Dicesi vertice

Nei linguaggi artificiosi che dai mezzi di informazione traboccano nell’uso comune e nel modo di parlare che adottiamo, si possono identificare diversi meccanismi: uno molto frequente è l’impoverimento seguito all’adozione a suo tempo di formule alternative, figurate, metaforiche, ellittiche, a una data parola o espressione. Immagino che i linguisti l’abbiano studiata estesamente e seriamente (è il tema della Lingua di plastica, in parte), ma provo un’analisi terra terra da fruitore.

In un primo tempo – si parla di processi di lustri, decenni o anche secoli – la parola che indica esattamente e chiaramente una cosa è occasionalmente sostituita da un’altra che permetta un effetto simile: a volte lo si fa, possiamo ricostruire, per evitare lo spauracchio delle “ripetizioni” (il tabù delle ripetizioni impartito nella scuola italiana con tanta gravità ha generato e genera mostri), altre per ricercatezza o desiderio di scrittura creativa. Un po’ alla volta il termine alternativo ricompare e ricompare e diventa così familiare, accettato, comune, quasi sinonimo: e se ne diffonde l’uso, con la paradossale conseguenza che quello che era nato come un’invenzione, una ricerca di creatività, si trasforma in pigro conformismo di scrittura. Nel frattempo, invece, la vecchia parola che esprimeva con chiarezza ed efficacia un concetto, diventa per tutti “banale”, un po’ povera: “è brutto”, si dice sempre a scuola, senza motivare (come per “morti” al posto dell’assurdo “vittime”). E la sua sostituta prevale, per abitudine e provinciale “darsi un tono”, che costruisce un po’ alla volta una scrittura banale, finta e parvenu: che crede di essere diventata aristocratica mettendosi addosso della chincaglieria senza neanche sapere perché, perché l’ha vista in una pubblicità su un rotocalco.

Uno degli esempi più vistosi di questo processo è l’uso del termine “vertice” per definire una riunione. Capita ovunque sui media, ma in particolare nei giornali radio Rai – dove di questa lingua sono interpreti per mandato aziendale (poi una volta parliamo invece della recente trovata di mettere musiche ed effetti sonori per costruire uno “storytelling” di informazione radiofonica) – è ormai escluso che una riunione di capi di Stato, una riunione di responsabili della sicurezza, una riunione di ministri economici, sia una “riunione”: è sempre un “vertice”. Può darsi abbiano cominciato gli angloamericani con “summit” e noi abbiamo copiato esagerando?, non lo so e non importa. Quello che sappiamo è che un vertice è un’altra cosa, e scegliere di chiamare sempre vertice una riunione non segnala maggiore fantasia di linguaggio, ma minore. E se mettete insieme questa deriva a quella di aggiungere parole e formulazioni inutili invece che toglierle, il risultato poi è questo, di cui leggo oggi.

Altre cose:

8 commenti su “Dicesi vertice

  1. Luigi Muzii

    “Se non hai le parole per dirlo, devi inventarti una perifrasi”
    Ecco uno dei motivi per forzare gli alunni a evitare le ripetizioni: arricchire il vocabolario.

    “aggiungere parole e formulazioni inutili invece che toglierle”
    Altro motivo, per invitare gli alunni a semplificare: Per Leopardi, la semplicità si conquista, non è un dono. Per Thomas Jefferson, il più utile dei talenti era di non usare mai due parole quando una è sufficiente.

    Questo post conta 425 parole. Si poteva scrivere con la metà.

  2. alessandro smerilli

    Ma vertice (in latino vertex) ha avuto una sorte migliore del suo corrispettivo in greco antico koryphè che egualmente vuol dire vertice del capo, capo, cocuzzolo, sommità. Agli antichi greci non venne in mente di associarlo agli incontri esclusivi tra i grandi della terra, e ne trassero invece la qualifica del capo dei cori e dei balli, colui che dava la battuta: koryphèos, in italiano corifeo. Corifeo in italiano è giornalisticamente usato come sinonimo di corista, il ché è molto peggio della petulante insistenza sugli incontri al vertice. Come spiega Maurizio Cedogno, vertex deriva da un’alta parola latina : vortex (gorgo di capelli) :
    http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2011/05/09/parole-matematiche-vertice/
    Ma nel gorgo dei capelli al vertice del capo tendono piuttosto a incontrarsi quei pruriginosi animaletti detti pidocchi utili ai grandi della terra, nei loro incontri al vertice, a rammentare il motivo della loro presenza nella riunione verticistica. Come ben sanno gli antichi studenti del liceo : grattatio capitis facit recordare cosellas. Naturalmente al vertice.

  3. Pier Paolo Amodeo

    Mi trovo in condizione tecnologiche precarie e periclitanti quindi scusate eventuali errori.
    1. Si trovano molte occorrenze del lemma “vertice” nell’accezione (anzi, unicamente nell’accezione) di cui sopra anche qui, in questo dominio, disseminate negli anni.
    2. Sempre su questo sito, si trova nondimeno in buona occorrenza anche il termine “riunione”. Questo per dire che l’uso è molto diffuso e ormai normalizzato.
    3. La lingua italiana è profondamente solcata dal fenomeno della catacresi, ovvero dalla cristallizzazione di metafore che entrano nell’uso ampliando il campo semantico di alcuni lemmi.

