Deroga oggi, deroga domani

In una chiara e poco elusiva intervista a Concita De Gregorio, sabato il sindaco di Torino Piero Fassino ha usato un argomento frequente e baldanzoso contro il limite dei mandati parlamentari chiesto da molti che ritengono che un ricambio delle classi dirigenti sia buona cosa.

«Se avessimo avuto il limite a 2 mandati Napolitano non sarebbe presidente della Repubblica»

Sul tema, e sulle buone ragioni della proposta era stato molto efficace Giuliano Pisapia, in una precedente intervista con De Gregorio. Ma mi fermo invece sull’argomento di Fassino per mettere a verbale quanto sia suggestivo e insieme fragile. Quel che dice Fassino implica che esistano persone insostituibili, e se è del tutto condivisibile la stima per il presidente Napolitano e per il modo in cui ricopre il suo ruolo, è chiaro che non possiamo considerarlo condizione imprescindibile per il funzionamento della democrazia. Quella che Fassino propone è di fatto una norma ad personam, in una logica per cui allora avremmo dovuto anche consentire una deroga alla ricandidatura di Chiamparino se pensassimo che è stato un buon sindaco di Torino, o consentire alle giunte sarda e romana di violare le norme sulle quote rosa nel momento in cui avessero dimostrato la qualità dei loro componenti maschi. Non è sulle straordinarie qualità dei singoli che si stabiliscono le regole, ma sulla valutazione della norma. E non possiamo pensare che il paese dipenda da persone uniche.
Ma aggiungo un’altra cosa: se Fassino si prende la libertà di usare un dato soggettivo e opinabile (la valutazione positiva su Napolitano), chiunque abbia un’opinione diversa può allora accusare il limite dei due mandati di aver prodotto una scelta sbagliata, o addirittura di aver impedito scelte migliori: chi ci garantisce che il limite non ci avrebbe offerto un presidente della repubblica di addirittura maggiore qualità e soddisfazione?
Non è sui casi singoli e sulle opinioni personali che si fanno le scelte giuste: si fanno sui fatti, sui dati, sui macrofenomeni, anche quando conoscono delle eccezioni. La maggiore età a 18 anni non prevede deroghe per chi dimostri – e ce ne sono eccome – precoci maturità (o tardive): e senza concedere deroghe al minimo dei 25 anni in parlamento ci siamo senz’altro giocati dotati e capaci giovani politici migliori di certi che abbiamo ora (magari un piccolo Napolitano). E sapete che cosa abbiamo deciso di fare, invece? Abbiamo deciso di stabilire buone regole generali e di rispettarle, senza trucchi.

Altre cose:

48 commenti su “Deroga oggi, deroga domani

  1. uqbal

    Per essere Presidente della Repubblica non serve essere parlamentari, basta essere cittdini italiani nel pieno dei loro diritti e con almeno 50 anni di età.

    L’argomento di Fassino è sbagliato ab origine.

  2. Carlo M

    oltre a non aver avuto napolitano come presidente della repubblica italiana, oltr’alpe non avrebbero avuto mitterrand come presidente della repubblica francese.

    onestamente io penso che il limite dei due mandati (così come le quote rosa) sia una maiuscola cretinata, dettata dal goffo tentativo di inseguire una malposta idea di rinnovamento e democrazia.

    se un politico che ha compiuto anche due o tre o quattro mandati intende ripresentarsi di fronte ai suoi elettori, per chiedere loro di rinnovargli la fiducia, non vedo perché non lo possa fare. se lui è convinto che gli elettori credono ancora in lui è giusto e sacrosanto che possa ripresentarsi.

    saranno poi gli elettori stessi a decidere se costui deve o non deve continuare la sua esperienza politica nelle cariche elettive. lo giudicheranno sulla base del suo operato e decideranno se ha operato bene o no.

    la cosa veramente importante (e sottolineo importante) è introdurre nel percorso di selezione dei candidati strumenti come le primarie, aperte il più possibile, che consentano a personalità nuove ed emergenti di sfidare ed eventualmente rimpiazzare (se gli elettori lo vorranno) chi fa politica da più tempo.

    usando come metro la vita politica, chiedere ai “vecchi” di farsi da parte per lasciar spazio ai “giovani” è semplicemente puerile. dare invece ai giovani la possibilità di sfidare i vecchi è cosa saggia, buona e giusta.

