Romano Prodi scrive all’Espresso e si lamenta dell'”esercizio di fantasia che ha preceduto, seguito e accompagnato il seminario di Caserta”, obiettando a chi ha criticato “l’aspetto lussuoso e costoso della riunione” che il seminario si sarebbe svolto in un luogo di proprietà della Presidenza del Consiglio, e quindi senza spese di affitto a carico della Presidenza stessa.
Mi permetto di segnalare a chi si occupa di comunicazione intorno a Romano Prodi (a dicembre si era parlato di una nuova campagna di comunicazione e immagine, direi piuttosto fallimentare, no?), che la comunicazione si chiama così per un semplice motivo. Non sto a farla lunga sul perché sia importante e come sia decisiva per supplire alla mancanza di sostanza o al pregiudizio sulla mancanza di sostanza, ma mi limito a metterla così: solo degli incompetenti o dei pigri falliti della comunicazione possono pensare di annunciare il “seminario” di un governo giovane e già mal visto (oltre che ladro per definizione, come ogni governo), in un posto che si chiama “la reggia di Caserta” (se poi pensi di sfangarla perché di fatto la riunione è in realtà “a un passo dalla favolosa reggia”, allora non capisci nulla nemmeno di come funzionano i giornali). Non importa che sia tua e non ti costi nulla: un esperto di comunicazione sa che è meglio riunirsi all’Hotel Ergife pagando l’affitto piuttosto che alla Reggia di Caserta gratis. Non a caso lo stesso Prodi parla dell'”aspetto” lussuoso: è dell'”aspetto” che si dovrebbero occupare gli addetti alla comunicazione. Si chiama “l’effetto che fa”. L’effetto che fa, ai nostri tempi di pregiudizi sfavorevoli, è tutto. È un discoro che meriterebbe lunghe digressioni (vi ricordate la tesi per cui i giudici sono cittadini come gli altri e “hanno il diritto di dire la loro”? Vi ricordate chi difendeva il diritto di Bill Clinton a farsi fare dei lavoretti?), quello sulla capacità di capire “l’effetto che fa”, e sul capire le limitazioni all’esercizio dei diritti suggerite dal proprio ruolo. Certo che hai tutto il diritto di celebrarti pomposamente nella Reggia di Caserta, soprattutto se non la paghi: però poi ti fischiano. E lo sciocco sei tu. E complimenti alla campagna d’immagine