Ancora due cose da chiarire sui numeri delle elezioni.
La prima è la tesi – tratta da sondaggi, ancora – per cui un’alta percentuale di elettori avrebbe deciso cosa votare solo “all’ultimo momento”. Il dato mi pare rilevante solo se si chiarisce anche cosa ha deciso di votare, alal fine: la mia ipotesi è che “all’ultimo momento” abbiano deciso di votare poi la stessa cosa delle altre volte, e che quindi questa presunta indecisione non abbia gravato sul risultato. E che la spaccatura in due di oggi erediti abbastanza esattamente le spaccature in due delle volte prima.
La seconda è la tesi sulla grande affluenza alle urne che avrebbe modificato anch’essa il risultato rispetto a percentuali di votanti più tradizionali. Leggo sul sito del Ministero dell’Interno che – se valutiamo a parte l’affluenza senza precedenti degli italiani all’estero – il dato finale sarebbe 83,6%, contro 81,4% del 2001. Ovvero un aumento del 2,2%, corrispondente a meno di un milione di persone. Che non sono pochissime, ma sarebbe avventato pensare che fossero tutte del Polo, o dell’Unione, no? Morale – malgrado il risultato consenta a chiunque, anche a me, di dire di essere stato ago della bilancia – non direi che l’affluenza abbia rivoluzionato gli equilibri.
Sbaglio?