I blog

Il meccanismo è questo: qualcuno in rete, senza nessun credito particolare o forza statistica, scrive una cosa polemica. Tipo mio cugino scrive sul suo blog:

“Monti ha degli occhiali prodotti in Francia, sta’ a vedere che glieli ha regalati Sarkozy”

Allora passa sul blog un compagno di calcetto di mio cugino e mette sulla sua bacheca di Facebook quel post, con un clic. Sulla sua bacheca lo vedono i suoi sei colleghi d’ufficio, tre di loro lo condividono, e uno ci aggiunge un “Vergogna!”. La frase gira un altro po’, diventa più sintetica, fino a che la fidanzata di un ex compagno di scuola del tabaccaio di un collega di quello che gioca a calcetto con mio cugino non la incolla su un tweet di Twitter, e ci attacca lo hashtag #casta. Non sto a tracciarvi tutti i curriculum, ma il messaggio ottiene qualche altro retweet, poi si passa ad altro, ma a un certo punto finisce sotto gli occhi di un cronista di quotidiano appassionato di Twitter, a cui si accende la spia popolo-del-web!

Così il quotidiano mette in homepage sul suo sito un articolo intitolato “Occhiali di Monti, il web non ci sta”. Dopo qualche minuto altri siti di quotidiani se ne accorgono,  danno un’occhiata in giro e fanno dei loro articoli (“Il web insorge contro l’inciucio Monti-Sarkozy”, “Sui blog è occhialigate contro Monti”). In una redazione, per colmare il ritardo, pensano di chiamare l’ufficio stampa di Palazzo Chigi che li informa che mai il professor Monti ha posseduto occhiali di produzione francese, e spediscono le ricevute. Così l’articolo esce su quel sito col titolo “È giallo sugli occhiali di Monti”, e una gallery sulle ricevute.

La mattina dopo, analoghi articoli sono sui quotidiani di carta (“Monti sotto accusa sul web”, “Corre su Twitter l’incoerenza di Monti”) e la cosa va avanti altre ore, fino a che non si starebbe per spegnere, ma arriva una lettera dell’ottico di Monti che dice che i suoi clienti lo sfottono perché aveva messo una foto del professore dietro al banco, ma evidentemente gli occhiali non glieli aveva fatti lui, sta scritto sui giornali. E ha già perso tre clienti.

Così la mattina dopo esce sui giornali una nuova puntata, tutti in difesa dell’onore dell’ottico, con questo titolo:

«Io, ottico di Monti, rovinato dai blog»

p.s. a scanso di equivoci già avvenuti: questa è una storia inventata.

57 commenti su “I blog

  1. Gianluigi S.

    Il termine tecnico per queste cose è fuffa (è non ho voluto esagerare con termini offensivi). Sarebbe il caso di cominciare a chiamare le persone che trattano di questi argomenti come fuffologi invece di giornalisti?

  2. Sergio

    Non riesco a capire se il problema dell’informazione è che la gente si fida dei giornali(sti) o che i giornali(sti) si fidano della gente.

    Giusto l’altro giorno litigavo con un membro del partito M5S il quale affermava che tra la registrazione audio di un consiglio comunale e la cronaca scritta sul Fatto Quotidiano era l’articolo di giornale ad essere attendibile.

    è proprio vero:
    La Guida galattica è infallibile. E’ la realtà, spesso, ad essere inesatta.

  3. sombrero

    Avete voluto la bicicletta? Pedalate.
    A prescindere dall’uso risibile che ne fa l’informazione, la rete è SOPRATTUTTO questo. Non se possono sposare la “democraticità” (le virgolette, come la risata, sono d’obbligo) e la pervasività per poi prenderne le distanze quando produce mostri.
    Pensateci bene la prossima volta prima di cantarne le lodi fino a raschiarvi l’ugola.

  4. anais

    … e il giorno dopo ancora leggiamo la NON notizia su notizie che non lo erano :-)
    Io non credo che tutti ci caschino a questi meccanismi beceri, anzi…

  5. enrico.delfini

    Mio padre, di fronte a notizie, segnalazioni, richieste, da parte mia e dei miei fratelli, usava una risposta all’apparenza tranquillizzante: “ne terremo il debito conto”.
    Poi, magari, parlando, ci conduceva a inquadrare le nostre richieste, segnalazioni, notizie, nella loro ghiusta dimensione e ragionevolezza.
    Oggi forse (?) manca qualcuno che chieda, o si chieda, in quale conto tenere una qualsiasi c****a che passa

  6. RicPol

    “Non riesco a capire se il problema dell’informazione è che la gente si fida dei giornali(sti) o che i giornali(sti) si fidano della gente.”
    No, il problema dell’informazione sarebbe: verificare la correttezza della notizia prima di darla. Cosa che si può fare oggi nell’era dei blog, più o meno con le stesse tecniche che (non) si usavano ieri. E se poi scappa l’errore pubblicare smentita, non cercare improbabili “gialli”.

