Chi ha sbagliato davvero

Condivido una cosa e dissento da un’altra, di quelle che ha scritto ieri sera Matteo Renzi. Dissento dalla tesi – con cui si difende dall’accusa di avere appoggiato una candidatura “poco renziana” – per cui l’elezione del Presidente della Repubblica non possa essere anch’essa un’occasione di rinnovamento di metodo e di annuncio di futuri diversi: un candidato “nuovo”, nel senso di nuovo per quel ruolo, non uno di cui si parla da anni e scelto con i canoni di sempre, si poteva e si può trovare. Se il problema con Franco Marini era quel che significava in termini di radicamento nella vecchia politica e nei vecchi sistemi di potere, quel problema valeva identico e forse anche maggiore con Romano Prodi. La cui scelta ha invece significato che ciò che non andava bene di Marini era il suo minore carisma personale – Prodi è molto apprezzato, e simmetricamente molto malvisto – e il fatto che a Berlusconi andasse bene mentre quella di Prodi no. Ma nessuno dei due era un candidato né unificante né promettente di tempi nuovi.

Condivido invece assolutamente la dichiarazione di sincerità e coerenza di Renzi, che ci tiene a far sapere che lui e i suoi credevano in Prodi presidente e lo hanno votato, e se non gli fosse piaciuto lo avrebbero detto. Non sarebbero loro, quindi, ad aver votato contro Prodi in segreto, insiste Renzi.
Però voglio aggiungere una cosa, su questo tema dei “traditori” che tanto conforta i veri sconfitti di ieri. La candidatura Prodi era una scelta palesemente divisiva, e i risultati lo hanno confermato: già all’uscita della riunione di venerdì mattina Franceschini confermava che molti temevano creasse una spaccatura. La responsabilità del suo fallimento sta tutta sulle spalle di chi non ha voluto cercare soluzioni meno rischiose, meno provocatorie nei confronti dei molti “nemici” di Prodi e scontenti di una simile proposta “conservativa”. E su quelle di chi si è illuso che questi dissensi fossero magicamente scomparsi non si sa come, e ha rimosso completamente la dimensione drammatica delle conseguenze se avesse fallito: e si sono viste.

Si dirà, e si dice, “ma allora potevano dirlo ieri mattina, se non gli piaceva!”. Ma siamo sicuri che potessero? Io non credo. Venerdì mattina, dopo il primo disastro Marini, la proposta Prodi e il convergere di consensi su questa sono suonati come un momento di catarsi e purificazione, di ritrovato accordo e ricomposizione, con una grande pressione popolare in questo senso (Prodi è molto più apprezzato tra gli elettori militanti, mentre tra i politici ha creato un sistema di fedeli prodiani e diffidenti anti prodiani). Chiunque avesse alzato la mano – in un voto palese – contro questa scelta che avrebbe vinto comunque, sarebbe stato bollato come distruttore di questa ritrovata unità e di questa via di uscita dal guaio. Se lo sarebbero mangiato, dentro e fuori. E venerdì sera, al fallimento della candidatura Prodi, sarebbe stato indicato come il primo responsabile: “traditore”, come si dice oggi, ma con un nome a cui attribuire il disastro, il suo. “Sono stati loro” (e questo avrebbe persino assolto il gruppo dirigente, forse).

Sono quindi d’accordo con Renzi, le cose si dicono a viso aperto. Ma penso anche che le cose vadano viste con schemi mentali meno superficiali e autoassolutori di “Traditori!”, e soprattutto penso che da grandi poteri derivino grandi responsabilità: il disastro di ieri sta tutto sulle spalle di chi ha deciso di promuovere quella scelta senza le valutazioni politiche e tattiche che avrebbe dovuto saper fare: Bersani, chi decide con lui, e in una misura anche su quelle di Matteo Renzi.

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20 commenti su “Chi ha sbagliato davvero

  1. almotasim

    Per me la cosa è semplice.

    Il PD non andava da nessuna parte senza allearsi o con Grillo o con B. E questa alleanza aveva il suggello nell’elezione di una persona non sgradita all’uno o all’altro. Con la scelta di Marini, il PD ha fatto una mossa decisa verso B. che però è stata sconfessata da più di 200 dei loro. Can la scelta di Prodi la mossa è stata se possibile ancora peggiore, perché era un calcio negli stinchi a B. senza essere un favore a Grillo. Una terza via incomprensibile, che aumenta il numero dei nemici e non diminuisce il numero degli amici. Come dice Andrea Scanzi, Bersani ha sbagliato tutto, ma proprio tutto, in questi tre giorni.

