Dal Palasharp all’Ariston

Io penso che la canzone di Roberto Vecchioni a Sanremo fosse molto brutta: imbarazzantemente didascalica nel testo, trombona, banale di una banalità pigra e povera, esempio tra i peggiori di un repertorio infantile noi-puri-contro-i-potenti-cattivi, imbarazzantemente paternalistica e demagogica. E penso che abbia guadagnato consensi esattamente per queste pigre ragioni: facile, demagogica, buona per pensare che il mondo fa schifo per colpa di certi cattivi e autoconsolarsi, utile a ricordare a una vecchia generazione i suoi vecchi tempi e a rifilare a una nuova generazione qualche slogan di quelli facili che da giovani ci piacciono tanto.

La premessa è per chiarezza, e va insieme a un mio vecchio amore per molte canzoni di Vecchioni e alla mia capacità di distinguere quelle da questa. Che in fondo è una canzone, e chissenefrega: capita di scriverne di brutte. Quello che invece mi pare più desolante è l’atteggiamento ingenuo e sventato con cui la sanremizzazione di una vecchia cultura artistica di sinistra sia stata da alcuni illusi equivocata per una colonizzazione di Sanremo da parte dell’arte e dell’impegno. Ieri mattina Gino Castaldo ha sostenuto che grazie alla canzone vincitrice a Sanremo è tornata la buona musica (rendiamoci conto). Ieri sera Gad Lerner ha avuto simili toni nel celebrare il buon Vecchioni, arrivando ad affrontare il valore civile della dedica alle donne di una vittoria al televoto. Altri di quella generazione hanno reagito allo stesse modo, ciechi rispetto all’essere stati digeriti non solo da Sanremo ma dall’Italia che altrimenti sostengono di disprezzare. Succubi di una cultura che da una parte contestano e dall’altra desiderano li accolga. Incapaci di vedere che esserne accolti significa scendere a patti con le sue mediocri misure. Sanremo non si è spostata di una virgola, sono loro ad esserci entrati con tutte le scarpe. E così nell’Italia di oggi: la cui cultura devastata si ricostruisce in nuovi luoghi e migliori, non entrando nei baccanali con le proprie clarks e pensando che i baccanali diventino per questo splendenti. Si esce con le clarks inzaccherate senza accorgersene, come quando qualcuno sostenne che la vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi fosse una grande vittoria per i diritti dei gay.

È abbastanza scemo che il terreno di competizione tra un’idea di sinistra e un’idea di destra sia stato spostato fino a Sanremo, misero terreno. Ma sommamente scemo è pensare che la competizione sia stata vinta dalla sinistra: ci si sono magnati.

Altre cose:

53 commenti su “Dal Palasharp all’Ariston

  1. piti

    Magari è vero, anzi è ovvio che una vittoria a Sanremo mimetizzerebbe nel Tutto fa (mediocre) spettacolo anche canzoni migliori di quella di Vecchioni.

    Però, l’anno scorso vinsero tutti i laghi e tutti i luoghi.
    Quest’anno vince che questa notte dovrà pur finire.

    Nonostante la banalità del testo e del contesto, sono convinto che sia meglio, da ogni punto di vista, quest’anno.

  2. Cippo1987

    Quoto l’assenza di significato nel giudicaer “vittoria di sinistra” quelal di vecchioni.
    Non quoto, quella sulla bruttezza della canzone.
    Credo, e sono troppo scientifico, che ogni cosa vada giudicata all’interno del suo insieme di appartenza. La canzone di vecchioni era al festiva e va giudicata sulla scala del festival.
    Preferisco un vecchioni, magari mediocre sulla scala assoluta, che vince sanremo buttando banalità come ” ci hanno ucciso il pensiero” che non i piccioni di Povia.

  3. Cippo1987

    Mi scuso per la grammatica,l’ortografia e la sintassi.
    Ho perso l’occasione di stare muto.