    Cosa succede se delegittimiamo il valore della catacresi? Ad esempio che dovremmo parlare di “tramonto” solo quando il sole cala oltre la linea dei monti ed usare altrimenti la parola “occaso” o chiedere “un bicchiere pieno d’acqua” invece che ” un bicchiere d’acqua” essendo il bicchiere di vetro e trovandosi quindi di fronte a una sineddoche normalizzata (figura retorica cugina della metafora).

    La lingua evolve, crea nuove semantiche, e l’impoverimento linguistico calca altre strade.

  4. rinko

    Perfettamente d’accordo con Pier Paolo Amodeo.
    Se a Sofri l’accezione figurata della parola “vertice” non piace ce ne faremo una ragione, inoltre anche nell’uso più o meno allegro che spesso se ne fa in TV o sui quotidiani quasi mai viene persa di vista la caratterizzazione apicale dell’incontro in questione: nonostante tutto non ho mai letto “vertice” per indicare una riunione di condominio.

  5. andrea400

    Relativamente al commento di Pier Paolo Amodeo, credo che il riferimento alla catacresi sia un po’ forzato, non mi sembra che vertice possa essere considerato una metafora di riunione, più banalmente sembra un un espediente giornalistico per dare maggior risalto ad una notizia chiamando “vertice” una semplice riunione, tentativo che ripetuto nel tempo non ha come risultato un nuovo modo di dire (come ad esempio “collo” di bottiglia, tipica catacresi), bensì il semplice cambiamento di significato di un vocabolo.

    Quanto all’impoverimento che si troverebbe altrove ma non in questo caso, ritengo che sia un problema di semplice aritmetica: prima esistevano due vocaboli che significavano due cose diverse, ora esistono due vocaboli che hanno il medesimo significato, ossia due vocaboli per indicare riunione e più nessuno per indicare esclusivamente vertice. Penso sia innegabile che si tratti di un sia pur molto piccolo passo verso l’impoverimento e innegabile che per indicare con precisione un vertice adesso si debba ricorrere a più parole qualora si voglia avere la certezza che non possa essere scambiato per semplice riunione.

  6. Luca Sofri

    Rispondo ad Amodeo, perché le sue gentili considerazioni mi sembra sbaglino, o parlino d’altro.
    1. Falso. esiste una sola occorrenza in quindici anni di blog e alcune migliaia di post in cui qui si sia usato “vertice” in quel senso. Le altre occorrenze sono citazioni di testi altrui. Non che questo significhi niente, solo che l’approccio di Amodeo perde ai miei occhi un po’ di affidabilità e obiettività e mi fa sospettare un’intenzione polemica pregiudiziale. Oltre a renderlo imperdonabile di avermi costretto a questa imbarazzante ricerca.
    3. nessuno ha sostenuto che il fenomeno sia infatti raro, o che la lingua italiana non ne sia “solcata”.
    4. Così come nessuno lo ha deplorato in quanto tale: si parlava qui degli usi pigri della lingua, come sono tutte quelle occasioni in cui si usa un termine meccanicamente prima di domandarsi se sia quello più adeguato.
    Poi capisco e invidio il piacere di dire cose raffinate come “occaso” o indiscutibili come “la lingua evolve” e non lo diminuirò oltre: i negri hanno in effetti il ritmo nel sangue.

  7. Pier Paolo Amodeo

    Caro Sofri,
    prima di tutto le mise scuse: non volevo farle perdere tempo, non volevo perderne io stesso né volevo dare false informazioni. Mi dispiace che abbia dovuto fare tale ricerca per smentire i dati inesatti: a mia parziale discolpa devo dire che avevo a disposizione solo il tablet che non mi ha permesso di controllare i risultati della ricerca. Ma a questo si sarebbe ovviato attendendo il momento opportuno, senza cedere alla fretta.

    Poi: mi dispiace essere risultato più sgradevole di quanto non volessi essere: non vorrei adombrare la stima per lei, per il metodo giornalistico che difende, per il Post, che seguo ormai costantemente da anni e forse con anche eccessiva devozione.

    Per tornare velocemente alla questione: non considererei questo un uso pigro della lingua perché è andato a creare un campo semantico specifico, differenziando gli usi lessicali possibili: “vertice” per riunioni di figure a capo di istituzioni di un certo rilievo, mentre “riunione” per le altre. Io vedo il bicchiere mezzo pieno, insomma, e vedo una certa funzionalità nel ampliare il campo semantico di un lessema se questo va a ridefinire i confini significato/significante.

    Cadiamo, comunque, in un complesso ragionamento che prende le mosse dalla famosa denuncia contro “l’antilingua” di Calvino. Non voglio scrive di più, ché già ho passato il segno, credo.

    Continuo a ringraziarla, comunque, per la risposta e, più in generale, per il suo lavoro, che apprezzo e seguo e stimo.

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