  2. Marco M.

    Quello che chiede Renzi è un atto di fede (dovete credere che tra quei cento non ci sono dei renziani perché ve lo dico io), ma, se si fa un banale calcolo statistico, è facile capire che non è andata proprio così. Fa parte della strategia politica che ha scelto, quella di porsi come il salvatore, il nuovo che avanza, senza macchia e senza paura, quello che pulisce il marcio della vecchia politica con una trasparenza di facciata. E quando non gli riesce, è colpa degli altri, dei poteri forti che gli hanno messo i bastoni fra le ruote pur di mantenere il proprio status quo e i propri privilegi di casta. Non sto dicendo che la responsabilità sia tutta di Renzi, che sia ben chiaro, se Renzi oggi può mangiare le carcasse del PD è perché qualcuno ce l’ha messe, quelle carcasse. O meglio, si è ucciso da solo lasciando le chiavi del partito direttamente in mano a Renzi.

  3. Chelios

    Alcune chiare, fresche et dolci obiezioni.
    Ho votato Renzi alle primarie e già questo mio dover specificare la cosa può far intuire il livello di schematismo che c’è nella testa dell’elettore medio del Pd.
    Comunque. Uno degli argomenti che si usavano per sostenere Renzi era: con Renzi si può vincere, non ti piacerebbe vincere?
    Ecco. Prodi ha vinto. Due volte. Il suoi governi sono poi finiti male, e, secondo me per le stesse cause per cui s’è rotto il Pd ieri. Quindi, da Renziano, ho portato Prodi come PdR perché protagonista delle uniche due vittorie della sinistra, perché fondatore del Pd, e mediatore.
    Ho sostenuto Prodi perché è un italiano d’esperienza nelle grandi istituzioni, come Monti, ma meno tecnico di Monti.
    Ho sostenuto Prodi perché quando si diceva che noi non volevamo rottamare la vecchia classe dirigente, mandarli via senza alcun riconoscimento alcuno, non eravamo maleducati, pensavamo toccasse semplicemente a noi, ecco Prodi mi pareva un buon accordo (accordo, sì, accordo perché la politica è fatta di accordi): genuinamente ci piaceva e pensavamo “chi è che non voterebbe Prodi?”.
    Ho sostenuto Prodi anche perché io non voglio trattare con gli impresentabili di B., che sono impresentabili davvero come avete scritto voi, e quindi se Marini non mi andava bene perché scelto con B. Prodi mi andava bene perché scartava B. che una nuova stagione della politica italiana andrà fatta senza B. su questo non ho mai avuto dubbi. Magari con gli elettori di B. ma di certo non con gli eletti di B. e dei titoloni de Il Giornale e Libero poco mi interesso, come per quelli dell’Unità o del Manifesto.
    Io pensavo ci fossero dei punti fermi nel partito, delle cose in cui tutti ci si poteva trovare, delle basi da cui partire e quelle basi per me erano Prodi in assoluto il più sottovalutato dei politici italiani, speriamo la Storia gli renderà giustizia. Avrei preferito dare la Presidenza della Camera e quella del Senato agli altri Partiti, magari.
    Mi piaceva anche l’idea di rendere onore a quell’esperienza di vittoria e di tentato cambiamento, a quell’obiettivo che nessuno dentro la sinistra ha mai raggiungo.
    Ma è evidente che non è così. E se già si sapeva, e se era una mossa “arrogante” proporre Prodi sapendo che una “parte del Pd” non lo voleva nascondendo dietro “il cambiamento” il classico narcisismo e calcolo politico del Pd, allora tanto vale schiantarsi tutti perché nel Pd non ci sono “anime diverse”, “divergenze d’opinione” o altro c’è proprio della Gente che non sa perché è lì o lo sa fin troppo bene.
    This is the way the World ends. Not with a whimper, but with a bang.

  4. Lowresolution

    Anche io non sono convinto della narrativa dei “traditori”. Il problema era che sia Marini che Prodi, per ragioni diverse, erano candidati difficili, e chi doveva farlo non ha creato il consenso politico per farli eleggere.

    Onestamente sono davvero basito dal suicidio politico del PD. Sul piano umano sono molto dispiaciuto per Bersani che è certamente una brava persona, ma ha compiuto clamorosi errori politici. Dalle primarie in poi non ne ha azzeccata una. Le sue dimissioni arrivano in ritardo.