  4. guidodaleno

    destra e sinistra non esistono più. le clarks le portano tutti, una canzone decente lo è a prescindere se è vecchioni o battisti, povia è ignobile a prescindere da come si colloca.
    canzoni belle a sanremo ne sono passate, raramente hanno vinto. che quest’anno abbia vinto vecchioni e non i modà o albano, leggila come vuoi, ma è una bella e consolante notizia.

  5. Ozkar

    Ok, tutto giusto.
    Ma.
    Quest’anno è giusto dire “ha vinto la qualità” perché non c’era il trash, non c’era Emanuele Filiberto, persino Al Bano è riuscito a cantare un pezzo impegnato. Quest’anno “ha vinto la qualità” perché ha vinto un brano autoriale classico (e tra i giovani un musicista, non una bimba insipida o un diciottenne coi capelli strani). “Ha vinto la qualità” perché non hanno vinto i Modà, ci sei? Non hanno vinto i reality. Non ha vinto la De Filippi. Ha vinto, se vuoi, l’unica cosa che assomigliava a una canzone. E il ritornello si ricorda pure facilmente, il che non guasta.

    Poi, “Chiamami ancora amore” è piena di cose facili. La storia è semplificatissima. Il mondo è pieno di ingiustizie, stringiamoci nel nostro sentimento, perché da quello parte la rinascita. E’ perfetta come inno del Pd, se riesco a spiegarmi.

    Ma vivaddio, meglio queste banalità cantate con trasporto – e Vecchioni era quasi commovente, di certo commosso – che far l’amore in tutti i laghi, mi spiego? E poi contalo un premio alla carriera.

    No, guarda. Non mi pare che si possa gridare allo scandalo.

  6. alessandra

    io invece penso che tu abbia ragione. ero basita questa sera a sentire lerner che cercava nelle strofe di vecchioni e nel suo sanremo i segni di un nuovo corso etico. grottesco che se ne scriva seriamente. ma forse è vero che a forza di bunga-bunga uno cerca disperatamente qualcosa di buono anche dove di buono c’è poco o niente.

  7. pascuccio

    Gianni Morandi – Massimo Ranieri – Roberto Benigni – Roberto Vecchioni: la lunga marcia nel nazional-popolare per la conquista dell’egemonia nella sua più pura accezione gramsciana. Altro che clarks inzaccherate…

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  10. pizzeriaitalia

    Per afferrare compiutamente ciò che Luca scrive, e ciò che intende ma non scrive, avere qualche capello imbiancato può essere di aiuto: il solo mettere le parole SANREMO e VECCHIONI nella stessa frase è già un azzardo. Aspettiamo De Gregori.

    L’inviato della pagina musicale scrisse:
    “Tutto è stato pagato”.
    Si ritrovarono dietro il palco,
    con gli occhi sudati e le mani in tasca,
    tutti dicevano “Io sono stato suo padre!”,
    purchè lo spettacolo non finisca.

  11. riccardo r

    E se fosse invece che l’Olanda di Cruijff è arrivata a vincere contro l’Argentina di Maradona? (naturalmente per come vedo io entrambe)

  12. giach

    Senza buttarla in politica, la canzone vincitrice era imbarazzantemente simile a “gli amori” di toto cutugno (ma un po’ peggio)

  13. Gabriele Farina

    Daccordo che la vittoria di vecchioni non sia un simbolo di riscossa della sinistra.
    Meno daccordo sulla bruttezza del pezzo, che senz’altro non si avvicina ai migliori del professore ma non è in realtà per niente male, musicalmente (per quel poco che capisco di musica) e dal punto di vista del testo (del significato del testo).
    Ci vedo anche una piccola speranza di ripartenza…
    Qui il mio pensiero articolato per punti http://www.soloparolesparse.com/2011/02/i-10-motivi-per-cui-sono-felice-che-roberto-vecchioni-abbia-vinto-il-festival-di-sanremo/

  14. pifo

    Riflessione, quella di Sofri, davvero interessante.
    Credo che sia un altro indice della disperazione politica nella quale siamo caduti.
    La nostra assoluta incapacita’ di elaborare una credibile e percorribile strategia di uscita da questa situazione, ci porta ad “attaccarci” a qualsiasi piccola cannella d’aria, pur di respirare e sperare.
    Ben conficcati in fondo alla miniera non possiamo fare altro che attendere i “soccorritori” e immaginare che i Vecchioni, i Benigni, i Fazio, i Moretti, i Saviano … ne siano le avanguardie.

