Ecco qua un pezzullo su iPhone

Tra due clienti del negozio TIM in Galleria a Milano è appena scoppiato un litigio, non si capisce bene perché. Hanno entrambi il numerino in mano. Una delle impiegate li ignora e spiega che capita spesso: tensione. In una settimana il negozio ha venduto trecento iPhone, e per ognuno ci sono tariffe da scegliere, spiegazioni da dare, moduli da compilare, attivazioni da compiere. Non è come vendere un cono fragola e pistacchio, due euro, avanti il prossimo. A volte il computer fa i capricci, e insomma: tensione.

Ma fuori dal negozio, salvo un “fisiologico” numero di apparecchi riportati per qualche malfunzionamento (una decina, in questo), le reazioni sono abbastanza eccitate. In tutto il mondo (Apple dice di aver venduto un milione di apparecchi nel primo weekend) la novità che è stata più apprezzata è l’introduzione dell’App Store, ovvero della gestione da parte di Apple dei programmi accessori prodotti da “terze parti”. Una specie di iTunes per le applicazioni, basta cliccare (tappare? che verbo vogliamo usare per il tap del dito sul video?) sulla sua icona e ci si tuffa in un mondo di programmini: ne sono stati scaricati dieci milioni nel solito weekend (molti sono gratis: li scarichi, li provi e li butti). David Pogue del New York Times si è mostrato in un video infantilmente rimbambito tra un videogame, un programma per suonare pianoforte e batteria, uno per disegnare, uno per trasformare iPhone in un telecomando. Ma in termini di utilità, per ora – usciranno programmi nuovi con una certa frequenza – i migliori sono probabilmente AIM (che permette di comunicare via chat con i vostri corrispondenti abituali) e quelli che vi mettono a portata di tap (eddai) le notizie aggiornate dai maggiori siti. Le radio del gruppo 105 hanno subito offerto un bel servizio per ascoltarle su iPhone con facilità, ma per ora la ricezione è assai scadente. Se siete appassionati di baseball, è formidabile il servizio (costa 3 euro e 99) che dà in diretta i risultati del campionato americano, consentendovi di vedere – a una notevolissima qualità video se siete su una rete wi-fi, altrimenti un po’ peggio – le azioni migliori appena sono state giocate (pensate al botto che farebbe una cosa del genere sulla Serie A di calcio, se la giungla dei diritti tv lo permettesse).

Insomma, ce n’è abbastanza per superare l’idea che iPhone sia un telefono. Come telefono, anzi, c’è sicuramente di meglio per qualità audio e efficienza di SMS, MMS (non ci sono), eccetera. Gli manca ancora qualcosa (il browser non legge Flash, la scrittura è sempre un po’ faticosa, non c’è un sistema di copia e incolla), ma è già un computer, da tasca.

update: stamattina Repubblica torna sulla questione tariffe e inghippi

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