    Ma l’asso nella manica del giornalista cialtrone è spostare il focus di ciò che deve essere “corretto”. Se scrivo che gli occhiali di Monti sono un regalo di Sarkò, scrivo una cosa scorretta. Ma se scrivo che “sul web se ne parla”, ottengo lo stesso effetto, ma dietro un velo di ipocrita correttezza. Passo addirittura per un giornalista in gamba che sta sulla notizia. Se Monti adesso vuole smentire, smentisce “il web”, non me; e io giornalista cialtrone allora vado avanti, metto a confronto la “notizia” e la sua smentita, e rilancio col “giallo”.
    La cosa che tutte le volte mi fa impazzire (di rabbia e anche un po’ di gelosia), è che la forma astratta della tecnica giornalistica viene mantenuta perfettamente integra e coerente.

  7. riccardo r

    Direi che questa tecnica giornalistica si combina bene con una certa creduloneria, webbiana ma anche reale.
    Basta girovagare un po’ su FB per incappare in appelli improbabili/risibili ma con grande seguito; lo stesso risultato si ha dalle chiacchiere in fila dal dottore.

  8. GioT

    “Un giorno una donna spettegolava con un’amica di un uomo che a malapena conosceva… so che nessuno di voi l’ha mai fatto. Quella notte fece un sogno. Un’enorme mano apparve su di lei, e le puntò il dito contro. La donna immediatamente fu sopraffatta da un opprimente senso di colpa. Il giorno seguente andò a confessarsi, da un anziano prete della parrocchia, Padre O’Rourke al quale raccontò tutto. “Il pettegolezzo è peccato?”, chiese al vecchio prete. “Era la mano di Dio onnipotente che puntava il dito contro di me? Le devo chiedere l’assoluzione padre? Mi dica, ho commesso peccato?”. “Si”, le rispose Padre O’Rourke, “si, donna ignorante e male allevata, hai detto falsità sul conto di un tuo simile, hai messo a repentaglio la sua reputazione, dal profondo del cuore te ne dovresti vergognare”. Allora, la donna disse di essere pentita, e chiese il perdono. “Non avere fretta”, disse O’Rourke, “va a casa tua prima, prendi un bel cuscino e portalo su tetto, squarcialo bene con un coltello, e poi ritorna da me”. Così la donna andò a casa, prese un cuscino dal letto, un coltello in cucina, salì sul tetto dalla scala antincendio, e squarciò il guanciale. Tornò poi dal vecchio prete come lui le aveva detto. “Hai squarciato il cuscino con il coltello?” Chiese lui. “Si padre”. “E il risultato qual è stato?” “Piume”, disse lei. “Piume”, fece eco il prete. “Piume dappertutto, padre”. “Ora, voglio che tu torni a casa, a raccogliere una per una tutte le piume volate via col vento”. “Beh”, rispose la donna, “non è possibile, non so dove siano finite, il vento le ha portate chissà dove”. “E questo è”, disse Padre O’Rourke, “IL PETTEGOLEZZO!”.” Padre Flynn (Philip Seymour Hoffman) in IL DUBBIO.

  9. Guido

    Complimenti per l’acutezza e l’ironia! Un post delizioso che tratta con lievità di un problema reale. Mi domando però quali possano essere i rimedi più efficaci, data la natura della Rete, per evitare – o perlomeno ridurre – la diffusione di notizie infondate o addirittura calunniose. D’altra parte, Don Basilio quasi duecento anni prima di Internet, ci avvisa che: “La calunnia è un venticello. Un’auretta assai gentile. Che insensibile sottile. Leggermente dolcemente. Incomincia a sussurrar….”

  10. yamau

    @sombrero: tu cosa fai vai a piedi? e se vai a piedi perchè usi il web per esprimere le tue idee? mi sembra ci sia una certa incongruenza tra il tuo dire e il tuo agire……

  11. Pingback: proviamo « MiCantino's Blog

  12. segnaleorario

    Così, a occhio, a me pare che uno sul proprio blog possa scrivere (gratuitamente e per proprio divertimento) quello che cazzo gli pare così come ognuno è libero (ci mancherebbe altro) di ignorarlo. Perché un blog è un blog e non è un giornale che invece – così, sempre a occhio – ha (potrebbe avere) l’obbligo di dare notizie e possibilmente attendibili. A occhio, eh.