  15. ilbarbaro

    Io ricordo un Vecchioni da sempre didascalico, trombone, pigramente e poveramente banale, infantile, paternalistico e demagogico e le otto canzoncini citate giorni fa non sono proprio da ricordare. Ricordo in particolare un concerto al Tendastrisce quando ancora era sulla Colombo in cui si abbandonò a una tirata contro Robinson Crusoe e l’illuminismo britannico, Crusoe esempio di protoschiavista e consumista. Il biglietto costava 20000 lire per un posto in cima alle gradinate, quando qualche settimana prima per sentire Edoardo Bennato in uno stadio abruzzese ne erano bastate 2000. Vecchioni a Sanremo? Vecchiume mai stato nuovo.

  16. Pietro Bellomo

    Difficile commentare qualcosa che non si è letto o visto (mi riferisco alla trasmissione di Lerner o alle parole di Castaldo).
    Ma se c’è stato da parte loro una sorta di compiacimento un po’ patetico per la vittoria di Vecchioni come “riscatto dell’Italia per bene”, è un riflesso loro e solo loro. Eviterei di considerarlo un atteggiamento comune,
    Io non ho visto o letto tutto questo. Mi sembra un riflesso condizionato dall’incubo del radical-chicchismo, diffuso a sinistra, come facile sparuacchio da ostentare a destra.
    Non ho ascoltato proclami da parte di Vecchioni,il quale mi è sembrato invece saggiamente disincantato e “leggero”, non ho letto teorizzazioni dottamente sociologiche sullla “svolta epocale” e sulla “fine del berlusconismo”.
    Al contrario noto questo riflesso. tutto intellettuale, di terrorizzato mettere le mani avanti…”Oddio, non è che ancora una volta ci stiamo illudendo che le cose stiano cambiando, e poi….”. E lasciamo stare il povero Saviano, che andrebbe giudicato solo per quello che dice e fa, e non per il suo essere presunto “nuovo maitre a penser” della sinistra, mentre è certamente un comodo parafulmine per una destra sempre a caccia di bersagli.

  17. mico

    Sanremo è una specie di second life ispirato all’Italia, in qualche modo ci somiglia, ma più che altro ci scimmiotta. Comunque è una caricatura del reale che poco ci somiglia.
    Quando i miei guardavano Sanremo io ascoltavo i Rolling Stones sulla fonovaligia Lesa, non vedo perché dovrei guardare Sanremo adesso e considerarlo rilevante. In fin dei conti sono gli stessi nomi.
    La psichedelia cominciava a cedere il posto al prog e dalla sala arrivava “se bruciasse la città”, c’erano Ranieri e Morandi (OK, era Canzonissima, ma è uguale), era il 1969. Di qua suonava Hendrix, Led Zeppelin (whole lotta love), Family.
    Sanremo era musica straniera.

  18. Maya

    Anche secondo me la canzone di Vecchioni è brutta. E non era nemmeno il meno peggio, dal punto di vista musicale.
    Però, sebbene non lo condivida, trovo comprensibile l’atteggiamento di chi vi vede un barlume di speranza. Cioè, di questi tempi davvero ci si accontenta di poco, vista la situazione.

  19. Carlo M

    lo snobismo che impedisce alla sinistra di farsi maggioranza nel paese è sintetizzato perfettamente da questo post di luca sofri. alla fine della dotta analisi si finisce per paragonare sanremo all’isola dei famosi, più in là non si riesce proprio ad andare. come se i gusti musicali fossero lo spartiacque fra il bene e il male. la canzone di vecchioni è brutta (ipse dixit), e vecchioni stesso è brutto, scaduto, svilito, perché è lui che si è fatto inquinare da sanremo (ovvero dall’isola dei famosi) e non il contrario.
    continuiamo così, facciamoci del male.