    Il PD deve cambiare. Per il PD come per il Paese ora come mai è necessario un cambio generazionale. Per me tutto questo era chiaro fin dalle primarie, e non c’era bisogno che ce lo venisse a dire Grillo. Abbiamo avuto l’occasione e ci voleva un po’ più di coraggio. E’ lì che è iniziato il disastro. Si poteva cambiare, invece è stata scelta la conservazione. Nemmeno il rovinoso risultato elettorale è servito. Si doveva avere maggior onestà e aprire al cambiamento, ma si è preferito far finte di niente. Perfino gli otto punti sono durati una settimana. Non ci credeva nessuno.

    Personalmente speravo in una transizione più morbida, in un normale passaggio di consegne da una generazione a una nuova. Invece, in modo molto italiano, si è cercato di negare il cambiamento e di difendere lo status quo, dipingendo i “giovani” come monelli irrequieti, ingenui e inesperti che non hanno ancora capito come va il mondo, e non persone con una nuova visione e nuove idee.

    Ora il PD è allo sbando. Non si vede un progetto o una linea. Credo in gente come Civati, ma lo scenario al momento più pericoloso è la rottura, una guerra tra bande e la frammentazione.

    Grillo festeggia il collasso del PD. Il problema è che politicamente questa è una sconfitta anche per lui. Con un PD vivo e forte aveva un interlocutore con cui parlare davvero di riforme e di cambiamento, e trasformare e sue chiacchiere in risultato. Il problema è che Grillo è completamente accecato dall’odio personale per l’attuale dirigenza del PD da perdere di vista il quadro politico. Ora con un PD a pezzi è aperta una autostrada a cinque corsie per il ritorno al governo di Berlusconi. Altro che cambiamento.
    Forse Grillo sarà contento, raccatterà qualche altro elettore deluso, ma il molto probabile ritorno di Berlusconi non è quello che serve al Paese e quello che vogliono anche i suoi elettori.

  5. mashiro

    No, coi cazzi.
    Se sei un parlamentare della Repubblica e più in generale un Grande Elettore alzi la tua cazzo di mano e dici signori Prodi non va bene perché mi voglio alleare con Berlusconi o perché è meglio Rodotà o quel cazzo che vuoi.
    Se non la alzi e voti nel segreto dicendo no sei inadeguato e ti devi dimettere.
    Non ci sono terze vie o ti prendi la responsabilità delle tue azioni e delle tue idee o non sei adeguato e vai a fare dell’altro, per cavare le patate bastano le braccia non ci vuole il coraggio delle proprie idee.

  6. Pingback: Bersani si dimette

  7. stefloris

    Secondo me chi pensa che sia stata una congiura anche dei renziani è totalmente fuori strada.
    Questa è stata la prima vera scottatura di R. nella politica romana. Ha sostenuto apertamente un candidato che non rispecchiava il suo messaggio di rinnovamento, confidando forse nella sua statura, nel suo significato di unico vincitore del passato con un consenso nel paese che fu ben oltre i limiti del pd attuale, di elemento unificatore di un PD a rischio scissione, in quanto suo fondatore.
    Era totalemtente fuori strada, ha perso clamorosamente, e si ritrova in mano un partito deflagrato con cui sarà quasi impossibile riuscire a vincere le prossime elezioni. Il che per lui è un doppio problema visto che essendo visto come elemento esterno alla sx e al PD potrà farsi accettare ed evitare ritorsioni post voto solo portandola ad una solida vittoria.
    Per quanto mi riguarda continuo a pensare che Renzi sia l’ unico personaggio che può provare a risollevare il PD, ma ieri, come nelle uscite da due settimane a questa parte, ha dimostrato chiaramente che ha un disperato bisogno di persone competenti accanto a se, non yesman o ottusi partigiani, che lo aiuti nelle valutazioni.
    Il fisico per andare da solo, come è normale che sia anche se in molti avevamo sperato il contrario, non lo ha.

