Truman show

Al Post ci orientiamo sulle notizie e cose che accadono nel mondo seguendo molte fonti differenti, tra le quali ci sono ovviamente anche i maggiori quotidiani di ciascun paese. Quando più di un quotidiano di uno stesso paese apre la prima pagina con una storia, mettiamo in conto che quella storia sia laggiù importante e ce ne informiamo per capirne di più rilievo, solidità e implicazioni e se valga la pena raccontarla.
A volte capita che in un altro paese il governo sia a rischio di crisi: le prime pagine lo dicono, lo spiegano, e con l’aiuto di un po’ di verifiche si riesce a capire la dimensione di questo rischio. Di solito è fondata, e la crisi arriva davvero; qualche volta – come con le accuse in Spagna contro Rajoy di un paio di mesi fa – ci sono confronti istituzionali e la crisi rientra, ma in ogni caso una nuova storia da raccontare c’era, qualcosa è successo.

Oggi abbiamo provato a immaginarci redattori di un Post fatto, che so – in Germania, in Belgio, in Delaware – che scorrano le prime pagine italiane per capire cosa succede alla politica italiana. Se usassimo lo stesso criterio e lo stesso giudizio, concluderemmo che sta per cadere o il governo, o il rischio è serio. Lo avremmo concluso tre mesi fa, e due mesi fa, e un mese fa, e una settimana fa, e sei giorni fa, e cinque, e quattro, tre, due, e ieri e oggi. E domani, naturalmente.
Invece no: a un certo punto ci saremmo resi conto che il metro adottato con i media degli altri paesi – se una possibilità è sostenuta con molta forza, ci sono buone probabilità che si realizzi, o che qualcosa sia successo – in Italia non vale. E probabilmente se ne sono resi conto davvero, in Germania, in Belgio, in Delaware: infatti l’imminente caduta del governo italiano non trova spazio da nessuna parte sui giornali locali. Hanno scritto della condanna di Berlusconi e poi sono entrati – come diciamo di certe notizie al Post – in modalità “chiamateci quando avete finito”. Ci hanno preso le misure.
Per questo, vorrei aggiungere alla normalità della Germania, del Belgio, del Delaware, quella dell’Abruzzo, e creare qui un monumento al titolista ignoto, l’unico normale in un paese che funziona secondo regole assurde ma accettate da tutti, titolista che giovedì – come il bambino che dice il re è nudo – sul Centro ha scelto il giudizio più esatto e sfinito sulla situazione politica (e mediatica).

centro6

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11 commenti su “Truman show

  1. Nicola Misani

    Applausi al titolista ignoto. Ma i giornalisti della “grande stampa” (chiamiamola così) non sono cretini e vedono anche loro la situazione. Perché quindi si prestano al gioco? Forse perché ne fanno un po’ parte anche loro?

  2. Pingback: Il titolista coraggioso | GiulioCavalli.net

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  4. Lowresolution

    La risposta è semplice e triste, caro Nicola e Sofri la sa bene: i giornali ormai lottano per conquistare l’attenzione dei lettori e vendere una copia in più e alimentano loro questo squallido teatrino.

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  6. cinziaopezzi

    avevo giurato che se sentivo ancora la parola “teatrino” urlavo immeditamente e senza dare spiegazioni. sfortunatamente qui è scritta…
    mi limito quindi ad osservare che a me non sembra vi sia nulla di minimo, di “ino” nella sequenza di tragedie cosmiche a cui si assiste, indipendentemente dalle coneguenze effettive e/o palesi… considerando poi che anche l’imobilismo può essere un risultato dal punto di vista di un conservatore, dihiarato o occulto.

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  10. vinzdel

    Facci ha “ripreso” questo post, facendone un articolo su Libero dal titolo “La crisi, la crisi”, che dice esattamente le stesse identiche cose. Ovviamente il moderatore ha censurato il mio commento in cui facevo notare che quando si copia, bisogna almeno citare le fonti!

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