In queste settimane abbiamo discusso via blog delle vicende del Partito Democratico con Matteo Orfini e Francesco Cundari: che non si offenderanno se sintetizzerò alcune loro opinioni dicendo che – con le loro indipendenze di pensiero, per carità – vedono spesso con simpatia e condivisione le cose che dice Massimo D’Alema, ognuno a suo diverso modo e per diverse ragioni.
Adesso, io credo che siano due persone intelligenti, e sono spesso d’accordo con loro: altre volte mi sembra che il loro equilibrio di giudizio sia indebolito dal peso di certi fastidi e insofferenze personali che li stizziscono (e anche in questo vedo un tratto “di famiglia”): ma le discussioni online sono sempre un po’ equivocabili e competitive.
Ma fatta questa premessa per i lettori di passaggio, la cosa che volevo proporre loro di discutere è questa. Ieri sera Massimo D’Alema – di cui discuto i recenti metodi allusivi e laterali con cui ha scelto di interferire col PD, ma che quando affronta dei contenuti chiari ha spesso ragione – ha detto da Crozza la seguente cosa (ribadisco che gliel’avrei volentieri sentita dire alla Direzione Nazionale di due mesi fa, insieme agli altri pensieri che ha espresso sulla crisi del partito: che se li esprimo solo io non mi si fila nessuno, comprensibilmente):
“Quando ci sarà bisogno di trovare un nuovo leader io credo che debba essere una persona di un’altra generazione. A questo punto è il tempo di una nuova generazione: noi dobbiamo dare una mano perché questa generazione possa affermarsi e prendere nelle sue mani il destino della sinistra e spero del paese. Pretendo di essere creduto quando dico queste cose”
Ecco, alla fine di questa frase, mi sono trovato improvvisamente dalemiano (logica e storia vorrebbero che si dicesse che D’Alema si è trovato sofriano, ma sarebbe irrispettoso e presuntuoso: e poi io sono stato dalemiano altre volte e mi sono trovato bene): perché penso la stessa cosa e perché con le mie povere forze e insieme a molti altri sto cercando di “dare una mano perché questa generazione eccetera” ormai da qualche anno.
Però mi spiazza la battuta conclusiva di questo passaggio: “Pretendo di essere creduto quando dico queste cose”. Che pretesa è? Perché quello che dice dovrebbe essere così indubitabile? Lo sarebbe se i fatti ci dicessero di un D’Alema da tempo all’opera nella costruzione di una nuova classe dirigente, o se ci mostrassero persone “di un’altra generazione” pronte a “prendere nelle loro mani il destino della sinistra” grazie all’opera e all’aiuto di D’Alema.
Ma quali sono le prove a sostegno di questa pretesa di credibilità? Dove sono queste persone?
Mi piacerebbe si trattasse di Cundari e Orfini, per esempio. Ma il primo dichiara di non volerne sapere, e il secondo ha mostrato fino a oggi di preferire altri rapporti con la politica. Sono gli unici due meno che cinquantenni che mi vengono in mente. E allora cosa ha fatto fino a oggi Massimo D’Alema per “dare una mano” in questo senso e “pretendere di essere creduto”?
Questa è la prima cosa che non ho capito, e se vogliono me la possono spiegare i suddetti Orfini e Cundari, oppure rispondere “E che ne sappiamo noi? Non ci viene in mente niente, ma chiedilo a lui”.
Mentre invece a loro due vorrei chiedere direttamente: che ne pensate? Siete d’accordo con questa (nuova, ai miei occhi) missione di Massimo D’Alema? È in contraddizione con le vostre frequenti critiche ai progetti di rinnovamento generazionale? Come si espliciterà, secondo voi?
Mi interessa.
(apro persino i commenti, toh: non si dica che)




Senza dubbio d’accordo e desideroso di vedere questo processo all’opera. Mi aspetto azioni pratiche di Massimo D’Alema in questo senso, per identificare e far crescere una classe dirigente in cui la mia generazione si possa riconoscere.
D’altra parte penso che siano anche i rappresentanti di questa generazione a doversi smarcare dalle logiche di partito e proporsi per un rinnovamento fattivo, a partire dal territorio magari. E che il prossimo convegno sia il luogo in cui porre praticamente questo tema.
Infine, ho fatto un commento su Wittgenstein. Gaudio.