  3. werner58

    Quoto pienamente Carlo M. La politica non è una cosa per femminucce, anche se può benissimo essere per femmine (ci sono paesi conciati ben peggio del nostro in quanto a condizione femminile media in cui politici donna hanno saputo raggiungere le posizioni di massimo potere). Non capisco perchè dovrei prendere ordini da qualcuno che non è neanche stato capace di conquistarsi il suo seggio battendo tutti gli altri avversari su un piano di parità, e non anche grazie ad una percentuale che andava riempita o a pensionamenti obbligati a cui bisognava ottemperare. Certo, bisogna che tutti partano per l’appunto da un PIANO DI PARITA’, ma questo alla fine devono esigerlo gli elettori dai loro partiti, non si può crearlo per decreto. Le tipine come Golda Meir, Susanna Camusso o pure la povera Rosibindi nel suo piccolo, che sono quelle di cui abbiamo bisogno in politica, non hanno bisogno di quote rosa: i loro posti sanno prenderseli da soli, e Dio aiuti chi se le trova davanti….

  4. piccoglio

    Quello di Sofri mi pare uno straw man argument. Fassino non ha detto che Napolitano è “condizione imprescindibile per il funzionamento della democrazia”: piuttosto, che la democrazia funziona anche grazie al contributo di politici esperti. Certo in Italia c’è un problema di accesso dei giovani (o dei non vecchi) alla politica; ma pensionare uno statista dopo dieci anni è controproducente. Conoscete voi forse qualche paese dove non ci siano politici di lungo corso? O qualche azienda che assuma manager solo se sono privi di esperienza?

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  6. almotasim

    Fermo restando che il tetto al numero di cariche ha giustificazioni diverse da quelle delle quote rosa, sono stranamente d’accordo con Sofri.
    Innanzitutto, come dice Mark Twain, “i politici sono come i pannolini: vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo”: esiste un naturale ed inevitabile processo di abitudine al potere e ai privilegi che cambia e snatura le migliori intenzioni dei politici più onesti, e per ogni eccezione di politico anziano e puro che voi mi mostrate, io vi indico una maggioranza di politici anziani e avidi, incollati alla poltrona e pronti a qualunque compromesso per rimanerci.
    In secondo luogo, è ingenuo pensare che le elezioni le si vinca per meriti personali. Le elezioni le vincono coloro che riescono ad organizzare dietro a sè le lobby più ricche e potenti (legali ed illegali, dalla Chesa all mafia passando per CL o per la Fiat). E le lobby si abituano volentieri alle persone con cui in passato hanno lavorato bene, ed è nel loro interesse continuare a lavorarci.
    Terzo ed ultimo ragionamento, tra camera, senato, parlamento europeo, governo e presidenza della repubblica, due mandati da 5 anni in media ciascuno, stiamo parlando di 50 anni di carriera politica ininterrotta. Non basta anche per un grande vecchio come Napolitano?

  7. Svalbard

    La prima cosa che ho pensato, leggendo l’articolo, è stata: ma questo (Fassino) di che parla? Dato che infatti le cose stanno come ha scritto Uqbal, del resto anche Ciampi non mi risulta sia mai stato parlamentare (solo presidente del consiglio, nominato peraltro in una situazione di emergenza).
    Sull’argomento penso che, in una democrazia ideale e perfetta, avrebbe ragione Carlo M. Nel nostro discutibile minuscolo meschino specifico, ha invece purtroppo ragione Almotasim.

  8. kook

    Se Fassino pensa che la capacità del Parlamento di riconoscere le doti del Presidente della Repubblica non sarebbe potuta emergere dopo soli due mandati parlamentari dell’On. Giorgio Napolitano ha evidentemente un forte pregiudizio negativo sulle capacità del Parlamento o sulle doti del Presidente della Repubblica. In ogni caso ha un forte pregiudizio negativo verso una delle principali istituzioni della Repubblica Italiana.