    proprio non si riesce a cogliere il senso di sanremo, il significato di un festival della canzone popolare. si denigra sanremo perché non è glastonbury o woodstock, e si disprezzano i vecchi cantautori che vanno a sanremo perché “Incapaci di vedere che esserne accolti significa scendere a patti con le sue mediocri misure”… terrazzismo puro, da far accapponare la pelle.

    sanremo non è fatto per accogliere nick drake o sufjan stevens, è un festival di musica popolare italiana, quella che discende dalla canzone napoletana e dall’opera e che si semplifica nella canzonetta melodica, che può anche non piacere per carità, ma che fa parte della nostra cultura. sanremo discende della nostra cultura musicale, e non capirlo significa non capire nulla della tradizione musicale italiana. sanremo non è glastombury perché glastombury è lo spettacolo del rock anglo-americano, e si svolge nella campagna inglese, in mezzo al fango, con i rocchettari in tenda che tracannano birra, ed è bellissimo lì dov’è. mentre sanremo è a sanremo, al teatro ariston, con i fiori della riviera e le signore e i signori a cui piace gianni morandi. roba da vecchi? da ignoranti? da gente con gusti “sbagliati”?
    vecchioni ha fatto benissimo ad andare a sanremo e a mescolarsi alla sua folla; si è dimostrato molto più intelligente dei soloni schizzinosi che guardano sanremo dal di fuori col sopracciglio alzato. se la sua canzone sia bella o brutta è solo una questione di gusti, ovvero un aspetto del tutto marginale.

  20. turycell

    La canzone di Vecchioni non mi è piaciuta molto, come non mi piace molto nessuna delle sue ballate strazianti: preferisco le robe più veloci come “Stranamore” e “Voglio una donna”.

    Mi è piaciuto molto però il suo entusiasmo durante la premiazione, era veramente contento. Magari fingeva come i “talenti” di Amici che vincono Sanremo senza fare una piega, magari no; però mi è piaciuto.

  21. Esau Sanchez

    Certo, non vi va bene mai niente. Vincono quelli di “Amici” e siamo alla deriva culturale. Vince Vecchioni e siamo alla cultura alla deriva… che noia!

  22. ilse

    Quello che scrivi è tutto vero: in televisione banalità su banalità, concetti che daremmo volentieri tutti per scontati e volentieri passeremmo oltre. Ma la questione è sempre quella: mentre noi ci ascoltiamo la musica che ci piace e le canzoni che ci piacciono e che solleticano al punto giusto la nostra sensibilità culturale, mia suocera guarda Iva Zanicchi e poi va a votare! Che vogliamo fare? Vogliamo provare a “colonizzare” le schifezze che guardano masse di votanti? Io dico che ne vale di nuovo la pena. Oppure ce ne resteremo per sempre nel nostro mondo dorato, colto e sempre più inutile: una riserva indiana di brave persone di sinistra con meravigliosi ideali che non incidono nella realtà

  23. Massimo

    Siamo in un paese libero. Possiamo amare o detestare Vecchioni come Povia. Far passare però da queste scelte la discriminante destra/sinistra o, ancor peggio, bene/male non è da paese libero. E’ da paese demente. Ha ragione il Nostro Ospite.

  24. diegoghi

    ma poi scusate, se gli Scanu/Carta/Emma/Nathalie/Giusy ecc ecc vendono su iTunes, riempiono le serate (a pagamento, che gratis alla sagra della salsiccia son capaci tutti), hanno schiere di fans, perchè mai non dovrebbero vincere il Festival? Aboliamo il televoto e facciamo giudicare da una giuria di aristocratici? Benissimo, ma fino ad allora non capisco perchè si dovrebbe gioire perchè “è stata fermata l’onda dei reality”. Dove altro si trovano, oggi, migliaia di ragazzini urlanti che spendono (suonerie, sms ecc) per i loro idoli?

