Sulla scuola

Seguo il dibattito sui diritti presunti della scuola privata da molto tempo, con una duttile opinione che niente ha ancora scalfito. La mia duttile opinione dice che ci sono ottime scuole private in cui ottimi insegnanti educano ottimi studenti che ne escono ottime persone. Cosa di cui essere lieti, nei casi in cui avviene: ma non da celebrare come grande conquista della scuola privata, che conosce anche casi di mediocri scuole con mediocri insegnanti che insegnano a mediocri studenti, o che li rendono tali. È insomma, per la comunità, un’impresa privata che offre un’alternativa a un servizio delicato e importante, che è tenuta a soddisfare.

Poi c’è la scuola pubblica, che offre lo stesso servizio a partire da un’idea di responsabilità pubblica di un paese nei confronti dell’educazione e della crescita dei propri cittadini. Non a partire da un’idea di supplenza a favore di coloro che non si possano permettere educazioni più costose. La differenza è rilevantissima. La scuola, per l’Italia e per la sua Costituzione è un impegno, un progetto e una necessità sociale: esaurienti e soddisfacenti. Lo sono stati per molto tempo, non è un’utopia irrealizzabile.

Nei casi in cui non lo siano, questo è molto grave e lo si deve affrontare rendendoli esaurienti e soddisfacenti con le iniziative e gli investimenti necessari. Consentendo in ogni caso a chi non li ritenga soddisfacenti ed esaurienti di scegliere servizi scolastici alternativi riconosciuti dallo Stato, a partire dall’idea dell’obbligo scolastico. Quali siano i criteri su cui una famiglia ritenga non soddisfacente l’insegnamento pubblico e ne scelga un altro non è affare dello Stato, che si limita a legittimare le scuole che rispondono a degli standard educativi sufficienti e offre libertà di scelta a tutti.

Fine della questione. Nessun finanziamento della scuola privata ha senso dentro questa lettura: meno che mai quando sottragga fondi al soddisfacente funzionamento della scuola pubblica. Sarebbe piuttosto sciocco sostenere che la scuola privata ha bisogno di soldi per poter supplire alle mancanze della scuola pubblica, mancanze derivate dalla scarsità di soldi.
Quanto alla tesi “ideologica”, quella che chiede rispetto per un differente insegnamento, non ha niente a che fare con i finanziamenti: il rispetto c’è, e si concretizza nella libertà di praticare differenti insegnamenti e nel loro riconoscimento ed equiparazione. Ma sostenerlo economicamente equivale al riconoscimento da parte dello stato che la propria offerta educativa non sia soddisfacente per definizione. Mentre per definizione e Costituzione lo è, e ogni sforzo deve essere dedicato a questo.

Seguo il dibattito sui diritti presunti della scuola privata da molto tempo, e non ho mai letto una parola che abbia indebolito la mia duttile opinione.

Altre cose:

74 commenti su “Sulla scuola

  1. george kaplan

    Aggiungo.
    Quando la nostra Costituzione laica dice all’art. 19 che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede, dice, sostanzialmente, “tutti siamo liberi di credere o di non credere”.
    Ma se “stato laico” significa stato non credente, allora significa lo stato “tollera” i credenti.
    E a me non piacerebbe affatto essere un “tollerato”.

  2. ro55ma

    Finanziare la scuola privata (e con l’aria che tira, togliere un pezzettino alla statale) o non farlo ed evitare così (anche) di riconoscere che l’offerta statale è insoddisfacente? Non credo ci siano Paesi paragonabili all’Italia in cui funge totalmente così e invece, insisto, dappertutto, anche in presenza di spaccature fra credenti e non credenti, in realtà si cercano le migliori e più efficaci sinergie. Finanziare gli asili nido privati piuttosto che costruirli e mantenerli (e poi le elementari in casi particolari, i professionali salesiani seri, ecc.) è la realtà non l’opzione possibile.
    Tutto ciò ci porterà alle famiglie-scuola americane, al mix inglese (classista, religioso, razziale, ecc.) o semplicemente definirà soluzioni più razionali (e meno ideologiche) anche in Italia.

