La discografia di Neil Young è ormai così lunga e discontinua da rendere impossibile una categorizzazione per fasi: al massimo possiamo dire che un tempo è stato grandissimo, e quando ha smesso di esserlo gli si è perdonato tutto. Le cose imperdonabili, le ha fatte dimenticare rapidamente, tornando spesso a fare manciate di canzoni anche di maniera ma superiori al 90% di quello che circola. In questo millennio ha pubblicato quasi un disco all’anno, e nessuno era memorabile ma ognuno aveva qualcosa da infilare in un’antologia. Non contento, ha avviato un progetto di pubblicazione di raccolte dal vivo all’altezza dei grandi dischi live di qualche decennio fa. Giudicare l’ultimo di questi è spiazzante. “Dreamin’ man” è la riproduzione in concerto – con ordine disordinato – delle canzoni di un disco assai deludente allora: “Harvest moon”, che voleva essere un sequel del leggendario “Harvest” a vent’anni di distanza, nel 1992, ma venne fuori una cosa leziosa e noiosa. Ma sarà che ci si affeziona a tutto, sarà che il live sporca un po’ quello che suonava troppo melenso, questo “Dreamin’ man” non è un capolavoro ma è piacevolmente monocorde, buono da sentire mentre si rimettono a posto le carte da regalo dopo che i bambini sono andati a letto e i parenti a casa loro. Tanto tra sei mesi ne esce un altro.