A chi pensi, quando senti dire “patrimoniale”?

Ci sono persone stimabili ed esperte che da qualche tempo si esprimono sulla cosiddetta “patrimoniale”, ovvero su un aumento delle tasse sui grandi patrimoni. Ne vedo di esperte e stimabili, e con motivati argomenti, parlarne a favore oppure contro (oppure un po’ a favore e un po’ contro, in casi ulteriormente credibili). La cosa che mi sembra scavalcata da queste discussioni (interessanti nella comprensione delle cose, efficaci per certe propagande, insignificanti nei fatti: non ci sarà mai nessuna patrimoniale) è la motivazione alla base della scelta eventuale. Mi sembra, ovvero, che la motivazione dovrebbe essere l’opportunità di ottenere più risorse economiche per le istituzioni pubbliche in modo che queste risorse vengano utilizzate proficuamente per il bene delle comunità (per esempio – tra le altre cose – riducendo le disuguaglianze attraverso progetti pubblici costosi a favore di chi invece patrimoni non ne ha proprio, e ha pochi strumenti per crearne).
Insomma, la funzione delle tasse.

Mi pare invece piuttosto palese che per molti proponenti e molti suoi sostenitori una tassa di questo genere sia motivata da un intento “punitivo” o di vaga e sterile “giustizia” fine a se stessa, in un’antica e fallimentare idea che per ottenere uguaglianza sia più facile peggiorare le condizioni dei privilegiati piuttosto che migliorare quelle dei disagiati.
Chi è mosso da un impulso favorevole su una “patrimoniale” (io compreso) si guardi dentro per un momento e si chieda se in quell’impulso il suo primo pensiero vada ai ricchi o ai poveri; se sia per quello che si toglierà o per quello che si costruirà. Per molti, mi pare, la risposta è già chiara: chiamare “tax the rich” campagne in questo senso è già una rivendicazione della priorità che le muove, e di quali ne siano gli obiettivi. Togliere, punire, sfogarsi, e aizzare questi sentimenti in tutti noi.

È di per sé anomala una campagna politica che si impegni così esplicitamente a favore di uno strumento piuttosto che di un obiettivo: sarebbe più normale proporre, per esempio, un’estensione del reddito di cittadinanza o un maggiore investimento nell’istruzione pubblica, e alla domanda “e dove li prendiamo i soldi per farlo?” rispondere “con tasse maggiori sui patrimoni”. Il che mi pare mostrare che lo strumento sia in realtà un obiettivo, in come viene presentata questa campagna da molti politici o commentatori.

D’altro canto, chi sostiene che ci siano politiche più costruttive ed efficaci di una patrimoniale per ridurre le disuguaglianze dovrebbe impegnarsi di più e concretamente per promuoverle, queste politiche, se vuole essere credibile ed evitare di essere accusato di benaltrismo. E spiegare da dove verranno le risorse economiche per attuarle, queste politiche: e se aumentare determinate tasse diventerà uno strumento, e non un ennesimo demagogico sfogo di risentimenti (che tra l’altro contribuisce colpevolmente all’adozione del risentimento come priorità di tutti), allora sarà una buona idea.