  3. mico

    @Ryoga, come ha detto benissimo Luca nell’articolo che stiamo commentando,”la scuola pubblica offre un servizio “a partire da un’idea di responsabilità pubblica di un paese nei confronti dell’educazione e della crescita dei propri cittadini”, non è uno dei tanti servizi a disposizione o una scappatoia per chi non ha soldi.
    Da questo punto di vista, una scuola privata è un di più, che avrà una proposta differenziata, si presume per eccellenza o specializzazione, ma deve competere con il meglio che il paese si propone di offrire.
    I miei tax dollar, comunque devono andare nel meglio possibile del servizio pubblico. Ho regalato computer alla scuola, configurato sistemi, supportato insegnanti elementari, portato la carta igienica e ci ho messo del mio, così come ho visto e toccato i miracoli quotidiani che le maestre fanno per passione, quasi tutte le maestre, proprio come faremmo tu e io per responsabilità verso i bambini.
    Negli Stati Uniti c’è un giorno in cui i professionisti vanno alla scuola più vicina a configurare reti e sistemare computer, dovremmo farlo anche qua: è la nostra scuola e la dobbiamo far funzionare.

    P.S. sono tornato disperato da un saggio di flauto in cui ho sentito una figlia che in prima suonava il piano leggendo lo spartito e ha l’orecchio assoluto suonare girogirotondo in quinta.
    C’è qualcosa che non va nell’insegnamento della musica in Italia. Per esempio il fatto che si insegnano strumenti estinti e che non ci sono batterie e percussioni.

  4. mico

    Dimenticavo, mi è venuto uno scrupolo e sono andato a controllare: http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo2.html

    “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

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  6. francescorocchi

    Ma io farei una osservazione molto più banale: si può anche essere a favore di strafinanziamenti a pioggia alle private, ma da questo non discende che bisogna bastonare i professori delle pubbliche.

    in UK le scuole migliori sono private e sono classiste…oltre che selettive.

    Ma non per questo si trattano i professori delle scuole statali come dei sobillatori.

  7. sentiunpo

    Le obiezioni mi sembrano su tre livelli diversi
    – ci dovrebbe essere una cifra per studente da girare alla scuola privata se lo studente non “usa” la scuola pubblica
    – la qualità della scuola
    – i valori della scuola da “inculcare” nei bambini

    Alla prima si è gà risposto ampiamente

    La seconda è l’obiezione più valida. La scuola privata per competere deve essere migliore. Finanziarla aiuta ad avere più scuole di eccellenza. Ma il rischio è che tutte le scuole di eccellenza di una nazione costino e costino molto care. Come succede in alcuni paesi. Lì chi non ha il dinero può andare solo nelle scuole di bassa qualità. Il sistema delle borse di studio attenua questo rischio ma non lo elimina.
    In Italia siamo lontani da questo rischio. Le eccellenze ci sono sia nel pubblico che nel privato.

    La terza obiezione invece mi sembra davvero curiosa. Che qualcuno scelga la scuola in base ai valori che vuole “inculcare” nei figli lo devo accettare ma non posso accettare di finanziarlo.
    Quello è l’obiettivo del catechismo non della scuola.
    Un paese in cui da piccoli ci si abitua a mischiarsi, conoscersi, annusarsi con altri piccoli che per storia, cultura o altro sono molto diversi è un paese migliore.
    Migliore rispetto a paesi dove i piccoli cattolici vanno nella loro scuola, i piccoli ebrei, i piccoli musulmani ecc. ecc. vanno ciascuno nella propria.
    Per questo da cattolico ho scelto per i miei figli la scuola pubblica.
    Altri cattolici fanno scelte diverse.
    Ma se mandi i tuoi figli in una scuola che, ad esempio, licenzia l’insegnante che ha divorziato e va a convivere, perchè tradisce i “valori fondanti” di quella scuola, come puoi pretendere che uno stato laico finanzi la tua scelta?