Solo per rilevare, senza particolare farragine, che: “pretendo di essere creduto” non vuol dire “quel che dico è indubitabile”. La prima cosa significa, grosso modo: “pretendo che non mi si attribuiscano atteggiamenti complottardi e golpistici, diversi da quelli che dichiaro”. Non mi pare che in nessun modo questo significa: pretendo che le mie opinioni non possano essere revocate in dubbio (che dovrebbe essere più o meno il significato ordinario di: “quel che dico è indubitabile).
Caro Luca, è abbastanza chiaro che D’Alema vuole un nuovo leader giovane e ingenuo (anche se magari di un certo appeal) in modo da poter esercitare la funzione di “consigliori / reggente”. Sinceramente: tu ce lo vedi D’Alema a dire: “cari ragazzi, sapete che è? Ho sessant’anni e me ne vado in pensione”. Io proprio no. E un nuovo leader “morbido e inesperto” è proprio quello di cui ha bisogno per continuare a macchinare e tessere…
Anche io ieri guardando Crozza Italia mi sono ritrovato ad essere sia dalemiano che cofferattiano. Il 2′ mi è sembrato più attendibile però, oltre tutto pare che la sua carriera politica sia al termine…
Ci possiamo fidare?
Il futuro è dei Letta: Gianni al Quirinale ed Enrico a Palazzo Chigi.
Ciao. A un D’Alema traghettatore verso il nuovo francamente non credo affatto. La penso più come Antonio Strategico.
E credo anche che l’unico rinnovamento possa giungere dal basso e dall’ambito locale. A patto però di aprirsi sul serio al nuovo e alla società e di rimettersi in gioco anche persino là dove – penso alla mia Toscana – esiste una consolidata (in certi casi anche troppo) tradizione di governo. Perché, sinceramente, molte delle giovani leve, promettenti e in ascesa (di qualcuna delle mie parti hai scritto anche tu di recente)di nuovo – nelle idee come nei metodi – hanno ben poco…
Ciao Luca, vorrei puntare l’attenzione sull’argomento giovani: se D’Alema, che tanto può, fosse stato davvero interessato a creare in futuro una classe dirigente di sinistra giovane, avrebbe potuto farsi sentire a livello nazionale per dare più incisività alla azione della “Giovanile” del Partito Democratico le cui Primarie hanno invece tristemente ricalcato quelle del partito maggiore e che sembra più evanescente che mai.
P.S.: ‘sto fatto dei commenti mi ha spiazzato, avvisaci la prossima volta che altrimenti mi prende un colpo…
“So anche bene che una generazione come la nostra è logorata e segnata dalla fatica di questa transizione e credo che verrà, tra non molto tempo, il momento in cui non ci sarà più bisogno di noi.” …
“Dovete stare tranquilli che nel momento in cui avremo – e per parte mia avrò – la comprensione di non essere più utile a questa difficile transizione ci faremo da parte. Non ho dubbi – ed è giusto che sia così – che voi me lo farete capire ed io cercherò di arrivare un minuto prima di quel doloroso momento.”
Questi frasi sono di D’alema. Impegnative no?
Le ha pronunciate in un suo felice intervento di qualche giorno fa…era il 15 gennaio 2000, congresso dei Ds a Torino, Veltroni Segretario…politicamente tante troppe cose sono successe e siamo ancora qui a prlare delle stesse cose con gli stessi protagonisti e le stesse parole.
il problema caro Sofri è che i migliori argomenti vengono a cadere se chi li esprime ha visto disperdere una sua personale credibilità
Premesso che quando D’Alema era in onda da Crozza io stavo vedendo Palermo Milan, e quindi non ho sentito cosa ha detto, immagino che il “pretendo di essere creduto” fosse riferito al complesso del discorso, come a dire fa fede quanto dico qui e non quanto mi attribuiscono nei retroscena dei giornali.
Sulla seconda questione penso quello che ho sempre pensato (e sempre detto a D’Alema).
Ovvero che quando emergerà qualcuno davvero in grado di essere leader più di quelli che ci sono adesso, non avrà bisogno di nessuno che favorisca la sua ascesa.
Questo a prescindere da quanti anni avrà,
e dal tipo di partito che si troverà a dirigere. Che poi, in fin dei conti, mi sembra essere il tema vero che stiamo utilmente discutendo da un po’.
