Comprereste un’auto da quest’uomo?

“Può andare a dire al signor Ravi che Amazon avrà un miliardo di dollari in cassa, alla fine dell’anno”. Jeff Bezos concede poco spazio alla discussione sulla salute finanziaria di Amazon, la sua invenzione che è diventata in cinque anni il marchio più conosciuto di tutta internet – assieme a Yahoo – e che conta oggi 23 milioni di clienti. Prima dell’estate alcuni analisti, e più drasticamente Ravi Suria di Lehmann Brothers, avevano dipinto a fosche tinte il futuro prossimo del più grande negozio online del mondo, pronosticando la fine dei soldi a disposizione prima del 2001.
Bezos si limita a dare a Suria dell’incompetente (“si è basato su criteri plausibili l’anno scorso, e completamente inadeguati oggi”) e a esibire un dato che pone una pietra miliare nella storia di Amazon e del commercio online: “nell’ultimo trimestre, la linea libri, cd e video del sito americano è stata per la prima volta a profitto”. Benché si tratti ancora di briciole, nel titanico passivo della società, questa è una notizia, per gli analisti e per tutti quelli che si chiedono se in internet si possa alla fine guadagnare o se, come ha detto di recente Mike Bloomberg – titolare del grande e omonimo servizio di informazione finaziaria – “La gente non ama comprare su internet e in internet non ci sono soldi da fare”.

Bezos ha appena lanciato a Parigi Amazon.fr, il quarto ramo nazionale di Amazon (dopo USA, Regno Unito e Francia). Ancora il giorno prima della conferenza stampa di presentazione nessuno all’interno della compagnia americana confermava la notizia dello sbarco in Francia. E “we’re not disclosing it” – “questo non possiamo rivelarlo” – è stata la risposta più frequente alle domande dei giornalisti francesi sugli investimenti, le ambizioni, i prossimi progetti, tanto che Libération ha parlato con fastidio di una “presentazione virtuale”. “Nessun aiuto alla concorrenza” ha spiegato Bezos. Non meraviglia quindi che sia lui che il suo braccio destro Diego Piacentini si tengano abbottonati anche sui progetti italiani: ma dai loro discorsi qualcosa di deciso comincia ad affiorare, tra le battute e gli scoppi continui della sonora risata di Bezos.

Piacentini, arrivato ad Amazon ad aprile da Apple con la responsabilità dei mercati internazionali, si occupa quindi dalla settimana scorsa di tre paesi. Si tratta del 70% del mercato europeo dell’e-commerce, “e noi vogliamo arrivare presto all’85”, dice. E sulle terre da cui passare per raggiungere questo scopo lascia capire più di quanto non dica esplicitamente: “I paesi del G8 li conoscete”, aggiungendo che però l’interesse per il Giappone debba fare i conti con alcuni rallentamenti, primo fra tutti l’alfabeto. E alla domanda sul perché la priorità abbia privilegiato la Francia, lo stesso Bezos risponde che “il mercato francese e francofono supera per ora di un buon 25% quello italiano”.
Quindi è solo di una questione di tempo?
La clientela online italiana sta crescendo molto rapidamente, e la cultura italiana ha un mercato assolutamente globale.
E avete già un quadro più dettagliato della situazione italiana?
Diego sa tutto quel che c’è da sapere, per esempio che in Italia non ci sono i limiti agli sconti sui libri che abbiamo trovato in Francia e Germania. Io poi sono stato a Ercolano da bambino. Volevo fare l’archeologo.