  8. Wizardo

    aggiungerei una riflessione basata su un semplice esperimento. nel mondo universitario anglosassone, nelle università più prestigiose, gli studenti italiani formati nella scuola pubblica ottengono risultati eccellenti, pur proveniendo dai background familiari più disparati.
    gli studenti inglesi nelle stesse università provengono invece in generale da famiglie mediamente più agiate e che si sono potute permettere la scuola privata.
    il sistema scolastico anglosassone è molto più classista di quello italiano. è un fatto, non un’opinione.
    la mobilità sociale in inghilterra è prodotta a livello universitario, NON scolastico.
    quei pochi studenti delle scuole pubbliche che ce la fanno nonostante tutto e riescono ad essere ammessi ad oxbridge riescono a fare il salto sociale.
    depotenziare la scuola pubblica in italia, a fronte di un sistema universitario che non riesce ancora a produrre mobilità (per varie ragioni), significa aumentare il classismo in un paese a mobilità zero.
    temo che questo sia tra gli obiettivi di questo governo.

  9. marcocampione

    wizardo, del sistema scolastico anglosassone non so. per quel che riguarda quello italiano ti posso garantire che è molto classista. ed è il vero fallimento del nostro sistema, la cosa su cui averei l’ossessione di lavorare se fossi ministro: a costo di fare solo quello per 5 anni!

    sui risultati delle paritarie in termini di qualità i dati ocse pisa sono chiarissimi: alle paritarie i risultati sono mediamente molto inferiori rispetto alle statali

  10. Pingback: Links for 02/03/2011 | Giordani.org

  11. Raffaele Birlini

    @IcoFeder Ho mandato un comento ieri ma o sono stato bannato o è intervenuto un filtro per i link.

    jamesnach dice: “l’istruzione non assorbe affatto il 48,9% dei costi dello Stato, ma circa il 10%”

    Googla “48,9% spesa pubblica” e trovi un articolo del sole 24 ore (Settembre 2009).

    jamesnach dice: “Tutte le analisi concordano sul fatto che allo Stato costi di più finanziare uno studente in una scuola privata che in una pubblica.”

    Googla “più soldi private risparmierà” e trovi un articolo de Il Giornale (Marzo 2010).

    Le fonti, mi chiedono, le fonti. Lasciatemi in pace, dite le vostre cazzate senza tirarmi in mezzo, non mi sembra di chiedere troppo.

  12. Luca Severini

    @johndoe #39:

    non credevo difficile capire che intendevo quello che spiega “sentiunpo” al #55:

    Un paese in cui da piccoli ci si abitua a mischiarsi, conoscersi, annusarsi con altri piccoli che per storia, cultura o altro sono molto diversi è un paese migliore.
    Migliore rispetto a paesi dove i piccoli cattolici vanno nella loro scuola, i piccoli ebrei, i piccoli musulmani ecc. ecc. vanno ciascuno nella propria.

    Ma naturalmente, qui e oggi, fa più éclat gridare “dàgli al comunista”.

  13. marcocampione

    @jamesnach: mi ero perso il tuo discorso su quanto costi allo stato uno studente delle paritarie e uno delle statali.non metto link per bypassare il filtro, ma rimando al mio blog dove c’è un post che linka a dei numeri.

    qui dico solo che i dati sono chiarissimi. scuola superiore (quella paritaria che allo stato costa di più). Dati 2006 (ultimi disponibili)

    Scuola Statale: 7147 Euro, Scuola non Statale circa 900 Euro.

    Il primo numero include quanto spende ogni Amministrazione, il secondo solo quanto spende lo Stato. Va aggiunto quindi il buono scuola. Non tutte le regioni lo danno e alcune ne danno di più, altre di meno. Prendiamo Regione Lombardia che credo converrete è quella che spende di più in buoni scuola. Il buono ammonta a 1100 Euro (non va a tutti, ma facciamo finta vada a tutti).

    Quindi uno studente della paritaria ci costa 2000 Euro, uno della statale 7000. I motivi per essere contro le paritarie possono essere molti. Quello economico non è tra questi

  14. jamesnach

    @Birlini

    “Googla “48,9% spesa pubblica” e trovi un articolo del sole 24 ore (Settembre 2009)”

    Caro mio, è semplice: il sole24 ore evidentemente sbaglia, visto che ho linkato il bilancio ufficiale dello Stato e le cifre sono ben diverse.
    Basta saper leggere, e andare alle fonti giuste, quelle ufficiali.

  15. jamesnach

    @marcocampione

    Hai ragione nella forma, ma non nella sostanza: e la colpa è mia perchè nella fretta mi sono espresso male.

