Al dibattito sull’uso delle intercettazioni si era aggiunto un definitivo commento di Giuseppe D’Avanzo, qualche giorno fa (valgono tutte le considerazioni già fatte):
“In questo vuoto di parole, di gesti, di idee, di responsabilità e doveri pubblici c’è un nodo che si tarda a sciogliere ormai da due decenni: il sistema politico e sociale appare incapace di autoriformarsi e autoregolarsi. È troppo debole e contaminato per dare risposte politiche e soluzioni amministrative alle cause genetiche del suo degrado. È troppo “malato” per proteggere i meriti e le capacità, la concorrenza, la libertà, la correttezza dei comportamenti pubblici. È troppo fragile per rafforzare un sistema di controlli intermedi che sappia curarne la depressione. Di tanto in tanto così, il “lavoro sporco”, enfatizzato presso l’opinione pubblica dal discredito della politica, sarà affidato a giudici che, come è ovvio, finiranno per interpretare se stessi come i custodi della salute pubblica. Con il sostanzialismo che ne segue e che, a volte, tracima perché il potere punitivo ha sempre, come tutti i poteri, una vocazione ad espandersi oltre i limiti definiti dalle norme che lo regolano”
Repubblica (via Radicali.it)