Titanic

Racconto spesso questo aneddoto che per me fu allora illuminante di come si stesse avvicinando il superamento di qualsiasi indulgenza nei confronti della mediocrità della classe politica italiana. Qualche anno fa facemmo un incontro pubblico a Milano con Jovanotti, che a un certo punto spiegò di come si fosse trovato a esclamare – di fronte alla solita solfa di dichiarazioni di politici al telegiornale – “sono tutti uguali!”. E subito dopo realizzare con imbarazzo la banalità qualunquista della battuta, e dirsi “cazzo, l’ho detto!”.

Ecco, all’incirca un anno fa, io ho vissuto lo stesso superamento: ho concluso che la corda del pudore di dire sciocchezze superficiali e da indignati di professione era stata ormai rotta. Ne parlammo con Gianantonio Stella a Condor quando il suo libro era uscito da poco, del rischio qualunquismo: e lui se n’era già emancipato da un pezzo. Adesso, siamo diventati rapidamente tutti molto più disinibiti, grazie al volenteroso aiuto dei politici interessati (naturalmente, molti cittadini frequentavano invece le formule “piove, governo ladro” con gran leggerezza da tempo).

Perché dico tutto questo adesso, ancora? Perché mi chiedo se si avvicini un momento simile anche per il nostro rapporto con la mediocrità giornalistica prevalente. Finora, il rispetto per i molti giornalisti bravi, per l’importanza della buona informazione, per l’illusione che il giornalismo ci protegga da cose peggiori che arrivano da altre parti, ci ha trattenuto dall’aderire alla sciocca formula è-tutta-colpa-dei-giornali, tanto irrisa dai giornalisti stessi nei talk show televisivi. Sembra sciocca, no?

Datele ancora un po’ di tempo

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