Quando cominciai, tardi, a scrivere per i giornali, una delle prime cose che proposi – si fa sempre così, quando si comincia e si è ignoranti e impreparati – fu su un argomento che mi sembrava di conoscere e che mi appassionava da più di un decennio, ovvero Il giovane Holden. E andai a intervistare una signora che per me esisteva solo come memorabile frase sul frontespizio dell’edizione italiana del libro, “Traduzione di Adriana Motti”.
L’intervista uscì nel 1999 su Diario, il settimanale che non esiste più, diretto da Enrico Deaglio. Motti fu molto simpatica, e mi affezionai ulteriormente alla traduzione, che nel tempo ha generato molti dibattiti, fino al rifacimento da parte di Matteo Colombo nel 2014, sempre per Einaudi (la primissima edizione italiana del libro, quella pubblicata col titolo Vita da uomo da Gherardo Casini, era stata tradotta da Corrado Pavolini con lo pseudonimo Jacopo Darca).
Alla fine dell’anno scorso Einaudi ha pubblicato in mille copie fuori commercio un lavoro incompiuto di Motti, Memorie di una traduttrice (a cura di Teresa Franco), assieme a una serie di sue lettere sul suo lavoro di traduttrice e di aspirante scrittrice, tutte molto spiritose. Dentro le sue Memorie c’erano alcune delle storie che poi raccontò a me, e in una lettera a Carlo Fruttero c’è un divertente passaggio su quelle scelte a proposito del Giovane Holden: divertente perché lei stessa si rende conto spiritosamente di essere stata un po’ plagiata dalla scrittura di Salinger.
Le mando la copia della lettera che ho spedita oggi a quel tizio americano di cui dovete sapere qualche cosa, quel tizio che ha saputo da voi che stavo traducendo il Salinger e che ancora un po’ e mi chiedeva di fargli la sua maledettissima tesi. (Come vede, Salinger fa scuola: parlavo male prima, si immagini adesso!) Dalla lettera vedrà i criteri che ho seguito nella traduzione. Tra parentesi, è finita e la sto battendo: per una volta tanto l’avrete in tempo, incredibile ma vero.
Quando leggerà la traduzione, vedrà che non ho potuto trovare una soluzione unica per «and all» e «phoney» e «and something» ecc. Impossibile. Ogni volta che mi pareva di aver trovato la parola giusta, mezza pagina dopo dovevo sballare tutto perché non funzionava piú. L’accidente che lo colga! Inoltre, devo dirle che tutti, indistintamente tutti (da Paolo Milano a Emilio Cecchi), sostengono che la traduzione di phoney è «fasullo». Stavo per scrivere a Battaglia per sapere se includerà la parola «fasullo» nel suo dizionario, ma è inutile, perché so già che ce la mette.
Allora tanto vale che qualche volta la usi anch’io, non le pare? Non ne ho abusato, comunque. Del resto, non diciamo tutti Fasullo quando vogliamo dire Fasullo?
Non so se sarà d’accordo su tutte le mie soluzioni. A me pare però che in italiano così venga bene, corra, e corrisponda parecchio all’americano. Ho faticato come un mulo dell’esercito, ma mi sono divertita moltissimo.
