Notizie che non lo erano

La notizia principale che ha occupato tutti i giornali del mondo all’inizio della visita pastorale del Papa in Gran Bretagna è stata l’arresto di sei uomini di origine nordafricana accusati di stare preparando un attentato contro Benedetto XVI. Tutti e sei sono stati rilasciati dopo due giorni con la caduta di ogni accusa nei loro confronti: una loro conversazione per scherzo sulla praticabilità di un attentato contro il Papa era stata equivocata per un progetto concreto.
Molti giornali italiani hanno raccontato – in mezzo alle discussioni mondiali sul burqa e sulle moschee in Occidente – dei bambini di una scuola in provincia di Latina spaventati dalla mamma di un loro compagno che era entrata nei locali della scuola col burqa. Ma non si trattava di un burqa, l’abito che nasconde completamente le sembianze di molte donne musulmane, quanto di un velo integrale islamico, il nijab. La madre ha comunque detto che lo toglierà entrando a scuola, e la storia è finita.
Martedì pomeriggio, nella concitazione intorno alle sorti della banca Unicredit, il sito del Corriere della Sera ha annunciato che l’amministratore delgato Alessandro Profumo si era dimesso. La notizia è stata ripresa da siti di news e agenzie, che hanno aggiunto che Profumo aveva comunicato le sue dimissioni con una lettera indirizzata al Consiglio di Amministrazione. Solo in tarda serata, invece, il CdA di Unicredit avrebbe sfiduciato Profumo, costringendolo a dimissioni che fino a quel momento non aveva mai presentato, né per lettera né in altri modi.
Sempre su Profumo, alcuni giornali hanno dato credito alla fantasiosa illazione di Repubblica sulla possibilità che il manager diventasse il prossimo leader del centrosinistra. Ci hanno giocato per un paio di giorni, poi è stata smentita come impensabile da chiunque, ed è sparita come meritava.