Se ci fate caso, quasi mai si dà a un partito un nome che significhi qualcosa. Per il timore di perdere anche un solo voto, i partiti prendono sempre nomi assai generici, condivisi dalla stragrande maggioranza degli elettori. In America, per esempio, i due partiti si chiamano Democratico e Repubblicano. Ma quasi tutti i Democratici si sentono anche repubblicani e quasi tutti i Repubblicani si sentono anche democratici. In Italia i nomi più recenti sono stati Alleanza Nazionale, Margherita (o Democratici Libertari), Forza Italia, e adesso Partito Democratico. Nessuno che dica niente di particolare sulla propria linea politica. Si potrebbe obiettare che Rifondazione Comunista è più esplicito: ma i suoi aderenti non hanno più come obiettivo la creazione di un regime comunista, e quindi è ingannevole anche quel nome.
La Democrazia Cristiana, qualcosa diceva di sé. Ma cristiani siamo tutti, anche come modo di dire: e infatti ritenne di non chiamarsi Democrazia cattolica, che era troppo netto. Il termine democratico oggi approda quindi dal maggior partito del centrodestra del passato al maggior partito del centrosinistra del futuro. E anche la democrazia, non tutti la intendono allo stesso modo. Su internet molti sono convinti che la democrazia debba essere diretta: ognuno ha voce in capitolo su ogni scelta. Mentre la democrazia rappresentativa a cui siamo abituati prevede che ognuno abbia diritto a votare per dei rappresentanti che poi operano le scelte, salvo le occasioni straordinarie dei referendum. Insomma, a sentir noi, siamo tutti democratici.
Gazzetta dello Sport