  13. minimAL

    @segnaleorario
    Forse è per questo che il Sofri ha fatto ilPost, definendolo esplicitamente a metà tra un blog e un giornale.

  14. sombrero

    @yamau
    spero tu non stia contestando il fatto che internet per un 90% è fatta da foto di gattini, “Milan merda”, maldestri tentativi di scopare, club di ufologi, complottisti, “tvumdb”, “Viva Ligabue”, “Ecco le foto in esclusiva delle ragadi di Lindsay Lohan”…
    Se a te pare di no, dimmi da che pianeta scrivi che prendo il primo razzo.

  15. yamau

    @sombrero: assolutamente no, ma nel momento in cui parli che “altri” hanno voluto la bicicletta, ti chiedevo quale fosse il tuo mezzo di locomozione sulle strade del web, se poi tu hai un razzo, dammi un passaggio per il pianeta chenonc’è…….

  16. fab333

    Ah Sombrero, che c’è stai a trollà?
    Il punto non è cosa c’è su internet, ma a cosa servono i giornalisti.
    Se non sono capaci di fare un po’ di filtro fra la fuffa e le cose serie, allora ne possiamo anche fare a meno…

  17. sombrero

    @yamau
    Sì, “Altri”. Io la uso e basta, non la glorifico e non credo che guiderà l’umanità verso nuovi e più luminosi destini. E’ uno strumento, tutto qui. Non mi ha reso né più felice né una persona migliore (e se l’avesse fatto avrei dei seri dubbi sulla mia salute mentale). E aggiungo, a costo di peccare di pessimismo, che secondo me col passare del tempo diventerà sempre più un’arma a doppio taglio. Ce lo sapremo dire tra dieci o vent’anni.

  18. sombrero

    @fab333
    ma dai, hai scoperto che alcuni giornalisti pur di riempire una pagina danno credito a qualunque bestialità? sono felice per la tua illuminazione, davvero.
    Non è che per caso te la prendi con la punta mentre il grosso del problema sta sotto il pelo dell’acqua, nella natura stessa della rete? O decidi tu quali aspetti sono da prendere in considerazione?

  19. paoloascari

    Beh il tema è senz’altro interessante. Da lettore, il contributo che noi possiamo dare è di selezionare le notizie distinguendole dalla fuffa. L’esempio fatto, perfettamente calzante, odorerebbe di fuffa lontano un miglio. E’ non molto diversa da quella del cotechnino di Monti, scatenata dal rubizzo Calderoli. In questo momento, ad esempio, l’esercizio è di distinguere le notizie dalla fuffa nell’ambito del gruppone “l’Italia nella morsa del gelo”. Mica facile, però.

  20. Luca

    Temo di intuire che qualcuno ha preso il post come una presa in giro dei meccanismi della rete, piuttosto che di quelli dei giornali. Il che mi disarma, ma è stata evidentemente colpa mia. E ora mi tocca, massima umiliazione, spiegarlo.

  21. sombrero

    @Luca
    Senza polemica, ma su 22 righe 16 parlano, in modo realistico e giustamente ridanciano, del comportamento medio della rete, le ultime 6 dell’eco (eventualmente) prodotto sulla carta stampata. Fai un po’ tu.
    Il senso di quello che volevo dire è che giornalisti cialtroni ce ne sono sempre stati e ce ne saranno sempre. Una polemica sulla fuffa nei giornali poteva essere tranquillamente montata anche trent’anni fa, quando la rete era solo quella che sta sotto il materasso o quella per prendere gli sgombri. E’ internet ad aver messo loro in mano un’arma letale, un bacino potenzialmente infinito di vaccate a costo zero, quindi il problema (se così vogliamo chiamarlo) è internet.

  22. george kaplan

    Sai qual è il colmo?
    Che tu hai fatto esattamente come tuo “cugino”. Non avevi intenzioni cattive, ed anzi avevi un fine del tutto differente. Eppure, per come funziona il web, il finale è annunciato.
    I meriti del web sono infiniti. Ma i suoi paradossi, sinceramente, mi mettono i brividi.
    Detto questo, io continuo a pensare che il problema della stampa “nell’era di internet” (come direbbe Studio Aperto) è che i giornali devono affrontare una concorrenza che fino all’altro ieri non esisteva. Sul web circola molta mondezza, gioco forza la stampa deve frugare dentro quella mondezza….

