti di partecipare attivamente, anche sostenendo che andava prima di tutto chiusa una vecchia partita, che io faccio risalire addirittura al secondo dopoguerra… chiarimenti mai chiariti, punti fermi mai messi: mi sembra di questi giorni la manomissione della storia che vederebbe i repubblichini di salò equiparati ai partigiani. potrei essermi sbagliata perchè ancora non ci credo, forse avevo le traveggole. su questo lavoro si è potuto contare, ad esempio, su fini, che si è speso non poco per mettere alcuni di questi punti fermi.

    sono in molti a chiedere che il passato venga chiuso, per andare avanti, ma non è possibile farlo se esistono due passati, due Storie, due versioni di tutto.

    qui ci sta il riconoscimento a coloro che da anni puntano allo stabilirsi e stabilizzarsi della democrazia in italia, inclusi molti comunisti, o ex-comunisti, che da sempre davano per scontato che il comunismo non fosse praticabile in questo paese e quindi si concentrarono sulla realizzazione di una piena democrazia.

    riconoscimento che si esprime anche affidandogli le città, le regioni e speriamo anche il governo, perchè finalmente facciano ciò che da sempre è necessario e ormai anche estremamente urgente.

    ciò non toglie che vi siano problemi di riconoscimento dei contenuti e delle capacità portate da coloro che si definiscono correttamente adulti, o persone di mezz’età, e non giovani. non parliamo poi delle prospettive dei giovani effettivi…

    forse sto prendendo a pretesto l’argomento per dire una cosa del tutto personale, spero di non aver interpretato malamente

  42. Luca

    Carlo M, io vedo le cose, ci penso, ne scrivo. Non ho scritto che siamo tutti morti, e anzi ho spiegato come il risultato sia esaltante e trovi che ce ne sia da essere grati. Se a te le cose non sembrano rilevanti, o se ti occupi solo di definire i “problemi” e i “non problemi”, va bene. Ma capisci che la tua valutazione diventa ancora più irrilevante.

  43. Francesco

    OK, sono tra quelli che avevano capito male: pensavo vedessi in questo un problema o almeno una mancanza.
    Allora posso dire che la mia impressione (da fuori Milano) è che Pisapia non si sia mosso di un metro in quarant’anni (e quindi che all’epoca fosse straordinariamente equilibrato) e che la sua storia lo abbia reso in grado di entrare in sintonia con la generazione dei nativi digitali (che nell’assenza di qualcosa di più vicino ha recuperato, anche con youtube, Vecchioni e soci come eredità culturale) e di renderla protagonista (al concerto in piazza a Torino ho visto ragazzini veri commuoversi alle sue canzoni).
    E l’impressione è che i protagonisti siano stati i portatori d’acqua, più dei generali, che si sono scelti le proprie radici e ne hanno fatta la base del proprio protagonismo.
    La stessa campagna elettorale è passata tra blog e social network, altro che settantenni.
    Da un po’ ho l’impressione che la “generazione di mezzo” (io sono proprio a cavallo tra quella e i nativi digitali) sia stata presa in contropiede: stanno arrivando quelli dopo e in mancanza d’altro hanno scelto (autonomamente) i simboli di quelli prima.
    Ecco perché adesso due generazioni lontane collaborano così bene e Pisapia vince un elezione con una campagna fatta su twitter e youtube che è in grado di capire e commentare (e sembra un miracolo, vista l’anagrafe).
    E il voto per età sembra confermare questo salto: http://www.termometropolitico.it/analisi-voto-ballottaggio-milano-pisapia-moratti/

  44. dbok

    Speriamo che al momento di affrontare questioni meno nostalgiche e più pratiche, questa nuova amministrazione scelga di ricorrere a giovani competenti e con un futuro davanti (che è futuro anche per la città e per il Paese). I sessantenni colti di cui hai parlato avrebbero invece potuto impiegarli per scrivere un programma che fosse almeno presentabile dal punto di vista sintattico e grammaticale.

  45. soleluna

    Sarà anche così, ma in trasmissione da Gad Lerner, il maestro coordinatore dei comitati Pisapia ha detto chiaramente e testualmente che Pisapia ha in mente tutt’altro: che pensa già di non ricandidarsi tra 5 anni, in quanto già sessantenne, e di voler crescere qualche giovane da far scattare avanti al prossimo giro! Insomma le intenzioni son altre!! Che si ammicchi fra vegliardi vittoriosi ci sta, che sia una vittoria tutta loro non so, che sarà una vittoria di tutti lo spero bene!