Encomio all’astuzia di D’Alema: riesce a riproporsi per mettersi da parte (bella contraddizione!). Così ottiene il consenso anche di chi non lo vuole più tra le scatole.
Matteo, io ti consento anche quest’ultimo argomento (“quando emergerà qualcuno davvero in grado”). Ma non può diventare un alibi per chi ha responsabilità politica e di partito: favorire la creazione di una classe dirigente futura, creare le condizioni e dare una mano perché il partito esista e sia ben gestito anche tra dieci anni, sono responsabilità secondo me indiscutibili di qualunque dirigente. Ti ricordo le scuole quadri, e mille altre iniziative dedicate esattamente a questo. E non bastasse, ci sono le parole di D’Alema stesso. Non devi confondere il dare gli strumenti per la crescita di nuove classi dirigenti con la coltivazione di pupilli di scarse capacità. Quello che dici tu – l’emergere di qualcuno eccetera – non è in contraddizione con quello che dice D’Alema (o che dico io): anzi. D’Alema stesso non sarebbe “emerso” se – l’ha raccontato lui stesso ancora ieri sera – il partito non avesse deciso di dargli opportunità, farlo “studiare” e metterlo alla prova.
Di questo stiamo parlando, non di prendere degli sfaccendati per strada e nominarli ministri. Ovviamente.
E penso che potremmo fare in generale più sforzi per individuare le similitudini, in quello che andiamo dicendo, piuttosto che cercare contraddizioni e divisioni dove non ci sono: ma capisco che litigare e criticare sia più divertente.
Quanto al “pretendo di essere creduto”, potete ascoltarlo dal minuto 22, qui: io sono abbastanza convinto che si riferisse a questo, ma il pensiero di D’Alema è spesso sfuggente.
Luca.
beh, ma d’alema le stesse identiche cose le ha dette alla festa del’unità (o come si chiama ora)
a firenze in settembre, forse anche prima, ma così ricordo io. quindi non mi paiono grosse novità. con tuttissimo il rispetto che uno può avere per orfini e cundari, ecco, come rinnovamento francamente mi parrebbe un po’ *troppo*. non si può fare una via di mezzo? ma il problema drammatico è che il PD per avere un’idea di ricambio generazionale ora dovrebbe copiare la lega, e vedere che tipo di curriculum politico si è fatto uno come zaia, per dire. ovviamente scelto dall’alto, ma spedito in mezzo alle campagne del veneto a crearsi la sua constituency, credo si dica così, e solo dopo spedito al ministero; ed è giusto, perchè il consenso è l’unica cosa che garantisca l’indipendenza di un politico dal vertice del partito. il problema è che di giovani del PD se ne vedono pochi in giro, a crearsi la famosa constituency; e per farsela ci vuole un bel po’ di anni di lavoro in giro per fiere, camere di commercio, sindacati, associazioni, eccetera.
D’Alema prima delle intercettazioni che a domanda risponde: “Veltroni leader del Pd? Non finchè sarò vivo io”.
D’Alema dopo le intercettazioni che chiede a Veltroni di candidarsi alla guida del partito.
Queste due cose non se le ricorda nessuno? Non importa, cambiamo esempio.
Cofferati che porta in piazza le persone, e D’Alema che dice che mica può avere un ruolo nel partito così, tutto d’un colpo. No, prima deve farsi le ossa. Vada a fare il sindaco di Bologna.
Ancora: la Gruber che prende un-milione-di-voti. Di preferenze, intendo. Un milione, più di Berlusconi. E diventa forse una voce del partito? Una persona da mandare a dibattere, nei salotti o nelle piazze? No, sparisce: ora non è che io ami in modo particolare la Gruber, però i voti li aveva presi, no? E oggi conduce Otto e Mezzo, che non è esattamente una carica di partito.
Allora forse, dico forse eh, nel partito ci sono poteri forti, e altri meno forti, e D’Alema è uno dei fortissimi, uno che se vai nel consiglio comunale di un paesino di mille abitanti scopri che metà dei consiglieri è dalemiano, perché ce li ha messi lui, perché votano come dice lui. E altri sono veltroniani, e altri rutelliani, e via così. E infatti a posare il sedere in tivù ci vanno loro. E se il dibattito sul Pd prende una piega che a loro non piace hanno schiere di direttori di giornali compiacenti pronti a suonare la grancassa per loro.
