Canale gabbiano

Diciamo da diverso tempo che la televisione è in crisi, che internet le ha tolto pubblico e ha stravolto e rivoluzionato la fruizione dei contenuti video. Che non si sa più se la televisione è il contenitore o il contenuto, se un apparecchio che frequentiamo molto meno e oggi ci sembra limitante nelle funzioni troppo basiche rispetto a quelle del computer, oppure il materiale che trasmette che invece conosce una nuova vita grazie a internet, a YouTube, ai social network e alla condivisione. E in considerazioni di questo allora la televisione (visione-a-distanza) sarebbe più viva che mai, anzi sarebbe il principale motore dell’uso della rete e dei social network. Guardiamo quindi ogni giorno più “televisione” di prima, solo che non guardiamo “la televisione”. Forse quello era meglio chiamarlo solo “televisore”, ma ormai è andata. E però sono saltati i palinsesti e altre rigidità tipiche di quella televisione. E insomma, si protrae questo dibattito che non sembra potersi concludere, perché nuovi cambiamenti si aggiungono continuamente. E poi, mercoledì della settimana scorsa, mezzo mondo passa ore della giornata a guardare degli schermi – di computer, di televisori, in una piazza romana – che mostrano un comignolo, oppure mostrano una pizza romana con degli schermi che mostrano un comignolo. E a un certo punto un gabbiano si posa sul comignolo e tutti guardiamo il gabbiano e diciamo “un gabbiano!”, e lo scriviamo sui social network in migliaia, forse milioni. Un gabbiano. La televisione.

Un commento su “Canale gabbiano

  1. Cane nero

    io sono contento di stare fuori da queste dinamiche televisive e/o metatelevisive perché del gabbiano o del papa proprio non me ne frega un cazzo.

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