  8. palzan

    Caro Sofri, ma quali altre opzioni avrebbero potuto unire il PD più quella che candidava per il Quirinale il suo “padre” più nobile? Se un partito non riesce a trovare un punto di sintesi (un sussulto di appartenenza, un orgoglio di identità, un ritorno alle sue origini e alla sua stessa ragion d’essere) sul nome di uno dei suoi fondatori, per di più l’unico che ha battuto l’avversario storico (e qui ha pienamente ragione @Chelios), ciò non significa che ha deciso per una soluzione “divisiva” rispetto ad un’altra possibile scelta “unificante”. Le cose non stanno così, Sofri. Significa semplicemente che quel partito non è (non è più, o non è mai stato) un partito. E che i motivi per “stare insieme”, fin qui sostenuti talvolta anche in modo ipocrita, soccombono ora (e finalmente, io dico) rispetto quelle che spingono ognuno ad andare per la propria strada.

  9. odus

    In questi minuti -12,30 del 20 aprile 2013 – Enrico Mentana su la7 suffragato da Aldo Cazzullo in permanente postazione davanti a Montecitorio, visto che la Rita Levi Montalcini è purtroppo deceduta, pronostica un reincarico a Napolitano, 87 od 88 anni.
    Quando questi vecchi scompariranno definitivamente, chi mai salverà l’Italia?
    Mi spiace comunque per il tramonto (momentaneo?) della candidatura Bonino, sponsorizzata da L. S.
    In ogni caso, rispetto al “cambiamento” strombazzato dal PD dell’ex Bersani, era molto più innovatrice la DC quando eleggeva un 57enne come Cossiga rispetto ai vecchioni proposti dai nuovi innovatori.

  10. Vittu

    Su questa questione del PdR Sofri io non sono riuscito a capirla dal primo giorno. Di solito mi trovo assolutamente d’accordo ma a sto giro non posso nemmeno dire di essere in disaccordo, semplicemente non capisco qual’è la la sua posizione. Sembra quasi che attenda un segnale o qualcos’altro.
    Mi pareva di aver capito che volesse un presidente inciucista condiviso dai partiti, Marini lo era ma ovviamente non poteva andar bene. No, voleva un presidente che rappresentasse gli italiani, per quanto la cosa mi appaia secondaria (c’è un motivo se è eletto dai membri delle istituzioni e non dai cittadini), bene, Rodotà è invocato dagli elettori di 2/3 di questi, ma, a quanto pare, non va bene neppure lui.

    Ora, ci vuole molto a dire chiaramente che il vero impasse è sulla formazione del prossimo governo? i renziani e i dalemasessuali chiedono l’inciucio ma con modalità differenti, i giovani e Sel chiedono un governo di cambiamento, sta di fatto che non c’è un singolo parlamentare in quell’aula che in questo momento pensi anche solo lontanamente a ciò di cui ha bisogno questo paese.

    Becchiamoci il Napolitano 2, regaliamo le prossime elezioni a silvio e, ovviamente, la poltrona di prossimo presidente della repubblica, scritto in minuscolo stavolta.

  11. splarz

    Prodi è odiato dalla destra per motivi che spaziano dalla tifoseria spiccia alle balle sul cambio lira-euro. E’ apprezzato a sinistra perchè onesto, in tutti i sensi coi quali questa parola può essere intesa: in nessun senso può essere una candiatura peggiore di quella di Marini, dato che rappresenta l’antiberlusconismo più sano e la migliore (vecchia) politica. E’ lo stesso motivo per cui è nella top ten 5S.
    Dai, continuiamo a sforzarci di non capire nulla, che ce n’è bisogno.
    Quanto alle buone intenzioni di Renzi, rilancio le considerazioni matematiche di Marco M.

  12. Pingback: Perché Prodi era una buona scelta | Sutasinanta

  13. Fiandrino

    I cittadini iscritti al M5S attraverso le votazioni online per il presidente della Repubblica hanno proposto i loro candidati. Milena Jole Gabanelli e Luigi Strada hanno fatto un passo indietro perché fedeli al proprio mestiere. Stefano Rodotà accettando di poter diventare il Presidente delle Repubblica diventa di fatto il presidente dei cittadini. Il M5S resta fermo nel votare la scelta dei cittadini, cioè Stefano Rodotà.
    Continua a leggere sul blog di un minus habens…

    http://pagliablog.blogspot.it/2013/04/che-fa-il-pd-perche-no-rodotai.html

  14. C.

    Vorrei sapere perché si parla tanto di Renzi ma mai di Pippo Civati. Venerdì sera ospite a Otto e Mezzo ha detto molto chiaramente che Rodotà sarebbe diventato il PdR…quindi se si cercano “traditori” saprei dove guardare. Civati si candiderà come segretario del partito, by the way. Evidentemente sta già lavorando dall’interno con una non piccola corrente, il che in sé non avrebbe nulla di male. Solo che non lo fa apertamente e onestamente come Renzi, ma nell’ombra e nell’anonimato, forse anche perché è meno conosciuto. Ne vogliamo parlare?