Oggi il Pd ha uno zero tondo negli obiettivi politici, zero nel rinnovamento, zero nella ideazione di un chiaro disegno su cosa ci si farebbe, con questo Paese, se si fosse al posto di Berlusconi. E questo è lo zero peggiore di tutti. Si sente D’Alema di dover fare un passo indietro per questo? Certo che no. Conta qualcosa che si siano svolte delle primarie, e che la base si sia espressa non solo per Veltroni, ma per una guida nuova e per una classe dirigente del partito più giovane e diversa, moderna? Solo nominalmente.
E allora forse, ma dico forse eh, questi poteri forti impediscono che nel partito ci siano altre voci, perpetuando il loro stesso potere.
Poi vanno da Crozza e “pretendono” che non sia messa in dubbio la loro buona fede. D’Alema ammetterà che è un po’ dura.
Io l’ho interpretata come un’obiezione preventiva alle critiche che si ricevono quando si dicono cose simili: “tutti bravi, parole” “lo dite da 10 anni” e così via…
Io ho sempre pensato (e detto) che uno dei più grandi limiti storici di questo gruppo dirigente è quello di aver disarticolato gli strumenti della formazione politica e di non aver difeso con la necessaria forza un’idea di partito che consentisse di salvaguardare la sovranità della politica (e quindi la sua capacità autonoma di rinnovarsi).
E ho sempre pensato che il pd potesse essere la risposta a quelle debolezze.
Su questo siamo d’accordo (appunto, le similitudini, non mi sembrava di aver cercato la lite!).
Insomma, per come la vedo io o c’è un partito vero, autonomo culturalmente, sovrano e forte, oppure manca il campo di gioco in cui può avvenire il rinnovamento vero.
E per questo mi arrabbio quando vedo quello che il pd è oggi.
Ho seguito l’intervista e mi pare che quel “pretendo di essere creduto” significa, alternativamente: o il buon Massimo sa di non aver più credibilità alcuna oppure è un semplice tentativo di depistaggio (“pretendo di essere creduto, del resto non ci credo nemmeno io…”).
Non vorrei fare un commento più lungo del post, che è maleducazione. quindi dico solo due cose. 1) non mi pare, e del resto proprio il tuo post lo dimostra, che le nostre divergenze abbiano molto a che vedere con d’alema (con il quale non sono né d’accordo né in disaccordo: dipende dal nome e dal cognome che dà a “ricambio”, e dalle alternative). 2) sul fatto che il “primo compito di un dirigente politico sia preparare la successione” sono pienamente d’accordo con te (e con Gramsci), e penso pure che questo compito (non secondario, essendo per definizione, appunto, il primo) d’alema non l’abbia adempiuto né punto né poco, a suo tempo, quando ne aveva modo. Ma penso anche che non sia questo il punto della nostra discussione, che per me resta la concezione della democrazia invalsa nel pd, nei partiti in generale, e in italia in generalissimo.
>Sono gli unici due meno che cinquantenni che mi vengono in mente.
“meno che cinquantenni” is not good enough. Forse neanche “meno che quarantenni” va abbastanza bene.
Facevo per accontentarmi, dati i tempi.
L.
per punti:
1) D’Alema ha compito la classica “excusatio ecc”. Sa di avere poca credibilità. Nel Paese, dico. Ormai, e io concordo con il mainstream, è opinione diffusa che lui giochi a favore di Berlusconi. Se non è così, è molto meno intelligente di quello che qualche battutina acida gli fa credere di essere. é accusato di essere un fautore della caduta Prodi del ’98. Di aver salvato Berlusconi da norme sul conflitto di interessi. Di trascinare il centrosinistra così lontano dalla sinistra che ormai potrebbe mettere a riposo Berlusconi e nessuno noterebbe il cambio di guida. Aggiungo che l’episodio di Latorre (suo sodale) e i pizzini e molto molto più grave di quello che D’Alema (e anche tu,Luca) ammettiate o capiate. E’ una sberla per l’elettorato. Che sarebbe quel qualcosa che poi ti manda o non ti manda al Governo, così per dire.
2) l’idea del ricambio generazionale mi uzza di tentativo di mettere un giovinotto di comodo, che probabilmente D’Alema ha già a mano.
3) E comunque, sempre la politica che gira intorno. Saranno loro che hanno nella testa un maledetto muro, e non è quello di Berlino.
Perchè mi viene in mente Veltroni da Fazio che annuncia il suo ritiro dalla politica a fine mandato da sindaco di Roma e poi si è visto come è finita?
