Suzukimaruti scrisse a suo tempo dei deliri del correttore automatico dell’iPhone. Oltre a essere impostato in un modo controintuitivo, per cui dovete “tappare” sul suggerimento se NON lo volete, egli ha alcuni tic linguistici da veri ubriachi. Uno è l’accentazione di tutti i verbi che finiscono in “o” e quindi diventano passati remoti. Un altro è l’accentazione del “che”, che diventa sempre “ché”. Ma il più insopportabile, perché privo di qualsiasi casistica di sostegno, è quello che pretende di trasformare ogni vostro tentativo di scrivere “ma”, in “m’a”. Chiunque usi un iPhone ormai ha un’isterica familiarità con questa inedita espressione – “m’a” – che gli resterà dentro anche se quelli di Apple dovessero in futuro correggersi: nessun “ma” sarà più lo stesso, e ogni sua scrittura si accompagnerà a un brivido, e all’augurio del titolo di questo post