  15. splarz

    Civati non aveva nessun interesse ad affondare Prodi, che ha proposto dopo la debacle su Marini. E apertamente ha detto che avrebbe votato Rodotà.

  16. scazonte

    D’accordo con mashiro. C’è un abisso fra come si è espresso il dissenso interno il primo giorno e il secondo giorno. Con Marini chi non ci stava l’ha detto e ci ha messo la faccia. Con Prodi no, ufficialmente non si sa chi sono i cento (cento!) che l’hanno impallinato. Mi spiace ma non hanno nessuna scusa: temevano di essere impopolari e additati come traditori? Ma guarda un po’ che strano eh?

    Capisco che un bravo politico deve sapere anche smarcarsi dalla “pancia” della base quando è il caso. Ma lo si fa spiegandosi in maniera aperta e convincente, non certo votando di nascosto al contrario di come si è dichiarato due ore prima.

  17. lorenzo68

    Bersani immenso.
    Non solo coadiuvato dall’altissimo D’Alema non ci ha capito nulla ma ha anche pensato di fare lo stratega.

  18. Lowresolution

    Va bene. Il PD e in particolare Bersani hanno sbagliato tutto.

    Ma anche alla luce di quello che si è visto ieri temo che in questo momento l’antipolitica sia il problema principale del Paese, ciò che blocca tutto. E il PD è spaccato proprio dall’antipolitica.

    E’ l’integralismo assoluto delle posizioni, in particolare di Grillo, che non permette nessun tipo di dialogo che blocca tutto e che impedisce perfino il normale e necessario dialogo democratico tra posizioni diverse.
    Fino a quando si tratta propaganda politica urlata da un palco è un discorso, quando entra in Parlamento e diventa programma e azione politica è un’altra cosa.

    In questo momento con questi numeri non esistono soluzioni e persone magiche. Bisogna ficcarselo in testa e pensare prima di tutto al Paese, tirarsi su le maniche e lavorare. Aizzare la piazza sul nome del Presidente della Repubblica è da irresponsabili. Chiudersi in un angolino senza parlare con nessuno e senza discutere e senza trattare su delle soluzioni condivise potrà piacere ai fanatici della piazza e del “sono tutti ladri”. Ma in questo modo si blocca tutto e a farne le spese è il Paese. Il M5S è in Parlamento, è parte del casino e del problema. Si prenda le sue responsabilità.

  19. Marzio

    19 APRILE 2013

    Quello che è accaduto in questi giorni rimarrà nei libri di storia, purtroppo. L’ultimo vero partito italiano è morto e non ci sono eredi.

    Ora spazio ai partiti personali, intestati a quello o a quell’altro leader, spazio agli assolo dei tenori con claque al seguito (cit. M. Gramellini).

    La Politica, per come l’ho intesa io, è iniziata con la lettura di Michail Gorbačëv e del suo libro del 1987, “Perestrojca”. Avevo 18 anni e quel libro mi fece innamorare dello strumento che le persone si danno per risolvere e decidere i problemi della collettività. E mi aprì al mondo degli ideali del socialismo, in tutte le sue declinazioni.
    Poi ne vennero molti altri, ma l’esperienza e la lettura di quel primo libro fu indimenticabile.

    Vidi poi con i miei occhi di ragazzino, nel 1989 quanto accadde nei paesi dell’ex blocco sovietico, narrati dall’allora inviata che indossava sempre un giubbottino viola Henry Lloyd e che, scoprii, si chiamava Lilli Gruber.

    La rivoluzione non violenta contro i regimi oppressivi dell’URSS.
    La complessità e l’articolazione delle società che vinceva sulle semplificazioni e le pianificazioni della politica comunista di allora.
    La non violenza aveva raggiunto, con questi accadimenti, la propria vetta più alta.

    Poi fui richiamato alla realtà vera delle cose con la prima guerra in IRAQ del 1991 e la fiducia nella risoluzione pacifica dei conflitti venne clamorosamente smentita. Per la mia generazione quella guerra rappresento la fine dell’innocenza; per 22 anni ero vissuto in un’epoca priva di guerre e conflitti e mi appariva realmente tragico e distonico il fatto di poter avere ragione sull’altro con la violenza delle esplosioni.

