L’era del provarci

Su Time c’è un commento di Barbara Ehrenreich sui pericoli e gli eccessi dell’ottimismo, celebrato da anni come mezzo primario per ottenere degli scopi e rendere le cose migliori. Barbara Ehrenreich sottolinea giustamente che poi i guai capitano, anche se hai lavorato tanto per essere ottimista, e che anzi l’ottimismo rischia di causare un calo di concentrazione sulla realtà e sulla concretezza delle cose: un metadone della vita. Ma la cosa che Ehrenreich avrebbe dovuto forse spiegare, e farla più breve, è che l’idea che le cose possano migliorare è un mezzo, non un fine: ed è un passaggio indispensabile per poterle poi migliorare. Oltre che una dote rara e da coltivare in tempi in cui quello che lei chiama realismo è stato in realtà sostituito da un cinismo presuntuoso che fa da alibi a pigrizie e rimozioni di responsabilità, complici anche molte realtà deprimenti. Il realismo vero è quello di chi pensa che, malgrado tutto, ci sia una chance: e che passi per credere che ci sia e provarci. E l’ottimismo vero è la stessa cosa..
Se vi sembra che stia parlando del Nobel a Barack Obama, è perché sto parlando del Nobel a Barack Obama.

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