  25. dalecooper

    Vi dispenso un po’ di giudizi assertivi.
    Sanremo quest’anno e’ stato ottimo, musicalmente e come evento. Non accadeva da secoli.
    La canzone di Vecchioni era la piu’ brutta insieme a quella della Tatangelo.
    Vecchioni e’ stato ruffianissimo ad ingraziarsi in modo esplicito il pubblico di riferimento e l’orchestra. Operai, studenti, uniti nella lotta, ce stanno a rubba’ er futuro, le donne. Un volantino, musicato noiosissimamente.
    La musica pop ed i volantini stanno agli antipodi della comunicazione, ma il cortocircuito identitario del Popolo-dell-sinistra-TM fa che si confondano da sempre, da secoli.
    Sofri snobba Sanremo, e fa male (ma fa anche quello che gli pare, credo).
    Bersani ha sdoganato Sanremo, ergo, va seguito. Non capire, ma adeguarsi.
    La meglio canzone era quella di Al Bano, quella si di sinistra.
    Menzione per La Crus (meglio in duetto).

  26. Urlo

    La televisione fa cultura (soprattutto in Italia) e se c’è qualcosa di un pochino più pedagogico e diciamo migliore (per essere brevi) rispetto a quello che viene quotidianamente propinato al grande pubblico, anche se non all’altezza degli standard di questo blog, penso che ciò vada accettato con gioia.

    Benigni a Sanremo, a Vieni via con me, Saviano e Fazio a Vieni via con me e altro, sono eventi e cose importanti che rendono il grande pubblico più consapevole, creano un’identità condivisa alla quale fare riferimento, fanno e creano cultura. Così come i culi, ma, si converrà, è meglio la prima dei secondi. O meglio, è meglio sia più presente la prima dei secondi.

    E credo sia giusto e legittimo compiacersene, soprattutto oggi.

    Poi certo, ci si lamenta in ogni caso: se i giornali sono cialtroni e mettono i culi nelle colonne di destra dei propri siti o se fanno campagne demagogiche in favore delle donne o per la libertà d’espressione. Oppure quando non ci sono intellettuali a far sentire la propria e voce mentre quando poi lo fanno non andava bene cosa hanno detto o come lo hanno detto, che ancor peggio.

    Ma perchè non riusciamo a goderci con più leggerezza questi momenti?

    Siamo come l’Inter, squadra di sinistra per eccellenza.

  27. Hytok

    Il brano che mi ha emozionato davvero è quello dei La Crus, concordo sul giudizio di Lca sul brano di Vecchioni.

  28. reta

    concordo sulla banalità del brano. ho trovato poi irritante la dedica alle donne. non si poteva fermare alla moglie? solo io mi ricordo donna con la gonna? voglio una donna con la gonna basta che non legga freud. pigliala te quella col cervello…pigliala te la barricadera che non c’è mai la sera? è ironia? assomiglia molto alla battute di berlusconi.

  29. mdr

    Anche io penso che la canzone di Vecchioni sia brutta, ma credo anche sia onesta, e, almeno nelle intenzioni, portatrice di un messaggio buono e giusto, e pure questo vale qualcosa. Penso quindi che Vecchioni non abbia abbassato il proprio standard per incontrare il pubblico di Sanremo, ma che piuttosto non sia riuscito (sebbene lui sia convinto del contrario) a fare una bella canzone.
    Il compiacimento di Lerner è forse fastidioso, ma è del resto comprensibile che la vittoria di un cantautore milanese di sinistra possa strappare un sorriso al giornalista milanese di sinistra che per primo ha sentito i versi della canzone.
    Invece trovo francamente insopportabile lo snobismo del Post.
    Non ha senso che anche settimana scorsa abbiate messo in piedi la social tv su Ballarò e Annozero, come se questi fossero degli spettacoli migliori (lasciando stare il livello del confronto politico, i pezzi comici di Luca e Paolo erano superiori alle vignette di Vauro e alle invettive di Crozza); insomma, perché Sanremo no, quando poi vi beate di ogni americanata possibile, dal Super Bowl ai Grammy? Perché quelle pacchianate sì e questa no? Per chi si occupa di comunicazione, può forse avere qualche interesse un programma che catalizza 15 milioni di persone e che colonizza i palinsesti per una settimana.
    Adesso non si vuole inzaccherare le clarks nel baccanale (sic) che è Sanremo, ma che nel terreno della comunicazione e del marketing spinto vi si combattano anche le battaglie politiche, lo si sa da tempo, non è una novità: lo fate notare voi per primi. Tenendovi assolutamente fuori da Sanremo non vi ponete nella dialettica appena vituperata “noi-puri-contro-i-potenti-cattivi”, nella sua variante “noi-di-gran-gusto-contro-il trashume-televisivo”?
    Credo che un compromesso tra qualità e grande pubblico non sia solo auspicabile, ma persino possibile: l’ha dimostrato Benigni per l’ennesima volta. Trincerarsi dietro l’incontaminata raffinatezza dei propri gusti non porta lontano. I termini usati: “essere stati digeriti”, “succubi di una cultura”, “misero terreno”, “ci si sono magnati”, sono testimoni di una volontà di isolarsi da una cultura che si sente non solo altra ma anche incommensurabile, e allora hanno ragione quelli che a ogni occasione tirano in ballo torri d’avorio e presunti radical chic.
    E poi: sarà meglio un patetico blob delle litigate dei politici con la colonna sonora di Nuntereggae più; o una lettera di Gramsci contro gli indifferenti, recitata a dodici milioni di indifferenti?