  23. pla8

    che devo scrivere? posso scrivere? ho scritto di già… la prossima volta avvertitemi, non vorrei rimanere ostaggio di altri

  24. Gianluigi S.

    @paoloascari uno dei modi più semplici per selezionare la fuffa è non cliccare mai sul boxino morboso, le c’è solo fuffa al 100%, garantita.
    @sombrero il tuo ragionamento è, se ho capito bene, i “giornalisti” studiano da cialtroni, sono dei cialtroni, internet li aiuta a fare i cialtroni, perché non dovrebbero farlo? Ok facciamo un bel referendum per cambiare per rinominare l’Ordine dei giornalisti in Ordine dei Cialtroni e non ne parliamo più, che ne dici?

  25. fausto57

    Non credo possano esistere “meccanismi” che ci mettano certamente al riparo dai rischi di un giornalismo come quello descitto da Luca.
    Dovrebbe pensarci l’etica della responsabilità individuale di ciscun giornalista
    Ma che sto a dire? Mi faccio ridere da solo.
    Forse non vale per tutti, ma per molti giornalisti si. E non solo per i giornalisti.

  26. jlheaven

    Eppure mi sembrava chiaro che fosse riferito ai giornalisti e, se seguite Luca Sofri, era chiaro il suo pensiero.

    La rete non è diversa dal mondo: ci sono le biblioteche e i bar con le (sacrosante, per carità) chiacchere e diatribe, le sale concerti e le balere con i “Toni e i suoi lisci”; i guru ed i santoni, i simpatici e gli antipatici.

    E poi c’è l’etica e la fuffologia.
    Forse “un tempo” era più semplice, ma non so quanti giornalisti abbiano mai esibito come fonte inconfutabile e credibile una chiacchera da bar.

    Ignoranza o sfruttamento sull’ignoranza altrui? (ignoranza nel senso di scarsa conoscenza della rete e della sua attendibilità come corpus unico)

    Comunque mio cuggino dice Gli occhiali li ha regalati Sarkò ma gli sono stati passati da Carlà che li ha ricevuti da suo cuggino che li produce nel Cadore

  27. Pingback: L’importanza della verifica delle fonti « Blog di Maurizio Molinari

  28. Carlo M

    ok se una balla finisce sul “giornale di carta” (sic!) la colpa è del giornale di carta, che non è stato capace di fare le dovute verifiche.
    però le balle oggi nascono nella rete, e sono amplificate dai social network. mentre per anni ci è stato raccontato che rete aveva gli anticorpi contro le frottole, che si sarebbe autogovernata e autoripulita, che nella rete le bugie hanno le gambe corte perché proprio grazie ai social network la verità alla fine viene sempre a galla. come la mettiamo?
    la verità è che anche nella rete c’è bisogno di una “redazione”.

  29. Raffaele Della Ragione

    @sombrero 9 febbraio 2012 alle 14:24
    . Guarda che l’ utilità di internet è data da quell’ altro 10%. Ed è un’ utilità ENORME, certamente non inferiore a quella prodotta dall’ invenzione della stampa di qualche secolo fa. Utilità che, esattamente come oggi internet, non è stata affatto ridotta dal dato oggettivo per cui del 90% di ciò che è stato pubblicato l’ umanità avrebbe potuto tranquillamente fare a meno.

  30. joseph

    Sono totalmente d’accordo con luca, nei giornali purtroppo si fa spesso così.
    Non sempre però, non facciamoci prendere dall’onda giornalisti-servi-cialtroni.
    Detto questo, trovo che la critica di luca sia più che attuale, soprattutto riguardo un passaggio del post: “Monti sotto accusa sul web”. Il web è tutti e nessuno, e quindi se ne abusa tranquillamente. Questo elemento quindici anni fa non esisteva. Tornando ad oggi, poteva succedere anche un’altra cosa. Perchè poteva comunque essere una notizia la bufala che corre sul web riguardo agli occhiali di Monti (non di quelle imprescindibili, lo ammetto). Ma in questo caso il giornalista avrebbe dovuto controllare la notizia. Vengo al dunque. La critica, se vogliamo, sta tutta qui. Perchè controllare la notizia è l’abc per un normale giornalista. E’ come se un medico non ti fa fare gli esami del sangue. Vuol dire che sta facendo male il suo mestiere.

  31. anais

    Io non credo si tratti di fare verifiche. Molti giornalisti pubblicano cose che non ci credono nemmeno loro. Come molte persone dicono cose che non ci credono nemmeno loro. Infatti Mourinho ogni due per tre dice Honesta Intelectual.

  32. paolo62

    Non pensavo che le notizie da leggere su un giornale nascano in questo modo. Nel mio “immaginario irreale mondo ” e’ il giornalista che deve correre dietro alla notizia e non viceversa. Apprendere questa meccanica e’ come sentire la sveglia la mattina, che ti riporta in questo mondo e ti dice: forse i giornalisti non sanno più come riempire una pagina bianca. O forse siamo noi , lettori, che vogliamo bearci con simili letture per pararci gli occhi.