  9. t_floyd

    Non so che dire, credo che il limite dei mandati sia bene applicarlo per il potere esecutivo, così fanno tutte le democrazie serie, quanto invece per i parlamentari sinceramente non credo che sia una grande idea. Il potere esecutivo è – storicamente – quello che ha subito un controllo diretto da parte dei parlamenti, in modo da limitarne la discrezionalità di azione. È il potere esecutivo il luogo dove si annidano i più ampi conflitti di interesse, i più grandi abusi di potere (Berlusconi, Milanese e mille altri esempi della cronaca recente). Credo che lo stesso risultato possa essere ottenuto dando ai cittadini stessi la possibilità di votare direttamente per i loro legislatori, cosa che il Porcellum impedisce di fare. Tornare a collegi uninominali è la migliore garanzia (non perfetta ma la migliore) per disfarsi di gente impresentabile come molti di quelli che oggi siedono in parlamento.

  10. dalecooper

    Il termine dei due mandati contribuisce alla perdita di centralita’ del parlamento.
    .
    Se i parlamentari vengono depoliticizzati (perche’ questo vuol dire avere una scadenza di mandato) immancabilmente le decisioni politiche *vere* avverranno fuori dal parlamento.
    .
    Ci piace? E’ una cosa di sinistra?

  11. Fabio

    L’ho sentito anche da D’Alema. L’argomento non vuol dire che avremmo perso un buon Presidente della Repubblica ma proprio che avremmo perso Napolitano come parlamentare. Con lui ad esempio Nilde Iotti. L’argomento non è contro la regola ma a favore della nobilitazione della deroga che è prevista dalla regola. D’Alema faceva addirittura notare che il regolamento del PCI prevedeva 2 soli mandati, invece che i 3 previsti da quello del PD. La cosa strana è che nessun intervistatore fa la contro-domanda: “Scusi, ma lei si sente come Napolitano?”. Oppure, meglio, “Scusi, ma lei pensa sua moglie sia come Napolitano?”. Il vero problema, quindi, non è la difesa della regola, ma la costruzione di una serie di criteri oggettivi per derogare al meccanismo stabilito dalla regola, in modo che la regola ne sia arricchita e non elusa.

  12. sombrero

    Sottoscrivo anch’io in toto dalecooper. E aggiungo: qualcuno di voi potrebbe permettersi di smettere di lavorare così, dall’oggi al domani, magari dicendo “Oh, ragazzi, ci vediamo tra 5, al massimo 10 anni”? Secondo voi cosa farebbe uno che “deve” stare lontano dal proprio lavoro per qualche anno per fare il parlamentare, farebbe davvero il parlamentare o scapperebbe ogni volta che può per seguire l’ambiente col quale comunque entro un tempo x dovrà per forza tornare ad avere a che fare? Il parlamento si riempirebbe di gente che passa le giornate al telefono a seguire il suo vero lavoro fregandosene di quello “temporaneo”. In parte è già così adesso, figurarsi sapendo che prima o poi devono tornare per forza.

  13. sombrero

    Aggiungo anche che il rimedio all’incistamento di certi personaggi sulle poltrone non è temporizzare l’occupazione ma creare una classe dirigente meno farsesca e cialtrona. La soluzione dei due mandati mi sembra un po’ come limitare il numero massimo di ore trascorribili al volante da ogni guidatore per ridurre il numero di incidenti.

  14. pieros

    In America esiste il limite dei due mandati, ma per il presidente, non per i parlamentari. Ted Kennedy lo è stato per decenni (come molti altri influenti politici americani) e nessuno si è mai sognato di fare obiezioni. Mi pare che da noi si vagheggi il limite dei due mandati per ovviare al vero problema della politica italiana: la trasparenza e il controllo sull’operato dei rappresentanti. Questo è regola in America, dove ogni deputato o senatore viene passato alla griglia dagli opponenti ogni volta che si ripresenta nel suo collegio. Da noi invece non si riesce neppure a sapere come spende i soldi del suo appannaggio. Limitare a due mandati la possibilità di far danni mi pare possa solo indurre i più giovani a subentrare per fare poi lo stesso (scusate la rozzezza del ragionamento). Detto questo concordo con Sofri: l’argomentazione di Fassino è capziosa e insussistente.

