Piantiamola lì

Dell’intervista di Fassino a Repubblica oggi, non mi sono piaciute la dimostrazione di debolezza della premessa (non ci si difende da attacchi troppo ridicoli e falsi, non come prima cosa, almeno), e una parte di ipocrisia che vedo ovunque in questi giorni (soprattutto nella pretesa vaga e altisonante di “separare affari e politica”: ma che vuol dire? Affari e politica sono legati per definizione, e ci mancherebbe che non lo fossero: il punto è che chi fa politica non faccia affari sporchi, ovvero non violi la legge o non perda la fiducia degli elettori – ho detto degli elettori, non di Bondi -, e finora la differenza notevolissima tra questa storia e Tangentopoli sta tutta lì): e negare che tra le amministrazioni locali di sinistra e le aziende locali di sinistra ci siano rapporti privilegiati fa ridere chiunque vi abbia una qualche frequenza.

Ma altre cose mi sono piaciute, soprattutto questa mancanza di ipocrisia, invece:

“Per questo rivendico il mio diritto ad aver fatto il “tifo”. In un mondo di furbi, io preferisco essere tifoso che cinico. E comunque, se tutto questo pandemonio contro i Ds deriva dal fatto che ho tifato, allora per tagliarla corta dico: bene, ammetto la mia “responsabilità”. Ho tifato. E se questo è stato fonte di equivoco me ne rammarico. Ma adesso, per favore, la piantiamo lì?”

Repubblica.it

p.s. io penso che D’Alema non dovrebbe avere una barca. Come penso che Clinton non dovesse farsi fare pompini da una stagista. Cioè, penso che abbia il diritto di averla, ma che sia poco saggio da parte sua averla, nel mondo così com’è. Che se la vuole legittimamente tenere, se è così una passione irrinunciabile per un uomo adulto e ragionevole, può pure farlo e apprezzo i rischi che si prende per le cose che contano nella vita: ma prima cambi il mondo, o si disponga a perdere le elezioni.