Quasi mi dimenticavo: oggi Gino Castaldo stronca (a modo suo) il concerto di Bob Dylan
“Quando attacca The times they are a – changin per riconoscerla bisogna aggrapparsi al testo, la suonano su un ritmo svagato, e la voce sembra quella di uno che fa la parodia di Bob Dylan. Peggio ancora Mr. Tambourine man, praticamente riscritta con un’altra melodia, affondi rauchi, e solo gli accordi di base ricordano vagamente l’originale. Canta “Hey mr. tambourineman”, tutto attaccato e veloce, e poi “Play a song for me” scivolando su note basse e involute. Verrebbe voglia di picchiarlo, ma gli applausi arrivano comunque scroscianti. A lui si perdona tutto.”
“Il concerto inizia con una Maggie’s farm lievemente confusa, con Dylan che canta malissimo e deve scaldare le corde vocali.”
“Anche qui Dylan concede qualcosa alla platea nel ritornello ma le strofe le canta ansimando, bruciando i tempi, rivoltando la scansione. Peggio ancora con All along the watchtower. Gli accordi iniziali non lasciano dubbi, ma Dylan canta una cantilena, quasi offensiva, e solo nelle pause il gruppo si allarga, alza il tono, Dylan insiste su una monotona cadenza con frasi accorciate, tutte uguali, il chitarrista accenna a uscire rendendo omaggio a Jimi Hendrix, ma Dylan ritorna e prende il sopravvento continuando a non cantare, a espellere frasi brevi e tutte uguali. Fine del concerto.”
Repubblica