  30. biagio67

    Una cosa è certa: dopo Vecchioni e Battiato il prossimo anno a Sanremo arriveranno anche Venditti, Pino Daniele e Lucio Dalla. Nel 2013 De Gregori e Guccini.
    Sempre che il prossimo anno non si avveri la profezia Maya per cui si finisca tutti, noi, loro, gli altri, Albano, Bersani, Castaldo e Assante in una eterna Sanremo celeste…

  31. paolo.cosseddu

    Con certa gente davvero è impossibile capirsi. Qui non si discute di cultura popolare contro cultura d’elite. Qui si discute di cultura morta contro cultura viva. Sanremo è morto, culturalmente parlando, da almeno vent’anni: andatevi a vedere le vendite dei brani in gara. C’è una cultura popolare, là fuori, nel mondo, che è fatta meglio, è più divertente, è più intelligente, ha più successo, e ciò nonostante è pur sempre popolare. Una puntata di Lost è cultura popolare, fruibile ovunque nel mondo. Ed è molto meglio di qualsiasi Sanremo. E’ possibile rendere Sanremo avvincente come Lost? Probabilmente no. E allora perché infilarcisi? Forse perché sono queste le categorie su cui molti si sono sclerotizzati, pigramente e testardamente spaventati da quel che sarebbe per loro faticoso imparare di nuovo. Pensano di cambiare questo Paese tifando per un vecchio cantautore che si impone in un vecchio festival? E che cazzarola di cambiamento è? Comunque, si accomodassero, ché sta funzionando proprio benone.

  32. Carlo M

    scusa paolo, ma che sanremo è morto lo dici tu. sanremo è tutt’altro che morto. a te non piacerà ma è vivissimo. lo danno per morto da vent’anni, questo sì, ma poi ogni anno monopolizza l’audience televisiva. strano davvero. e poi che cavolo c’entra lost con sanremo? “lost cultura popolare fruibile ovunque nel mondo”… diobono. beh il mondo sta davvero messo male, mi tengo sanremo grazie, che è molto meglio di quella cagata di lost (se proprio bisogna accettare ‘sto assurdo paragone). si dice che sanremo è “vecchio”, forse nel senso che piace ai vecchi? e anche se così fosse che cosa c’è di male? piacerà anche a te quando sarai vecchio, e i tuoi nipoti ascolteranno musica marziana.

  33. dalecooper

    Ahem, Carlo M, dopo il “cagata di Lost”, ti ho denunciato alla psico-polizia. Lost e’ immenso.
    Ci tengo poi a dire che Sanremo non e’ affatto morto. Sanremo, anzi, rinasce ogni anno: puo’ farlo in maniera orrida o fertile; quest’anno e’ stato fertile. Le canzoni erano quasi tutte belle e “la squadra” morandiana ha funzionato alla grande.
    Io ho anche riabilitato Giusi Ferreri, pensa un po’.