Che poi, da un’analisi strettamente letterale del contesto, si potrebbe anche facilmente dedurre che si voglia intendere un’altra generazione rispetto a quella del leader attuale. Una nuova generazione non è necessariamente una generazione successiva; non mi pare abbia detto esplicitamente questo, no?
L’uomo è un gran furbacchione…
Siccome qui si parla di constituency e di disarticolazione degli strumenti della formazione politica, vorrei riportare tutti rasoterra con un esempio. Alle amministrative della mia città il Pd ha pescato nella così detta società civile per candidare qualche nome. Tra questi, una persona che conosco: avvocato, onesto, lavoratore, con una visione non manichea del mondo, una persona per bene. Ah: quarantenne. E infatti ha preso più voti del capolista – uomo di partito. E quello stesso partito gli ha chiesto di farsi da parte e lasciare il posto in consiglio a favore dell’uomo di partito perché mica lo si poteva rimpiazzare così. Lui, comprensibilmente, si è incazzato parecchio e ha mollato.
Ora, se un partito decide che può fare a meno delle persone capaci e oneste, quando ne avrebbe bisogno come dell’aria, qualcosa non va. Ha preso i voti, qualcuno mi spiega cosa altro doveva fare? So che annoia tornare sempre a Obama, ma nel Pd uno così sarebbe stato messo a organizzare i caucus del Delaware, a “farsi le ossa”. Questo non è creare “constituency”, questo è il potere che difende se stesso.
caspita che novità i commenti aperti!
Io penso che dovremmo credergli.
Ieri D’alema, libero come non mai ha fatto testamento politico in diretta. (luca lo ha fatto dove l’eco sarebbe stata più vasta, ognuno ha il proprio “Porta a Porta”… )
Ieri ha rivendicato, di essere un “comunista”. Con orgoglio e un pizzico di nostalgia. Ha difeso le scuole di partito, ha citato Togliatti (Togliatti!!! nemmeno Berlinguer!). Ha raccontato e rivendicato un idea di politica e di partito che di fatto non esiste più. E D’alema è troppo intelligente per non saperlo. E per sapere che non si può finire come Ferrero E Ferrando.
Ieri è stata la sua spoon river. Ieri ci ha spiegato che lui non è uno del PD. Non in senso stretto. Che appartiene ad un altra generazione non solo anagrafica ma mentale.
Per questo si fa da parte. Per questo gli sembra così ovvio, dopo un intervista simile pretendere di essere creduto.
E per questo dovremmo credergli.
è stato troppo tenero in questi anni con Berlusconi, come anche il suo amico nemico. E non si doveva esserlo.
Chiaramente il “Luca” di due commenti fa in realtà è Massimo D’Alema, che saluto e ringrazio per l’attenzione. L.
Dopo aver letto i post delle ultime 48 ore , leggere questo in cui sono stati addirittura aperti i commenti su wittgenstein.it ,e data la rarità del fenomeno ha una certa rilevanza, relativamente a una dichiarazione di D’Alema (per giunta da Crozza), non posso trattenere un sorriso.
A questo punto non possiamo che aspettare con grandi aspettative quali incredibili azioni potrebbero seguire a delle, eventuali, dichiarazioni di Irene Tinagli (a zelig?).
:P :P
No credo quello sopra sia lui, D’Alema sa fare buon uso degli apostrofi.
Volevo scrivere qualcosa di intelligente, con la grande occasione dei commenti aperti, poi mi sono perso leggendo gli altri.
La butto lì, la moda della primavera estate 2009 sarà: come far crescere i giovini del PD. D’Alema che è il trend setter ce lo ha anticipato. Noi che siamo cool hunters siamo già qui a discuterne
Finalmente qualcuno che prova a far aprire gli occhi.
Avevamo la strada spianata davanti dopo che Prodi e Ciampi erano riusciti a farci entrare nell’euro. In qualsiasi altro paese avrebbero fatto un monumento a Prodi.
Ma siccome a “baffetto” non andava giù di passare in secondo piano, ha pensato bene di fregarlo cercando di prendersi tutti i meriti. Nel frattempo ha spianato la strada al capitalismo senza soldi (Colannino) ed a Berlusconi per non aver voluto fare la legge sul conflitto di interessi. Poi ci ha trascinato ai minimi storici con la storia della BNL e delle intercettazioni.