    La carrellata politica mi portò dal primo voto al PSI di Craxi che fece arrabbiare molto mio padre (…“ma come fai ad aver votato un ladro!”..), al PDS di Occhetto, ad Alleanza Democratica di Segni ed Ayala, fino ad arrivare alla storia più recente dell’Ulivo di Prodi, i DS, dell’Unione ed, infine, il Partito Democratico.

    Da sempre sono convinto che la politica, pur se cammina sulle gambe delle persone, deve rifarsi ad ideali di fondo, deve avere un retroterra dal quale pescare nei momenti di difficoltà e, soprattutto, deve poter essere scalabile. Deve cioè essere sempre possibile, in linea di principio, che un dato gruppo dirigente possa essere sostituito da un altro gruppo dirigente che abbia nuove e più intelligenti idee.

    Già le primarie di novembre 2012 mi avevano dato la percezione, come ho già detto, che il gruppo dirigente del PD fosse chiuso a qualsiasi ipotesi di alternativa a Bersani.

    E poi è arrivato il 19 aprile 2013.

    E li ho compreso che in Italia non esistevano più partiti per come li intendessi io. E la politica per come l’intendessi io.

    Io non potrò mai votare un partito o un movimento fondato sulle idee di una sola persona. Un partito o movimento che fa dell’insulto, del dileggiamento dell’avversario la propria principale arma. Un partito o movimento che se non ottiene ciò che vuole ricorre al denaro o alle sommosse di piazza, evocando Golpe o le baionette dei bergamaschi.

    È per questo che oggi saranno le ultime elezioni alle quali parteciperò come elettore.
    Spero vinca Debora Serracchiani ma temo che non avverrà. Ha dovuto lottare contro troppe cose.

    È ormai questo, un mondo politico che non mi appartiene più.
    È ora il tempo delle claque, io da ora in poi mi occuperò solo delle cose che credo di sapere fare bene.

    In fondo, se ciascuno di noi facesse bene il proprio lavoro, avremmo risolto più del 50% dei problemi che ci affliggono da così tanti anni, no?

    Buona domenica a tutti.

  20. Fagal

    L’elezione del presidente della repubblica palesa semplicemente una situazione di frattura che covava nel partito da febbraio (stuccata nel tempo ma la crepa si é ripaerta). Se si fosse agito in maniera più collegiale prima, senza scelte affrettate su alleanze discutendo ma decidendo senza troppo stallo, forse sarebbe stata la cosa più semplice e meno traumatica. Ci si é affidati ad un “uomo al comando”. Ma questo modus procedendi appartiene al partito di centrodestra (ofelè fa el to mestè). Mi pare poi che quanto accaduto sulle elezioni presidenziali renda evidente la necessità di una riforma costituzionale per l’elezione diretta del Capo dello Stato ed un assetto istituzionale molto diverso. Condivido quanto scritto sopra: la forma tradizionale del partito non esiste più. L’unica che é resistita fino ad oggi é il PD. Questo però pone il problema della democrazia parlamentare che ci é stata consegnata nel dopoguerra, strutturata sul partito come istituzione di raccordo tra i poteri pubblici ed il cittadino. E per decenni forse la centralità e funzionalità dei partiti ha mascherato la crisi dell’assetto istituzionale che non si poteva o voleva cambiere (ci si dimentica il numero di scioglimenti anticipati delle camere parlamentari….senza ponderare quello dei governi da pallottoliere che si sono succeduti). Pertanto solo passando da lì si svolta veramente. Anzi, proprio analizzando gli ultimi condidati alla presidenza della repubblica, si può comprendere tutta la crisi del sistema che si trascina da tempo.
    Prima Ciampi, un tecnico prestato alla politica, poi Napolitano, un senatore a vita che in quella fase storica non incideva. Nuovamente per il successore si sono proposti candidati “extraparlamentari”, Marini, Prodi, Rodotà. Chiunque purché non faccia politica attiva nell’istituzione parlamentare. La posizione può essere consona al M5S, a Scelta civica, ma non per i due partiti principali, in modo particolare per il PD. Quanto a Pippo Civati, degnissima persona e candidato a quanto desidera, solo un’annotazione: votare scheda bianca quando si deve decidere é un non decidere o rimettersi agli altri. E’ il sintomo del malanno.

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