  15. almotasim

    @sombrero: ma x favore… Anzi proprio la professionalizzazione della politica è una delle cause del suo degrado e del suo allontanamento dalla vita reale. Una classe dirigente che di mestiere fa il parlamentare è una classe dirigente miope, chiusa e corruttibile. La vera classe dirigente è composta da funzionari, manager, giudici e avvocati, nonché professori universitari e politici locali in grado di portare in parlamento le loro competenze specifiche. Gente che un lavoro e una professionalità l’hanno e che possono tornare alla vita normale se trombati. Ma un politico di professione? Dimmi, che lavoro torna a fare D’Alema se non viene eletto in Parlamento? O Bersani? O tutto il gruppo dei Responsabili? E non mi risulta nessun posto di lavoro che non accetterebbe con grande gioia l’elezione di un suo dipendente in Parlamento. Io lavoro in una grande università, e i 3 o 4 nostri dipendenti che stanno alla Camera sono vere star da noi.

  16. dalecooper

    Almotasim, il tuo punto di vista e’ legittimo: la politica la deve fare chi puo’ permetterselo, per censo, professionalita’, status sociale.
    Non la puo’ fare chi viene da strati sociali modesti, che ha idee e le vuole portare avanti con passione.

    Ripeto: e’ un punto di vista legittimo. Di destra.

    Al contrario l’incipit del tuo post e’ indimostrato: “la professionalizzazione della politica è una delle cause del suo degrado … ecc.” e’ il dogma attorno a cui ruotano queste discussioni.

  17. fausto57

    @FABIO (14 settembre, 2011 alle 11:39)
    Totalmente d’accordo. Con un piccolo dubbio: la natura umana (con annesse debolezze) consentirà mai “la costruzione di una serie di criteri oggettivi per derogare al meccanismo stabilito dalla regola, in modo che la regola ne sia arricchita e non elusa”? Nonostante il dubbio credo che sul piano dei principi (così l’ha impostata Luca nel suo post) questa sia la risposta giusta.

  18. whiteyes

    Anch’io credevo che il limite di due mandati e un parlamento di “professionisti” (o l’ormai abusato termine di governi tecnici), potesse arginare il malcostume di molti (non tutti) politici.
    Nel tempo mi sono ricreduto sul fatto che molti politici meriterebbero di continuare ad esercitare la loro “professione” perchè integerrimi e capaci, oltre che esperti.
    Un parlamento o governo di tecnici “puri”, non ha, secondo me, una visione politica di prospettiva: non saprebbe rischiare nelle scelte se non fossero supportate da dati certi, e non saprebbe mediare con tutte le parti con cui inevitabilmente ci si deve confrontare.
    Queste argomentazioni sono puramente teoriche perchè nella classe dirigente attuale i politici meritevoli si contano sulle dita, e per quanto la lungimiranza stendo un velo pietoso

  19. marquinho2

    Almotasim
    Che mestiere facevano/torneranno a fare i responsabili?
    Calearo, imprenditore
    Scilipoti, medico
    Cesario, avvocato.
    E Antonio Gaglione, il famoso deputato assenteista? Medico anche lui.
    Nessuno di loro, in fondo è in Parlamento da tanti anni

    Ma guarda un po’ la società civile, l’auspicata classe dirigente.

    È anche grazie a certi discorsi, che si sentono da 20 anni che ci troviamo come premier un imprenditore prestato alla politica

    Io ho risposto alla tua domanda bene rispondi alla mia, mi sai dire il vero lavoro di
    Winston Churchill
    Alcide de Gasperi
    Sandro Pertini
    Enrico Berlinguer
    Willi Brandt
    Francois Mitterand
    Helmuth Kohl
    Margareth Thatcher
    Bill Clinton
    Barack Obama

  20. Bruno Martelli

    Ottimo post di Luca Sofri. Grazie. Purtroppo l’idea che in politica (come altrove) ci siano delle persone insostituibili è dura a morire.