  33. sombrero

    @Gianluigi S.
    Se mi trovi un nesso tra “giornalisti cialtroni ce ne sono sempre stati e ce ne saranno sempre” e “i giornalisti studiano da cialtroni” giuro che ti mando un cartone da 6 bottiglie di vino buono. Ma buono davvero eh.
    @Raffaele Della Ragione
    Per carità, chi dice il contrario. Guarda l’ha detto benissimo george kaplan poco sopra: “I meriti del web sono infiniti. Ma i suoi paradossi, sinceramente, mi mettono i brividi.” Brividi, aggiungo io, che la stampa non procura.

  34. Francesco

    @sombrero: a me invece in quel racconto i brividi li mette la stampa.
    Perché la rete fa il suo mestiere di mega piazza, con i paradossi di ogni piazza, mentre è la stampa che non fa il suo di filtro ragionato.
    Non è affatto una cosa nuova e non dipende manco un po’ dalla rete, sono le stesse dimaniche delle interviste ai passanti per strada o (quando c’è un fine preciso) delle campagne interventiste per la prima guerra mondiale.
    Anche ad analizzare il racconto dell’articolo, i guai non nascono da una qualche dinamica specifica della rete, ma dall’arrivo del “cronista appassionato di twitter” che usa la propria visibilità eccezionale (off line) per dare a una specifica fuffaggine su milioni dignità di “caso di cui parlano tutti”.
    Più o meno lo stesso meccanismo che fa si che alcuni casi di cronaca meritino un plastico da Vespa e tutti gli altri al massimo un trafiletto.

  35. bstucc

    Una volta, per i professionisti del giornalismo, si chiamava deontologia professionale. Adesso i giornalisti ti chiedono che cosè la deontologia e se si mangia.

  36. sombrero

    @Francesco
    per “stampa” mi riferivo alla stampa in generale dal punto di vista del suo impatto potenzialmente maligno sulla nostra vita, non ai giornali. Converrai con me sul fatto che libri e giornali furono portatori sani di un virus un po’ meno invasivo di quello veicolato dalla rete. Tanto per essere chiari: un libro non telefona al libraio che te l’ha venduto per dirgli come ti comporti.
    E guarda che alla fine diciamo quasi la stessa cosa: la fuffa c’è sempre stata e oggi è internet a fornire un serbatoio senza precedenti, e questo ovviamente al di là di qualsiasi considerazione di opportunità. E’ così e basta.
    Augurarsi che la stampa (questa volta in senso di informazione) smetta di “dare i brividi”, per quanto auspicabile, per me è un po’ come augurarsi che cessino le guerre o che ci sia sempre il sole.

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  39. ILSENSOCRITICO

    Mi chiedo dove viva sombrero, probabilmente lì inter-net è una partita di calcio.
    L’enorme libertà che garantisce il web non significa solo il babbeo che usa un blog per scrivere stupidaggini, ma spesso significa dare informazioni che i quotidiani normali non danno o danno male. Faccio un esempio.
    Tempo fa il Falso Quotidiano ha pubblicato un articolo vergognoso su una bufala che gironzola da due anni, ecco il link
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/inventa-sistema-risparmiare-carburantema-italia-idea-interessa/189060/
    Un tizio, secondo questo pseudo-giornalista, aveva inventato un marchingegno misteriosissimo e rivoluzionario in grado di far risparmiare il 50% del carburante.
    A quel punto, dopo i primi commenti inutili di gente che prende per oro colato tutto quel che il Falso Quotidiano pubblica, compaiono i commenti di alcuni utenti più seri che smontano pezzo per pezzo questo articolo veramente ridicolo.
    Ecco il punto: basta armarsi di un po’ di pazienza e si viene a sapere, prima o poi, se una voce che circola è una bufala oppure no; nel web qualcuno che ti fa le pulci lo trovi sempre, sui quotidiani tradizionali invece no.

  40. Cafonauta

    @Luca
    La cosa piu’ sfiziosa di questo girone infernale è l’uso di un vocabolario standard di questi poveri titolisti:

    Allarme
    Emergenza
    Scontro
    Bufera

    Continiuamo?
    Ma se già al primo giro si usano i paroloni elencati sopra, che si fa quando le cose si mettono veramente male?
    Insomma quello che mi colpisce è che la stampa “ufficiale” invece di attutire le stupidaggini, le amplifica a dismisura. Piu’ sono stupidaggini e piu’ vengono rimbalzate e ingrandite.

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