Una volta messi tutti noi nella ….. fino al collo ha lasciato strada al suo rivale e gli ha fatto fare tutta la fatica di creare un nuovo partito. Ed ora che c’è da raggranellare qualcosa, bello bello con le sue battutine acide che fanno tanti proseliti e che lo fanno passare per intellettuale, vuole anche scegliere il futuro giovane segretario. Inizia a mettere i bastoni tra le ruote (vedi Latorre e Villari), e poi dice che lui non c’entra.
Estendendo il concetto espresso da Moretti a suo tempo e riportandolo ai nostri giorni, mi verrebbe da dire che non solo con questa dirigenza ma nemmeno con questa nuova Direzione Nazionale andremo mai da nessuna parte.
Dare ancora un minimo credito a D’Alema significa non aver percepito quasi nulla dei motivi che portano parecchi di noi a non votare più PD.
I cosiddetti giovani del PD dovrebbero combattere queste persone, altrimenti va a finire che aveva ragione D’Avanzo con il suo articolo di pochi giorni fa.
i commenti di paolocoss, #13 e #22, sono semplicemente fantastici. complimenti.
veramente non sono D’alema.
Anzi mi sembra di capire che i commenti sono aperti solo per essere liberi di dire che D’alema è un falso.
Se si prova ad azzardare un analisi diversa, parte la presa per i fondelli.
Bello.
va bene, bambini. la ricreazione è finita, ora a casa a lavare le manine ché c’è la recessione e voi state a pettinare bambole
Il “pretendo di essere creduto” realisticamente va interpretato come “persone franche come me non ce ne sono tante a giro”.
Annoto che la sua storia personale è tutt’altro che quella di un poltronista: se lo fosse stato si sarebbe iscritto alla DC e non certo al PCI (ed avrebbe fatto il premier almeno una mezza dozzina di volte).
Si è dimesso come capo del governo avendo perso solo elezioni regionali (e non certo politiche) e con la sua coalizione che fece registrare un risultato significativo (a memoria il 45,1%, comunque uno sproposito in più rispetto alle passate politiche).
Ed è scontato che al posto di Veltroni dopo le passate politiche si sarebbe dimesso.
Si fa presto a dire che negli ultimi 147-148 anni la sinistra sia stata al governo solo con lui e Craxi (Amato a margine).
Craxi è collegato, oltre che a Berlusconi, all’esplosione del debito pubblico in Italia.
Nel 1999 avemmo l’inflazione più bassa dal 1968 ed il deficit più basso dal 1961.
Nel 2000, l’anno della staffetta con Amato, il PIL in Italia salì del +3,6%.
Ha beneficiato di un bel periodo, ma non si è mai visto nessuno dimettersi per una sconfitta ad elezioni locali, con un risultato percentuale di rilievo e potendo vantare risultati importanti durante l’attività governativa.
E se si fosse impuntato sul Quirinale dei voti sottobanco dalle file dei berlusconiani gli sarebbero arrivati.
Ha ogni sacrosanto diritto di essere creduto quando rivendica la sua franchezza ed il suo non essere un poltronista perché è praticamente l’unico che possa vantare una storia personale in quella direzione.
Anche se per la verità sono più contento quando cena con Ciampi e ne ascolta i consigli che non quando si fa portatore del giovanilismo.
Perché, con tutta franchezza, non è che si veda granché di positivo fra le nuove leve.
ho già infilato le chiavi e preparato il navigatore…TUTTI A GALLIPOLI!!ah:qualcuno avverta Caldarola.
Ah, per la cronaca, quello precedente è il mio unico commento in questo blog.
Ho messo il cognome perché abbiamo un nome troppo diffuso.
Anche io sono d’accordo con paolocoss, commenti #13 e #22. Non è necessario che aggiunga altro ai suoi commenti, voglio solo invitare quelli che passano di qui a leggerli per bene. E non per essere negativi, ma perché aiutano a capire perché il PD è quello che è, e rischia di esserlo per un bel po’.
