Nobel intentions

Ultimamente vado per elenchi.
Ci sono in giro tre atteggiamenti riguardo all’assegnazione del Nobel a Barack Obama (quattro, se includiamo quelli che manco lo sanno, e cinque con quelli che non gli viene neanche un pensiero in proposito).
Il primo è quello di quelli che si indignano e protestano. Che mi pare un po’ fuor di misura. Il Nobel, ricordiamocelo, è l’idea di un piccolo gruppo di persone in Norvegia di dare un premio su una cosa molto generica e vaga. Ha guadagnato molto prestigio per ragioni storiche e pubblicitarie, ma quel prestigio consolidato (e anzi ultimamente un po’ in declino) è l’unica legittimazione della sua importanza. Quella scelta non ha, insomma, maggiori ragioni di assolutezza o condivisione di quella che potrebbero fare una manciata di signori modenesi sufficientemente colti, che si trovino a mangiare del cultatello e discutere dei loro libri preferiti di quest’anno. E al tempo stesso, è una scelta che non ha debiti con nessuno: “facciamo un po’ quello che ci pare”, per i signori del Nobel, sarebbe una risposta del tutto legittima. In questo è davvero come il festival di Sanremo, o lo Strega: il problema non è che esistano o come funzionino, ma che qualcuno li prenda così dannatamente sul serio in questa società fatta di comunicazione di liste, classifiche, abitudini e schematismi.
La seconda reazione è quella di chi più sobriamente si dice deluso o meravigliato. Secondo me chi non pensa che Obama possa fare del bene al suo paese e al mondo, chi lo reputa politicamente pericoloso, chi non crede che alle sue parole seguiranno mai dei fatti, e chi insomma non investe in lui e nelle cose che dice di voler fare nessuna fiducia o speranza, fa bene a essere deluso o meravigliato. Per loro è un’occasione buttata via.
Il terzo è quello di chi invece è contento di molte cose che Obama ha detto di voler fare finora, e di quelle che sta cercando di fare, e di chi crede che predicare bene sia una cosa importante di per sé, e poi per razzolare altrettanto bene, e di chi sa che altre volte il Nobel è stato dato a persone che indicavano una direzione prima ancora di conseguire i risultati conseguenti (Gore, Arafat, Peres e Rabin neanche li hanno mai conseguiti, né altri per loro; Walesa fu premiato che era ancora all’inizio dell’opera), e di chi sa che quanto a risultati conseguiti la sola vittoria di un nero alle elezioni americane non scherza, e di chi pensa che il Nobel possa non essere solo un argomento da conversazione da bar (o da blog) ma ci vedono un’opportunità concreta – come in tutte le cose, grandi e piccole – e quindi si augurano che la sua assegnazione aiuti Obama a fare buone cose.
Il titolare, qui, sta in fondo alla lunga fila di questi ultimi.

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