  21. Francesco

    Sono quasi d’accordo con Fassino: una regola di partito che impedisca la candidatura a chi ha già fatto due mandati senza deroghe è solo una stupidata.
    Faccio una premessa: un partito non dovrebbe essere un’azienda (o un consorzio) finalizzata all’occupazione degli organi costituzionali, ma un associazione di persone accomunate da un insieme di idee comuni e finalizzato alla diffusione di tali idee ad alla loro applicazione (e qui si arriva alla necessità di partecipare alle istituzioni).
    In questo contesto un partito avrebbe necessità (come ogni altra organizzazione, incluse le aziende) di avere al proprio interno una grande varietà di persone, creando una dialettica che porti ai migliori punti di equilibrio.
    Per far questo serve che sia nella classe dirigente interna che nelle rappresentanze istituzionali (prima tra queste il parlamento), ci sia molta varietà di figure, dal “vecchio saggio” al “giovane innovatore”, dal “politico di professione” al “tecnico”.
    Per ottenere questo un sistema che preveda la candidatura oltre il secondo mandato solo in presenza di condizioni particolari (primarie, numero fisso di nominati dal segretario, rappresentanza di genere o di minoranze…), se si trova un buon modo per gestire queste “deroghe”, può essere un’ottima soluzione per evitare sia un blocco del rinnovamento che l’allontanamento ottuso di persone non indispensabili, ma particolarmente utili (in questo senso l’esempio di Napolitano è valido: se avesse cambiato carriera molti anni fa, si sarebbe fatto a meno del suo contributo decisamente sopra la media, non solo come presidente).
    Ovviamente ci sarebbe molto da migliorare nel modo di gestire la cosa nel PD, più che altro trovando un modo più efficace di definire le condizioni per la candidatura oltre il secondo mandato (e magari il numero massimo), ma creare una regola sostanzialmente suicida da seguire ottusamente non è una buona idea, direi che fa il paio con il limite agli ingaggi in Rai (che fa solo si che i professionisti che portano pubblico e soldi possano lavorare solo per la concorrenza).

  22. johndoe

    Per gli “insostiuibili”, o padri della patria che dir si voglia, c’è l’istituto del senatore a vita.
    Per tutti gli altri aria, passi lunghi e ben distesi.

    Come avremmo fatto senza Pertini, Iotti, Spadolini e tanti altri? Boh, e chi ci dice che il loro permanere non abbia impedito l’accesso a giovani non dico migliori di loro, ma magari anche solo più adatti ai tempi?

    Giusto per fare un esempio, forse l’antifascismo sarebbe finito col fascismo, nei libri di storia, senza aver significato 50 anni di rendite di posizione per gente che non lo ha neanche mai visto ma solo cavalcato.

  23. werner58

    L’idea che i politici “di professione” siano il male è berlusconiana.
    Se la politica è, come si diceva una volta, l’arte del possibile, le competenze del buon politico dovrebbero essere simili a quelle di un buon manager: una comprensione istintiva della psicologia atta a giudicare le persone per metterle nelle mansioni più adatte, e la bravura diplomatica di mettere d’accordo portatori di interessi contrapposti. Non c’è molta gente che lo sappia fare, e non vedo perchè quelli che sono bravi in questo non possano pensare di farne una professione. Un esperto di un certo campo, invece, spesso può essere un assoluto disastro come organizzatore. I politici non devono SAPERE TUTTO di scienza, medicina, economia e di tutti i mille problemi di uno Stato moderno, ma SAPER INDIVIDUARE QUELLI CHE SANNO e metterli a lavorare. E’ un’arte umanistica.

    Certo, se sei ignorante come una capra non saprai nemmeno riconoscere gli esperti bravi. Ma un medico che passa il tempo in campagna elettorale e in Parlamento, ad esempio, secondo voi riesce a tenersi aggiornato sulla sua professione? Uno che medico non è, ma sa scegliersi come collaboratori i medici migliori, potrebbe essere un ministro della Sanità migliore.

  24. sombrero

    @almotasim: “Ma per favore” lo dico io, se permetti (e anche se non, a dirla tutta). La professionalizzazione della politica non è un’idea sbagliata in sé più di quanto lo siano la professionalizzazione dell’ortodonzia, dell’avvocatura o della ceramica artistica. Tu, malato di cuore, vorresti essere operato in una clinica nella quale ogni cinque anni (attenzione: se va bene) vengono cacciati tutti i cardiochirurghi e sostituiti con medici presi dal Pronto Soccorso? Io no.
    Come ogni altro fenomeno di questo tipo, è un problema di PERSONE, non di sistema. Altrimenti, ribadisco, è come non far guidare la gente così non può andare a sbattere, cioè una cretinata.
    Se, invece, vogliamo metterci d’accordo sul fatto che la gente, in fondo, sia tutta marcia e non aspetti altro che poggiare il culo su una sedia per approfittarsene e farsi i ca**i propri, possiamo anche farlo, non sarebbe nemmeno troppo difficile. Poi però non venitemi a parlare di democrazia, perché in quel quadro la soluzione ottimale sarebbe ben diversa, e non mi spingo oltre.
    La democrazia presuppone che imbecilli e delinquenti siano comunque una minoranza, quindi in democrazia, il tuo discorso non regge.