  34. Esau Sanchez

    @ paolo.cosseddu. Sanremo morto, Lost vivo? Ma che dici? Sanremo è seguito da una media di dieci milioni di spettatori, Lost su RaiDue è stato un flop. Che poi sia una grandissima serie, siamo d’accordo ma, almeno in Italia, è roba di nicchia, e su questo non ci piove.

  35. ilse

    bella discussione … ma intanto mia suocera continua a guardare rai uno e canale 5 e votare per berlusconi

  36. pascuccio

    quoto in toto mdr.

    @biagio67: se nel 2013 a Sanremo andranno Guccini e De Gregori (insieme a Vecchioni, Dalla, Venditti e compagnia cantante) vorrà dire che avremo vinto (altro che “ci si sono magnati”), perchè avremo finalmente ricomposto il lutto della morte di Tenco a Sanremo nel ’67 e potremo (ri)cominciare a parlare al paese, normalmente, senza il piedistallo del minoritarismo d’élite o la gabbia del minoritarismo da martiri.

    Ricordate Gramsci: vince chi conquista l’egemonia sul nazional-popolare…

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  38. diegoghi

    @pascuccio: Gramsci avrà vinto se
    1) nel 2012 le mummie che tu citi (con rispetto,eh, ma Afterhours, Marlene Kuntz, Giovanardi, Dente, Le Luci della centrale elettrica ci fanno così schifo?)andranno a Sanremo
    2) gli ascolti rimarranno uguali e non si dimezzeranno
    3) la de Filippi non farà una controprogammazione a base di Scanu e Modà, sotterrando il festival
    Se le tre condizioni si verificheranno tutte insieme, allora sì che l’egemonia bla bla bla..

  39. Maya

    ma infatti, basta mummie, va beh che siamo un paese di vecchi ma se dobbiamo sognare almeno sogniamo giovane (che poi i Marlene, Giovanardi e gli After non è che siano proprio giovani… sono giovani giusto in Italia)

  40. Marzio

    Avanti così.

    Con con questa terribile puzzetta sotto al naso.

    Non posso che quotare “integralmente” quanto ha detto Carlo M.

    E’ San Remo e per me la canzone di Vecchioni è stata carina ed orecchiabile. Ed ha vinto per questo. Non certo perché il pubblico ha analizzato ontologicamente i significati del testo.

    A me è piaciuto San Remo. Mi è piaciuto il Gianni Morandi imbranatissimo. I sorrisi a comando di Belen. Luca e Paolo.
    E Roberto Benigni. E pure la poesia stonata di Tricarico. Anzi, moltissimo la poesia stonata di Tricarico.
    Per qualche giorno c’è stato un evento che ha unificato culturalmente il Paese e lo ha un po’ rasserenato.

    Viva la nazionalpopolarità e viva San Remo. E viva Roberto Vecchioni e la sua contaminazione colta.

    Ciao

    Marzio

  41. albertog

    se ho capito bene finora: Sanremo ha valore in quanto spettacolo, un po’ meno come cassa di risonanza dell’industria discografica italiana. visto che si presenta come festival della canzone italiana, qualcuno storce il naso (che non necessariamente significa arriccia). ma la canzone italiana di maggior valore è in grado di reggere anche lo spettacolo televisivo, o questo è il massimo di contaminazione musica/tv che ci possiamo aspettare?

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  43. elisa

    Io non l’ho pensata nemmeno un attimo una vittoria di sinistra, mi è piaciuta da subito perchè ci ho sentito l’amore, l’amore per le donne, e quando l’ha ribadito alla vittoria era superfluo, io l’avevo già colto anche fosse solo nel tono del canto. Come hanno detto prima di me è un bel passo avanti dopo “tutti i luoghi tutti i laghi”.
    Musicalmente preferivo il raffinato brano di La Crus, nel complesso L’Alieno di Madonia e per la riffata e la voce così fuori dalle altre Giusy, ma mi è piaciuto vincesse l’amore perchè intorno girano solo storie di sesso, di soldi e di escort..l’amore è trasgressione oggi.

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