    Ho scritto: “Tutte le analisi concordano sul fatto che allo Stato costi di più finanziare uno studente in una scuola privata che in una pubblica”

    In realtà, quello che volevo scrivere era: “”Tutte le analisi concordano sul fatto che costi di più finanziare uno studente in una scuola privata che
    in una pubblica”

    E’ ovvio che allo Stato costi meno finanziare la scuola privata per quella pubblica, per un semplice motivo: la differenza la paga qualcun altro, ossia le tasche dei genitori.
    Ma a livello di sistema Paese si tratta di un impiego inefficiente delle risorse.

    Il punto resta: la scuola privata costa di più e rende meno, come i test PISA evidenziano in modo inequivocabile.

  16. jamesnach

    @Birlini
    Qui dentro nessuno, neanche volendo, neanche impegnandosi, riuscirebbe mai ad abbassarsi fino a raggiungere il tuo livello.
    Fai tu…

  17. Effe

    Oh, ma non vi preoccupate. Saranno la geopolitica e i flussi migratori a sistemare le cose. Quando le scuole private confessionali – ma di confessione islamica (e ci saranno) -arriveranno a chiedere finanziamenti pubblici (e li chiederanno), vedrete che bel ribaltone: a ribellarsi con duttile opinione a questa “vergognosa” ipotesi saranno proprio coloro che oggi chiedono danari per le scuole confessionali cattoliche.

  18. marcocampione

    Effe con la sua vis polemica coglie un punto: io potrò difendere il loro diritto a istituire una scuola e pretendere che lo Stato intervenga se non si attengono ai curricoli che valgono altrove. Certa sinistra avrà qualche problema in più a farlo senza perdere la faccia

  19. frac

    Mi spiace leggere, inframmezzati a tanti interventi “di contenuto”, le invettive e gli insulti di Raffaele Birlini. Nonostante la forma mentis un po’ (e spesso per partito preso) di parte, i blog che gestisce non sono offensivi. Peccato.

  20. piti

    Un esempio meraviglioso del perché le private non sono come le pubbliche. Perché la torvaggine e le fasullaggine dei ragionamenti di chi le difende, le scuole private, è un congruo anticipo della volontà mistificatoria che poi si spanderà per tutto l’anno scolastico fra quei banchi. Comprereste una scuola privata da chi adotta argomenti capziosi per sostenerne il diritto al finanziamento pubblico?

  21. Wizardo

    ringrazio marcocampione per le utili considerazioni ed informazioni sull’aspetto economico del problema. ma comparare il costo per lo stato di uno studente alla statale versus paritaria è come comparare mele con pere.
    mi spiego meglio:
    i dati che marcocampione segnala sono sul costo unitario per l’amministrazione pubblica a studente.
    domanda: sono costi medi o marginali?

    il costo medio include i costi fissi, cioè gli investimenti in conto capitale, in altre parole il costo di set-up dell’istituzione. il costo marginale è il costo per studente al netto dei costi fissi.
    ora, se non capisco male, è evidente che il costo di uno studente alla scuola statale debba necessariamente includere i costi fissi (altrimenti la scuola statale non esisterebbe nemmeno), mentre il costo per lo stato di uno studente in una scuola non statale includa solamente il costo marginale (in quanto i costi fissi di istituzione dell’istituto privato sono a carico di soggetti privati e di fatto finanziati dai clienti, cioè i genitori, al lordo di un profitto per i soggetti privati qualora si tratti di istituzioni for-profit).

    in questo caso è evidente che il costo medio per lo stato di uno studente nella statale versus nella paritaria sia sempre necessariamente maggiore nel primo caso rispetto al secondo.

    portando il ragionamento alle estreme conseguenze: lo stato risparmierebbe moltissimo semplicemente cancellando la scuola statale, cioè risparmiando i costi fissi.
    ma da un punto di vista economico questo converrebbe alle famiglie?
    queste dovrebbero infatti accollarsi le spese in costi fissi delle istituzioni private, che infatti hanno rette molto più alte.
    in altre parole lo stato risparmierebbe, le esternalità positive date dall’esistenza una scuola pubblica cesserebbero di esistere e le famiglie spenderebbero molto di più per istruire i propri figli.

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