  25. unespressoprego

    Un paio di cose:
    1. La proposta di limite di due (o tre) mandati in parlamento non c’entra niente con le quote rosa. Le quote rosa sono ambigue come ogni “affirmative action” e si prestano a critiche come ogni norma che “privilegi” la rappresentanza di una certa parte della popolazione. Invece il limite dei mandati è trasversale: uomini, donne, vecchi, giovani, gay, etero, bianchi, neri, etc.
    2. Le leggi sono figlie dei momenti storici che le partoriscono. Oggi in Italia abbiamo il problema di una classe dirigente parlamentare immobilista e autoperpetuantesi, o il problema di troppi esperti della politica che lasciano il parlamento sotto la spinta di giovani intraprendenti? Forse il primo? E allora non sarà il caso di occuparsene?
    @ marquinho2: sai bene che le new entries che tu citi (Scilipoti & Co.)sono dovute a una legge elettorale scandalosa che premia non il valore dei candidati ma la loro propensione a genuflettersi. Non confondiamo mele e pere…

  26. sombrero

    @unespressoprego: circa la legge elettorale la risposta è sempre la stessa: le persone. Prova a spiegarmi la differenza tra un Onorevole eletto perché infilato in lista dai capoccia perché portatore insano di fedeltà canina e uno eletto nella propria circoscrizione grazie a una campagna elettorale stile Cetto Laqualunque (e non è che in passato mancassero gli esempi, mi pare), con Tizio che vota lui piuttosto che un rivale perché gli è stato promesso che suo figlio verrà assunto come bidello nella scula del paese.

  27. werner58

    @sombrero: beh, no, la legge elettorale ha la sua valenza. In un paese dove (a torto o a ragione) si vota per il partito molto più che per il candidato, con le liste bloccate molta gente si tura montanellianamente il naso davanti agli impresentabili, ma se potesse esprimere le preferenze non gliele darebbe mai. La differenza c’è e secondo me è importante.

  28. unespressoprego

    @ Sombrero
    [Ti rispondo solo rapidamente perché la legge elettorale non è l’argomento centrale di questa discussione].
    Diciamo che, con l’uninominale, se il partito Xyz candida un impresentabile pluri-indagato Tizio in un certo collegio, rischia che il suo avversario vinca. Se invece, col Porcellum, lo nasconde a mezza classifica in una lista elettorale capeggiata dal Grande Capo, ha più possibilità eleggerlo. Tutto qui.

  29. sombrero

    Ok, appurato che la legge attuale è una merda (pardon) e ammesso che con ogni probabilità le preferenze sono un sistema migliore se non altro da un punto di vista meramente pratico, come fa correttamente notare unespressoprego, mi pare che all’ottimismo di @werner58 (che ho sentito declinare spesso in varie salse) sfugga un dato abbastanza importante: l’impresentabile vincerebbe spesso e volentieri anche con le preferenze proprio in quanto tale. E, ripeto, con gli esempi ci si potrebbero riempire enciclopedie.

    Ma lasciamo stare che forse avete ragione e non è questo il punto.

  30. marquinho2

    @unespressoprego
    era stato almotasim a citare come esempio i Responsabili, figli secondo lui della professionalizzazione della politica e del mancato obbligo di sostituzione degli eletti. Io ho risposto evidenziando che non è così. Infatti li ritengo, concordando con te, frutto di una cattiva legge elettorale in particolare e della cooptazione in generale.
    La cooptazione e i limiti di mandato troppo vincolanti hanno una cosa in comune: la scarsa fiducia nella capacità di scelta degli elettori.

  31. almotasim

    @marquinho: è strano che tu non sia d’accordo con me, perché io sono d’accordo con te. Io faccio solo un passo in più: a parte la legge elettorale demente che abbiamo, il problema risiede proprio nella cooptazione, in cui il potente anziano si sceglie i suoi protetti e li lancia nell’agone sotto la sua protezione. Togli dai piedi il potente anziano e riduci la cooptazione immediatamente.