  46. cinziaopezzi

    incidentalmente l’intezione di pisapia, che soleluna testimonia, è parallela a quella di fassino a torino: era una dichiarazione di qualche mese fa, nel periodo in cui si faceva la scelta definitiva del candidato sindaco e si rilevava come la rosa di persone candidabili fosse estremamente ridotta, se si voleva sperare di vincere, a causa della difficoltà di essere conosciuti dai molti che non sono disposti a votare persone di cui non sanno nulla e che per giunta sono magari classificati come giovani, parola associata a “inesperti” e “inaffidabili”, pur essendo ampiamente oltre i trenta e magari anche i 40.
    la prima reazione è stata da parte di uno dei concorrenti candidati e sosteneva che se fassino s’impegnava “solo” per 5 anni durante i quali avrebbe cercato di rendere visibile l’ottimo lavoro di illustri sconosciuti, voleva dire che non faceva sul serio e non andava candidato…
    in questo modo il suo avversario sperava forse di mettere fuori sia lui che i possibili futuri candidati… una mossa infelice e preoccupante, in cui la competizione interna al partito rischiava di annullare i vantaggi acquisiti con l’ottimo precedente costituito da chiamparino (votato al secondo quinquennio con il 70% dei voti, e quindi anche con il sostegno di parte delle destre).

    per questi ed altri motivi propongo di continuare a parlare di questo argomento, serenamente e approfonditamente… problemi ce n’è, e forse molte delle sconfitte degli anni scorsi si devono anche a questi motivi

  47. ugobol

    Secondo il mio modesto parere, non c’è nulla di sbagliato nella vittoria, parziale o totale che sia, dei “sessantenni”. Anzi la vedo come un necessario evento positivo: positivo in quanto trattasi appunto di vittoria; necessario invece perchè noi giovani (parlo per la mia categoria)non avremmo mai potuto ottenere un successo. L’atteso ricambio generazionale nella nostra politica, come tutti gli altri eventi in cui se ne verifica uno, deve essere caratterizzato da un momento di passagio di consegne, una sorta di investitura. Questo momento può anche essere formale o del tuto simbolico. Ma deve esserci. Altrimenti non c’è punto di partenza, ma solo tanta confusione. E sino ad ora chi ci avrebbe potuto passare la palla? O meglio, chi sarebbe stato disposto a passarcela?

  48. franc

    acc, che valanga di commenti…
    I giovani (dai 30 anni in giù) rappresentano il 10 % dell’elettorato, su base nazionale; difficile vincere sulla base di una fetta così esigua.
    Pisapia ha raccolto molto, un po’ di tutto.
    Perfino un liberale come me, anticomunsta quanto antifascista, ha gradito personaggio e programma. D’altronde l’hanno appoggiato i radicali, con quali speranze di vedere le proprie priorità valorizzate?! Poche suppongo, quelle di natura ecologista e “antistress” da traffico e cemento, forse.
    Forse.

  49. fra17

    Io credo che a quello che dite vada aggiunto un altro elemento tutt’altro che trascurabile, ma che nessuno mi sembra abbia citato.

    Pisapia ha vinto anche perché ha raccolto il supporto di gente come me, che non è tradizionalmente di sinistra e che in condizioni “normali” non l’avrebbe votato. Ma queste non sono state condizioni normali: era necessario per molti, moderati e non, dare un segnale di cambiamento rispetto alla politica locale (Moratti) e nazionale (Berlusconi).
    Le persone come me che stavolta hanno votato Pisapia lo hanno fatto certo anche perché l’uomo ha saputo convincere, ma noi non siamo interessati a Lella Costa, agli Stormy Six, a Guccini, alla Sinistra milanese dei 50-60 enni e ad altre cose che avete citato. Sono elementi che non ci interessano e non critichiamo, semplicemente sono “altro” da noi.
    Hanno contato, in generale, queste componenti? Certo, nel loro ambito tradizionale penso di sì, come portatrici di certi valori che forse i più giovani stanno riscoprendo e quelli “di mezzo” hanno un po’ perso. Però credo che senza la “conversione” di una buona fetta di noi moderati non sarebbero, ancora una volta, bastate.
    Poi, si vedrà. Adesso, come scriveva qualcuno, godiamoci per un po’ ancora la sensazione di cambiamento.

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