Luca (mi riferisco al titolare di questo blog) questo tuo “essere dalemiano” (nel senso spiegato nel tuo post) non rischia di essere in contraddizione con ciò che hai scritto a proposito dell’articolo di Giuseppe D’Avanzo di qualche giorno fa? Cioè: c’è proprio bisogno dell’aiuto di D’Alema (e di tutto quello egli che rappresenta, nel bene e nel male)? Non ce la si fa da soli? E se si ha bisogno della “spintarella” dalemiana, che speranza di andare oltre il cambiamento generazionale è possibileimmaginare? (E comunque, quel “Pretendo di essere creduto quando dico queste cose” ha nome e cognome: Filippo Andreatta). Grazie
Ah, a proposito di ricambio generazionale: grazie per “Fly me to the moon”
co’ tutti ‘sti non ci sto capendo più nulla
Perfettamente d’accordo con paolocoss (#13). Mi permetto di aggiungere una cosa: sono convinto che D’Alema non menta quando parla della necessità di dare una mano alle nuove generazioni. Credo però che il “dare una mano” sia inteso come pura e semplice cooptazione e che in tal senso vada bene qualsiasi persona “nuova” (o percepita come tale) che perturbi il meno possibile gli equilibri di potere all’interno del partito. Personalmente, ho interpretato in questo modo le scelte di Prodi prima e Veltroni dopo: sono anche convinto che la grande occasione per cambiare le cose sia già passata, e sia stata la formazione del Partito Democratico. E’ in quel momento che andavano riscritte le regole, anche a costo di perdere pezzi importanti di cui, sinceramente, non so se si sarebbe sentita la mancanza, vista la piega che hanno preso le successive elezioni. Purtroppo, da come sono andate le cose, rimango molto scettico sulla possibilità e sulle reali intenzioni di una classe dirigente ormai pesantemente compromessa di riformare se stessa.
Credo che Travaglio si sia segnato l’esternazione di D’Alema per una futura “Carta Canta”.
Ho l’impressione infatti che ormai la promessa di “spazio ai giovani” stia diventando come quella “più ministri donna” o altri slogan demagogici e strappa consenso.
Non è impossibile che un under 50 prenda le redini del PD. E’ impossibile che le prenda grazie a D’Alema. Le prenderà partendo dai blog, per scendere poi nelle strade, nelle università, sfidando il prossimo leader plebiscitario alle primarie. Potresti essere tu, Luca, potrebbe essere il tuo amico Corritore, con un bel po’ di rincorsa in più. Davvero molta di più.
Se venite fuori, noi vi votiamo.
Un under 30.
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ma cuperlo? non era cuperlo la grande, nuova speranza del pd. ce lo siamo già dimenticato?
a me piace anche
oggi VELTRONI non ha firmato il manifesto del partito socialista europeo(pur dicendo di condividerne i principi) ma FASSINO si,in qualità di segretario dei DS(i DS??).Intanto la BINDI ha dichiarato che non entrerà mai nel partito socialsta europeo sottolineando che “non siamo tutti RED”.Il PD appena cominciato è già finito.
Trovo nauseante quasiasi forma di discriminazione o di pregiudizio.
Il pregiudizio generalizzato sull’eta’ e equivalente a quello che si basi sul sesso, sulla “razza”, sulla provenienza geografica, sulle caratteristiche fisiche (alto o basso, biondo o bruno ecc.).
Qualsiasi giudizio che qualifichi le persone non per quelle che sono e valgono individualmente ma per categorie generali e’ rivoltante ( e questo sia che possa servire a discriminare qualcuno perche’ giovane sia che lo discrimini perche’ anziano).
massimo serini
ho perso un punto di domanda per strada,
comunque amplio un attimo.
è solo attraverso il tanto evocato “rinnovamento generazionale” che questo parito può ottenere qualcosa.
il motivo per cui è nato e la sua vocazione è quello di essere un grande partito, abbastanza da vincere le elezioni.
“con questi dirigenti non vinceremo mai” aveva detto moretti, e al di là di tutto aveva ragione.
se non c’è riuscito veltroni (il miglior candidato possibile e una buona campagna elettorale) sarebbe ridicolo pensare di provare con d’alema o fassino o bersani o chiunque di quelli.
e veltroni è sufficientemente sputtanato, non lo voterebbe neanche una persona in più di quelle che lo hanno già fatto, probabilmente anzi qualcuna in meno.
quindi se prima o poi volessimo vedere questo partito “moderno, democratico, laico e di sinistra” vincere le elezioni, bisognerebbe rompere il più possibile con il passato, ne sono convinto.
e all’orizzonte non vedo altri che cuperlo.
probabilmente queste cose le ha capite anche d’alema, pronto magari quindi a spingerlo, visto che è uno “vicino a lui”.
spero di non essermi dilungato troppo e di non essere andato troppo fuori tema.
