The Tesseract

Sei un giovane scrittore di successo: un caso mondiale, per il plauso ricevuto dal tuo primo romanzo, un thriller di viaggio da cui sarà tratto un film hollywoodiano. Continui a girare il mondo, e in particolare le Filippine, dove hai ambientato il tuo nuovo libro. Non hai il tempo di buttarti sul sofà a vedere una videocassetta, come i tuoi coetanei in tutto il mondo. E a ventiquattro anni, quando era uscito, non avevi visto Pulp Fiction. Capita. Lo vedrai, un giorno; ne hanno parlato tutti così bene. Ma adesso hai altro in testa: il nuovo libro è piaciuto all’editore, ti hanno chiamato raggianti e stanno già pensando ai diritti cinematografici. Avrai tempo, per vedere questo Pulp Fiction.
Alla Penguin Books è arrivato finalmente il nuovo testo di Alex Garland, quello di The Beach, che aveva venduto centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo, e aveva portato ancor più soldi coi diritti cinematografici. L’editor piomba nell’ufficio del suo capo entusiasta, ha l’aria di aver dormito poco. Il libro è una bomba, dice, l’ho divorato stanotte, hai presente Pulp Fiction? Avrà il successo di Pulp Fiction. Bene, ma che c’entra Pulp Fiction, gli chiede il suo capo. Ha la stessa trovata, risponde lui, peccato che arrivi dopo, ma sarà un successone lo stesso.
Sarà andata così la gestazione di The Tesseract, il nuovo libro di Alex Garland? Per chi non lo sapesse, nel 1996 Garland scrisse a ventisei anni un romanzo diventato di culto per la generazione dei giovani viaggiatori post-hippy, intitolato The Beach.
In Italia il libro (pubblicato da Bompiani nel 1997, col titolo L’ultima spiaggia) ricevette poche recensioni ed ebbe una diffusione silenziosa e giovanile frutto soprattutto del passaparola.
La storia era quella di un ventenne turista inglese da zaino e sacco a pelo che arriva a Bangkok e viene oscuramente a sapere di un ultimo eden sconosciuto alle rotte del turismo occidentale. Quando lo raggiunge vi trova una piccola colonia internazionale di giovani che ha scelto un racchiuso paradiso naturale per sfuggire alla propria civiltà e che fa da sentinella alla segretezza del luogo. La convivenza però cela tensioni e pericoli e si conclude nella distruzione del tesoro a cui il narratore e protagonista riesce a sopravvivere per miracolo.
Associato dalla critica al Signore delle mosche, a Cuore di tenebra e all’Isola del tesoro, il romanzo conteneva ancor maggiori riferimenti alla cultura popolare contemporanea e al cinema. E una storia tesa e inquietante, misteriosa, appoggiata sul sogno del viaggio e sulla ricerca di qualcosa, cullati da una generazione post-fricchettona e deideologizzata come semplici desideri di piacere e conoscenza di sé.
Tre anni dopo, alla vigilia dell’uscita al cinema del film di Danny Boyle (quello di Trainspotting) con Leonardo Di Caprio, Garland pubblica la sua attesa seconda prova (in Italia uscirà a settembre con il titolo Black Dog, sempre per Bompiani). The Tesseract (la parola definisce una figura geometrica iperspaziale) è ambientato stavolta nelle Filippine, che l’autore ha frequentato a lungo e ripetutamente nei suoi viaggi da studente, costruendo quella filosofia di viaggio deideologizzato e post-fricchettone che stava attorno alla storia di The Beach. Ma la storia di Tesseract è tutt’altra, un concitato intreccio metropolitano di tre vicende che si attraversano con trovate sapientissime e si concludono nel giro di poche ore e molti flashback. Ma il film di Tarantino non è evocato solo nella fantasiosa costruzione, ma anche nell’azione noir di spari, sangue e cattiveria illuminata da rare parentesi di umanità. A Garland va il merito di aver saputo ambientare tutto ciò in una cornice inedita, la città di Manila, e di saperlo fare bene: gli improvvisi lacci che riagganciano una storia all’altra sono a volte folgoranti. Ai suoi fans andrà forse la delusione di non trovare più le storie e i temi che avevano fatto il successo di The Beach. Per loro, resta la speranza di una degna traduzione cinematografica che arriva il prossimo inverno preceduta dai dubbi sulla scelta di Di Caprio (che pare si sia irrobustito per alcune scene da spiaggia) e dalle polemiche sui pretesi danni ambientali arrecati dalle riprese al parco naturale thailandese di Phi Phi Le, dove una spiaggia disboscata per girare la scena della partita di pallone ha mosso grandi proteste ecologiste e un invito internazionale al boicottaggio del film. Quanto a The Tesseract, il film è già allo studio e la somiglianza con Pulp Fiction gli gioverà. Ha la stessa trovata, peccato che arrivi dopo, ma sarà un successone lo stesso.