La cosa che mi pare si avvicini più a un parere equilibrato su ciò che Simona Pari e Simona Torretta hanno detto e dicono da quando sono tornate, è il pezzo di Francesco Merlo su Repubblica oggi. Per il resto, il paese è nuovamente diviso in due categorie subumane: quelli che qualsiasi cosa le due ragazze dicano è una pillola di saggezza e di competenza politica internazionale da strillare in prima pagina, e quelli per cui le due ragazze dovrebbero chiederci scusa per il fastidio che ci hanno arrecato, e se lo sapevamo che volevano dire la loro le lascivamo là. Sono tutti meravigliosi.
Simona Pari e Simona Torretta sono naturalmente libere di dire tutto ciò che vogliono, come ogni pirla di noi, fino all’ultima scempiaggine: la capacità di distinguere le scempiaggini dalle no dovrebbe essere in chi fa i titoli e i giornali.
Il titolare qui, immagina che quando a una risposta come “condanno il terrorismo, non la resistenza” sia dato larghissimo spazio, questo significhi che la si ritiene un’opinione con una parte notevole di fondamento e di condivisione. A chi la condivide, a chi trova che voglia dire qualcosa, a chi trova che abbia qualcosa a che fare con ciò che succede in Iraq, il titolare qui perciò chiede: che cosa vuol dire, scusate? Che c’è il terrorismo e c’è la resistenza, in Iraq? Sì? E come si distinguono? No, per capire: facciamo degli esempi.
Il sequestro di due ragazze per ottenerne dei soldi con la minaccia di ucciderle è terrorismo o resistenza? Lo sgozzamento di Enzo Baldoni è terrorismo o resistenza? L’ammazzamento a colpi di autobomba di trentasette bambini è terrorismo o resistenza? Il macellamento di dieci nepalesi è terrorismo o resistenza? L’ammazzamento di Fabrizio Quattrocchi è terrorismo o resistenza? L’attentato all’ONU, la morte di Vieira de Mello è terrorismo o resistenza? Bigley nella gabbia è terrorismo o resistenza? Far saltare in aria i soldati americani è terrorismo o resistenza? E i carabinieri italiani?
Fateci sapere cos’è che non vogliamo condannare, così, per regolarsi.
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