Sono giorni di anteprime cinematografiche. Oggi sono uscito dopo tre quarti d’ora (prima ero imbarazzato di infastidire quelli accanto) dalla proiezione di “Nine”, che ero andato a vedere senza avere idea di cosa fosse, impressionato dal cast. Ho capito di aver fatto una cazzata dopo cinque minuti, travolto da una baracconata kitsch celebrata intorno alla solita macchietta di Italia anni Sessanta per americani (il protagonista è liberamente ispirato a Federico Fellini), tutta Colosseo, Bar Rosati, bucati stesi e spider sui lungomare: una pubblicità del Martini. Malgrado la potenza estetica di Daniel Day Lewis – mai visto uno che riempie lo schermo così – e le rassicuranti presenze di alcuni bravi attori italiani, nel film non c’è niente e la vuota spettacolarità circense del musical dista mille miglia dall’inventiva di Moulin Rouge, per esempio.
Magari poi migliorava, chissà.
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