    Quello su cui non riusciamo ad essere d’accordo, io credo, è se sia una buona cosa che la politica sia un mestiere, perché ciò rende il politico più interessato a prolungare la sua carriera a qualunque costo piuttosto che a portare le proprie esperienze e competenze dentro ai palazzi.

    Se, come dice @dalecooper, questo è un ragionamento di destra, allora bene, sono di destra. E se queste erano le cose che diceva Berkusconi, beh non mi sembra che abbia fatto niente per aggiustare la situazione, e uno che da 17 anni è lì è un politico di professione, anche se ha le aziende.

    Rimane che abbiamo la classe politica più inamovibile dell’occidente, con un PdL pieno di servi e comparse e un PD pieno di multi-trombati ancora al loro saldo posto di comando. Se per voi va bene così, contenti tutti, allora.

  32. Corrado Truffi

    segnalo questa discussione: https://www.facebook.com/notes/roberto-gualtieri/pd-gualtieri-rinnovatori-con-bersani-chi-in-disaccordo-lo-dica/10150278251681991

    Da cui si vede, a parte la polemica interna, che l’antipolitica produce sempre più mostri. Un partito puà magari darsi un limite di tre mandati parlamentari, una repubblica democratica degna di questo nome non può farlo, perché limita la libertà dell’elettorato attivo e passivo nella rappresentanza. I limiti di mandati per legge si fanno per le cariche di governo, centrale o locale, non per quelle di rappresentanza. Punto.

    Poi, che il PD debba cambiare classe dirigente, certo che si. Ma siamo sempre a illuderci che lo si possa fare per via legislativa. Vent’anni di riforme elettorali e mezze riforme della costituzione avrebbero dovuto ormai insegnarci che , per quella via, si risolve poco o niente

  33. sombrero

    Scusatemi ma insisto su un aspetto che a me pare dirimente. Domando di nuovo: qualcuno di voi potrebbe realmente permettersi di lasciare il suo lavoro domattina e starne lontano per 2, 3 o 5 anni senza conseguenze serie (a voler essere ottimisti)? Ok, mi candido, vengo eletto e parto per Roma. Che gli dico al mio capo? “Oh, scusa, ma devo fare il parlamentare. Ci vediamo più o meno fra tre anni, se va bene cinque. Mi raccomando, tienimi calda la sedia.”
    Ma che, ci prendiamo in giro? E che faccio dopo? Vengo a mangiare a casa vostra?

  34. mico

    Una volta la politica era la passione di una vita e poteva benissimo essere un mestiere onorato. Perché noi dovremmo desiderare che non sia un mestiere e che la gente non ci si abitui? Perché dovremmo voler avere sempre a che fare con i dilettanti?
    Certo, ci deve essere spazio per fare emergere i giovani, ma ci devono anche essere figure che accompagnano un periodo, riconosciute da tutti.

  35. Paolo192

    se ci fosse questa regola, oggi silvio sarebbe solo uno sbiadito ricordo.
    Basterebbe solo questo per zittire ogni critica.

    eppoi, mi spiegate che contributo può dare ancora un politico dopo trent’anni di occupazione di una poltrona?

  36. Paolo192

    aggiungo. all’estero hanno anticorpi che funzionano: chi viene trombato, va a casa e fa spazio a gente nuova.
    da noi, è l’opposto!

  37. sombrero

    @Paolo192:
    “se ci fosse questa regola, oggi silvio sarebbe solo uno sbiadito ricordo. Basterebbe solo questo per zittire ogni critica.”
    No, caro Paolo, non basta per niente. A te sta bene che un Berlusconi non possa più governarti SOLO perché una legge gli impedisce di ricandidarsi? Sarà che per caso il problema è un po’ più a monte? E detto questo, secondo te quanto ci vuole a trovare uno uguale o peggiore che prenda il suo posto (ok, lo ammetto, peggiore è difficile, ma uguale mi pare basti e avanzi)?

