Inventarsi una guerra e averla già persa

A dimostrazione di quanto scrivevo ieri, oggi sulla Stampa si fanno dire a Obama cose che non ha mai detto contro i blog e i blogger, ma che stanno evidentemente nelle teste di molti giornalisti in stato d’assedio psicologico e in distratta rimozione di quali siano le più grandi fonti di notizie che non lo erano: le stesse per cui scrivono. Nella brevissima intervista ai due giornali di Toledo e Pittsburgh – che avevo linkato ieri – Obama dice solo queste cose.

“Journalistic integrity, you know, fact-based reporting, serious investigative reporting, how to retain those ethics in all these different new media and how to make sure that it’s paid for, is really a challenge”
“I am concerned that if the direction of the news is all blogosphere, all opinions, with no serious fact-checking, no serious attempts to put stories in context, that what you will end up getting is people shouting at each other across the void but not a lot of mutual understanding”
“What I hope is that people start understanding if you’re getting your newspaper over the Internet, that’s not free and there’s got to be a way to find a business model that supports that.”

Attenzione: che Obama abbia una diffidenza rispetto all’affidabilità delle discussioni che circolano in rete l’aveva già detto lui stesso in un’intervista al New York Times a marzo, ma niente più di questo. E come vedete, in questi passaggi di Obama ci sono solo due opinioni sulla rete: che si perda il “serious fact checking” (perso da tempo nelle redazioni dei giornali italiani) e che si debba trovare un modello di business per l’informazione online. Non discuto queste opinioni, anche se ce ne sarebbe: sono comprensibili e fondate, benché generiche, molto sintetiche e dimentiche del fatto che gli stessi difetti si trovino nei media tradizionali, che anzi li hanno insegnati e legittimati.

Ma la Stampa di oggi invece titola “Obama dice basta ai blogger” e in una montagna di articoli mette in bocca al presidente cose che non ha mai detto. La cosa più buffa e deludente, è che infila “i blog”, “i bloggers” e “la blogosfera” come soggetto di ogni preposizione, dove Obama si è limitato a usare una sola volta il termine blogosfera. Nessuno vuole difendere i blog a ogni costo (“i blog” non esistono e sono mille cose buone e cattive, come i libri, i giornali, i film, eccetera), ma che i grandi quotidiani italiani vadano in cerca di legittimazione sostenendo che il loro grande nemico siano i blog e tirino per la giacchetta uno che fino a ieri hanno sostenuto essere stato eletto grazie alla rete e ai blog, fa ridere nel migliore dei casi. Per non parlare della questione del fact-checking: ecco cosa avrebbe detto Obama secondo la Stampa di oggi.

Più controllo sulle notizie che circolano su Internet

ciò che vuole scongiurare è il rischio che il declino dei giornali su carta porti all’affermarsi di una blogosfera «senza controlli» su che cosa viene scritto.

Obama ammette di essere rimasto colpito dalla decisione del «Rocky Mountain News» di Denver e del «Seattle-Post Intelligencer» di cessare le pubblicazioni su carta passando completamente all’online, come anche dalle serie difficoltà in cui versano testate blasonate come il «Chicago Tribune», il «Los Angeles Times» e il «New York Times». (questo nell’originale lo scrive l’articolista, non Obama, che ha semplicemente “noted the trend”)

Sul fronte del web il presidente è invece assai più esplicito nel far capire che vuole intervenire.
«Sono molto preoccupato per il tipo di informazione che circola nella blogosfera – spiega – dove si trova ogni sorta di informazioni e opinioni senza che vengano verificate, con il risultato di portare gli uni a gridare contro gli altri, rendendo più difficile la comprensione reciproca»

Obama ha sparato a zero contro la blogosfera (bùm!)

Il fatto è che il presidente americano non ne può più dei blog «pieni solo di opinioni, privi di controllo sui fatti, gestiti da persone che gridano una contro l’altra senza un minimo di comprensione reciproca»

Vedendo all’orizzonte un nuovo mondo nel quale anche la politica sarà giudicata e indirizzata da una blogosfera incontrollata, Obama ha deciso di investire nel vecchio buon giornalismo su carta

La maggior parte dei «blogger» non è interessata alla verità, alla verifica delle informazioni che riporta online, al rispetto delle opinioni altrui. E’ animata invece da un furore ideologico nel quale prevalgono, come dice Obama, le approssimazioni e la mancanza di responsabilità, condite con raffiche di insulti contro chiunque non sia d’accordo.

Ma la cosa più palesemente falsa scritta oggi sulla Stampa, e smentita da se stessa è questa.

ma è certo che per ora l’attacco al giornalismo dei professionisti è fallito

update: «Insomma, al pezzo pubblicato su La Stampa si applica parola per parola “all opinions, with no serious fact-checking, no serious attempts to put stories in context”» (Michele Costabile su FriendFeed)