D’alema si è dimesso per una sconfitta alle elezioni locali perché, piccolo particolare, non era stato eletto dal popolo, ma da un ribaltoncino di cossiga. Quindi per favore, mi pare il minimo. E quanto ai miracoli del governo proi amato d’alema, beh, erano anni di vacche grasse per tutti, e se in america si cresceva al 5, in europa al 4 e in italia al 3. Come al solito.
Non è certo merito del governo in carica la crescita del pil.
Penso che il PD non sia né un partito liquido né un partito old school.
Il PD è un orizzonte vuoto in cui scorrazzano tanti capetti che vanno l’uno contro l’altro dandosi spallate. Quanto di nuovo dovrebbe emergere (sia una persona o un’idea) o passa inosservato o rischia di rimanere schiacciato. Vale per il classico duello Veltroni – D’Alema ma anche, ad esempio, per la crisi della giunta sarda (con le eccezioni del caso, che ci sono e non poche).
In un partito normale le diatribe e i contrasti troverebbero soluzione, o un minimo di equilibrio, mediante strutture reali e riconosciute. Ma quelle del esistenti sono evanescenti (le primarie, la direzione nazionale, ..) e le decisioni, quando miracolosamente vengono prese, sono confuse e malferme. Non è dialettica quella del PD è guerra tra bande.
Per ora il partito esiste solo nelle dichiarazioni contrastanti dei vari capetti e in nessun altro luogo o modo. Bisogna separare il partito dalle sue facce, dare credito alle sue strutture.
Finché le cose stanno così non può esserci ricambio. Come si fa ad entrare in campo a giocare al posto di D’Alema e Rutelli se non c’è panchina e addirittura D’Alema e Rutelli non sono in campo ma sono il campo?
Per il resto grosso modo concordo con Paolocoss (#13, #22)
ps: chiedo scusa per le sgrammaticature, se ci sono, ma è l’una passata e la voglia di lasciare un commento su Wittgenstein ha avuto la meglio. sul sonno.
>ribadisco che gliel’avrei volentieri sentita dire alla Direzione Nazionale di due mesi fa, insieme agli altri pensieri che ha espresso sulla crisi del partito
Se non fosse che D’Alema, a differenza di altri, non fa parte della Direzione Nazionale del PD.
La distinzione e’ sottile, ma conta, quando si tratta di esaminare l’operato dei trentenni, quarantenni o cinquantenni che in teoria stanno nella suddetta direzione per dare una linea politica.
Per favore: D’Alema è nella Direzione Nazionale del PD.
Vorrei rompere ancora un po’ le scatole. A proposito dei volti nuovi, quanti elettori del Pd, della base storica cattolica ed ex comunista intendo, sono davvero pronti a scegliere, anche solo alle primarie, una persona nuova, soprattutto se con essa si presentano anche idee nuove sul Paese? Non è che forse, nel segreto dell’urna, quando in ballo c’è la guida del partito o del Paese, l’elettore del Pd sia in fondo diventato un conservatore non disponibile a lasciarsi alle spalle idee tipo “D’Alema comunque è più intelligente”, e “quando gli strinsi la mano alla festa dell’Unità”, e “in fondo Amato è pure lui molto intelligente”, e “non sono pronto all’idea che il partito ridiscuta i suoi rapporti con i sindacati (anche se faccio parte della classe media e non sono iscritto)”, e “ho paura anche solo all’idea di discutere di una riforma del sistema giudiziario”, e “a parte portare via le reti a Berlusconi non ho idea di come riformare le telecomunicazioni, l’importante è che non tolgano il tiggì delle 12,25″. Secondo me no: ci sono sicuramente molti motivi per cui la candidatura di Scalfarotto non aveva avuto un riscontro importante, ma uno di questi è dovuto al fatto che la gran parte della base del partito non è pronto a metter da parte i vecchi leader, non importa quanto perdenti si siano dimostrati, sono arrivati al punto che la loro massima aspirazione politica è vedere i soliti, confortanti volti noti dire no quando Berlusconi dice sì, e viceversa. E’ una sorta di legge universale: visto che dopotutto Berlusconi è quel che è perché è il suo elettorato ad essere così, lo stesso vale anche sull’altra sponda.