Il moralismo manicheo sul doping sta tornando assai di moda: quello ché sostiene ché esista uno sport “pulito” e uno sport “sporco”, buoni e cattivi, “naturale” e non naturale. E che trasforma in discrimini morali le fragili distanze tra un farmaco consentito e uno no. E poi dice “vergogna!”. Come se il doping non fosse una questione di convenzioni stabilite artificialmente, come se lo sport fosse una cosa di bambini che giocano candidamente. Le regole sul doping invece sono regole, come quella sul fuorigioco: e se uno va in fuorigioco l’arbitro fischia ma non scatta la.gogna pubblica. Nemmeno se fai fallo di mano.
E altre cose sull’ipocrisia dell’antidoping le dice bene l’Economist.
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