Poi dice internet

Un lettore del blog mi ha scritto per mostrarmi il suo bel documentario sugli operai licenziati dall’industria Best di Montefano: belle facce, belle storie, bel finale capace di rappresentare con molta efficacia il fatto che i numeri di licenziati che ci arrivano come sottofondo dalle news sono persone, persone, persone vere. Il documentario era stato messo online su Vimeo, il miglior sito alternativo a YouTube per questo genere di servizio. Ho cliccato su dei link successivi, un po’ a caso, malgrado avessi appena letto sul New York Times un articolo di Evgeny Mozorov che diceva che oggi non si vagabonda più in rete, che si cercano le cose, si seguono percorsi obbligati, che non si “naviga” più. E sono finito su un altro video di alcuni mesi fa, in cui alcune persone dipingevano un aeroplano, arte credo. Era montato con una vecchia canzone americana molto svenevole, ne ero già innamorato dopo un minuto di ascolto, ma soprattutto quando lui ci mette tutta la voce che ha, al minuto 2.01. Ho usato Shazam sul telefono e ho scoperto che si chiama “Cry”, la canzone, e lui Johnnie Ray. Dice Wikipedia che la scrisse nel 1951 Churchill Kohlman il guardiano notturno di una lavanderia a secco, e poi litigò per anni con l’editore per tutti i soldi che ne vennero quando Johnnie Ray ne fece un successone. Poi la canzone arrivò fino nella colonna sonora di “Shutter Island” e su Johnnie Ray ci sarebbero da raccontare altre mille cose: e solo dieci anni fa non avrei mai saputo niente di tutto questo.

6 commenti su “Poi dice internet

  1. lasolitacosa

    magari per noi altri che stiamo ancora qui a non navigare,i links dei video in questione sono possibili da avere?
    internet=condividere,non solo navigare :D

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