    “eppoi, mi spiegate che contributo può dare ancora un politico dopo trent’anni di occupazione di una poltrona?”
    Tu ce l’hai un padre? Allora dimmi: che contributo può darti dopo trenta o quarant’anni (non so quanti anni hai ma ci siamo capiti) che ti fa da padre? Perché non lo abbatti o lo ripudi? tanto ormai quel che doveva fare l’ha fatto, no?
    E che contributo vuoi che dia alla cucina uno che fa il cuoco da trent’anni? O un ingegnere che progetta impianti o costruzioni da trent’anni, o un pediatra che da trent’anni si vede passare davanti bambini malati? Mandiamoli a casa, giusto?
    Ma andiamo oltre, sempre sul filo del tuo ragionamento: tu che lavoro fai, Paolo? e da quanto? Perché non vai dal tuo capo, se ce l’hai, e gli dici “Senta, sono 5/10 anni che sto qui dentro, non mi pare giusto occupare questo posto e non dare spazio a forze fresche. La prego, mi licenzi e metta al mio posto il primo che passa sul marciapiede, che tanto è uguale.”
    Ci sta tutto, no? Vai, Paolo, dai il buon esempio tu per primo.

    A me pare che chi fa discorsi come il tuo abbia un’idea della politica identica a quella che hanno i personaggi che vorreste cacciare.

  38. Paolo192

    @ sombrero:
    1994
    USA Clinton
    UK Major
    Francia Mitterand
    Germania Kohl
    Italia Berlusconi.

    2011
    USA Obama
    UK Cameron
    Francia Sarkozy
    Germania Merkel
    Italia Berlusconi.

    Mi hai convinto: l’intero orbe terraqueo sbaglia; solo noi italioti abbiamo capito il segreto della sana e giusta politica.

    Non ci posso credere che tu voglia seriamente paragonare il mestiere di cuoco, pediatra o il “mestiere” di padre, con la rappresentanza politica in parlamento. Immagino sia uno scherzo.
    Ma se così non fosse, forse tu anteponi il valore dell’esperienza nel “mestiere” a tutte le altre considerazioni fin qui fatte. Allora, se il tuo principio fosse giusto, che facciamo le elezioni a fare? Stabiliamo i deputati nel 1945, e teniamoceli ben stretti. Ricambi? Ovviamente solo in caso di dipartita. Viva gli Andreotti di turno! Vuoi mettere l’esperienza?

    in quanto al buon esempio… mi spiace deluderti, ma non avendo nè un capo nè uno stipendio fisso (lavoro in proprio) non posso dimettermi da alcunché.

  39. sombrero

    Senti Paolo, non mi piace sparare sulla Croce Rossa (e non ce n’è nemmeno bisogno perché ti stai impallinando da solo), ma ti rendi conto di quello che scrivi? Cosa stai cercando di dirmi, che Clinton, Major, Mitterrand, Kohl, Obama, Sarkozy, Cameron e Merkel non erano/sono politici di professione?
    Non so se te ne rendi conto, ma praticamente stai demolendo con le tue stesse mani il tuo assunto di partenza: hai reso perfettamente evidente che la professionalità della politica non è affatto un problema se esercitata nel modo giusto dalle persone giuste.
    Mi pare abbastanza ovvio che la longevità politica vada commisurata su parametri come abilità personale, perseguimento del bene comune, conoscenza della materia, etc, ma siamo su tutt’altro pianeta rispetto ai vostri deliri antipolitici.

  40. Paolo192

    Certo che erano politici “di professione”, come tu ami. Professione alla quale, a un certo punto, hanno anteposto un altro principio, che evidentemente ami di meno: quello delle DIMISSIONI. Grazie a un senso dello stato che da noi è del tutto assente, come si evince anche nelle tue supponenti parole, e che a mio modesto avviso bisognerebbe introdurre anche nel nostro povero paese.

    Passo e chiudo.

  41. sombrero

    Io non “amo” niente, mi sembra semplicemente la soluzione più logica, e se tu continui a confondere il dito con la luna poi non prendertela con me perché divento supponente.
    Nella tua ottica l’Italia è un paese di merda pieno di delinquenti che non aspettano altro che poggiare il culo su una poltrona per poi restarci avvitati e la soluzione, sempre secondo te, non è renderlo un paese migliore alla radice ma abdicare al poco buon senso rimasto e ridurre per legge le possibilità che questa gente faccia danni, cioè praticamente calarsi le braghe davanti allo sfacelo con la logica masochistica del “male minore”.
    Bella prospettiva, complimenti.

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