È vero che quello che si è consumato è il fallimento del PdL, ma quello che sta succedendo – tutto quello che sta succedendo – ha molto a che fare col fallimento del PD, mi pare. Fallimento è forte? Chiamatela “debolezza”.
3 commenti su “Analisi in sintesi”
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Luca in poche parole hai centrato la questione, anche se non parlerei di debolezza per un pseudo partito e che non è altro che una corte del re sole, ma proprio di fallimento di un progetto – l’unione di FI a AN – e ancora mi chiedo come Fini non avesse a suo tempo “immaginato” che poteva finire così. Sul PD, queste ultime uscite di Bersani su Tremonti possono sì essere fatte per il gioco politico da parlamento, ma inducono secondo me molte perplessità nel teorico elettorato di riferimento, e poi non so tu che pensi, ma più passa il tempo e sarà forse anche per l’effetto Vendola, ma continuare a sentire e vedere Fioroni,Bindi,Letta, Marini!!! e company nel partito, ecco, non fa impazzire di gioia.
Stupirsi per la totale (to-ta-le) incapacità del piddì di gestire vittoriosamente l’ennesima crisi berlusconica, è un capolavoro di ingenuità. O di paraculaggine.
Già dal discorso del lingotto di Veltroni (e il contestuale killeraggio del premier Prodi) s’era bell’è capito come sarebbe andata a finire.
Non a caso Prodi da subito ne è stato fuori e forse è l’unico che può parlare ora di come si doveva curare l’agonizzante partito che non è mai stato.
Gli altri, ovvero quelli che hanno gongolato sul vuoto spinto di contenuti, sulle frasi retoriche, sui mille inciuci, sulle marianne madia, sui Carra, sui novelli nani e ballerini brutta e sbiadita copia di quelli craxiani, su organi dirigenti che dovevano essere ospitati da un palasport, infine sulla cosiddetta vocazione maggioritaria (di un partito che oggi fa il 20%), questi altri farebbero meglio a stare zitti, che ci fanno più bella figura.
Ecco.
umanesimo, ci fosse una volta che non concordo con te. Invece, sempre.