Piacentini in effetti mostra di essere informato sull’Italia. Sa quanti volumi raccolgono le maggiori librerie e quanti ne vendono. Spiega che la vendita per corrispondenza in Italia è sempre andata male per colpa della povertà dell’offerta e dell’inaffidabilità delle poste, che però stanno migliorando, e poi ci sono i corrieri privati. Che il mercato italiano dei libri è più fiacco di quello francese: gli italiani, è vero, non leggono. Che quello della musica equivale alla metà di quello francese, “perché gli italiani copiano più dischi, soprattutto”. Che però gia oggi Amazon vende in Italia per diversi milioni di dollari, più delle poche e timide librerie online italiane.
E questo impegno francese, mister Bezos, come pensa sarà valutato da Ravi Suria?
Dovete chiederlo a lui. Io credo che ne andrà matto!
Quali valutazioni vi dividono?
Nessuna, lui sbaglia, su tutto, completamente. Ci sono valutazioni oggettive e soggettive. Le sue sono soggettive, e sbagliate. Non ha capito niente e non dovrebbe essere dove si trova.

Piacentini rincara la dose: “Non è vero che ce ne freghiamo delle analisi di mercato: stiamo mettendo molta più attenzione di prima sui costi e sui margini, e non solo sui ricavi. Ad Amazon l’acquisizione di un cliente costa tra i 13 e i 19 dollari, molto meno che a qualsiasi compagnia di carte di credito, per esempio. Abbiamo un 78% di clienti precedenti, gli altri sono nuovi; il che significa che ogni mese ne aggiungiamo due milioni”. Quanto alla storia degli impiegati costretti in fretta e furia a lavorare ai centri di distribuzione per supplire alle carenze del natale scorso, Piacentini conferma candidamente, anzi annuncia che “lo rifaremo quest’anno, ma prevedendolo prima: abbiamo dimostrato di avere una grande e rara capacità di reagire sull’immediato”.
Ma se Jeff Bezos vedesse Amazon da fuori, oggi, cosa ne penserebbe?
Capirà che mi è difficile guardare Amazon da fuori. Ma tenga conto, per favore, che la CNN ci ha messo 11 anni ad andare a profitto.
Questa è una notizia: sta dicendo che la più famosa “unprofitable company” del mondo dimostra per la prima volta che con l’e-commerce si guadagna?
Lo dimostra con i fatti, esatto. Guardi, è normale che ci siano dei critici e dei diffidenti. Pensi che quando cinque anni fa ottenemmo il primo investimento di cinque milioni di dollari, mi chiamarono per avvisarmi che i soldi erano partiti e io stesso chiamai subito la banca per controllare che fosse vero.
Le cose erano un po’ diverse, allora…
Molto diverse: se mi avesse anticipato tutto questo le avrei dato del pazzo. Il nostro primo centro di distribuzione era grande come un garage e del tutto spoglio. Passavamo le notti a fare pacchi, in ginocchio sul pavimento. A un certo punto dissi a un nostro progettista, in ginocchio accanto a me: “ehi, ho capito cosa ci serve! Delle ginocchiere!”. Lui mi guardò come si guarda uno irrecuperabile e rispose “Jeff, sei scemo? Ci servono dei tavoli”.
Come vanno le cose con Greenlight.com, che da poche settimane si è accordata per vendere automobili con Amazon?
Benissimo. Comprare un’auto negli Stati Uniti è un’esperienza drammatica. Drammatica. Il servizio e l’affidabilità di Amazon farà la differenza. In Italia com’è?
Non granché…
Bene, bene.
E avete dei progetti con i libri elettronici, se saranno perfezionati?
Senz’altro. L’e-book esploderà: non è questione di “se”, ma di quando. Dio non ha creato la parola perché venisse scritta su degli alberi morti. Per ora la lettura sul display non è ancora competitiva: la carta è il migliore supporto in circolazione, ma presto la ricerca progredirà e i problemi di lettura saranno risolti.
Non pensa mai che ci possano essere progressi che non avverranno, soluzioni che non si troveranno?
Certo. Lo penso più spesso di quanto lei creda. Ma non per l’e-book. E le spiego perché dico questo. Io ho visto, nei laboratori di ricerca, il livello di chiarezza nella lettura che alcuni prototipi digitali hanno già raggiunto. Sono semplicemente ancora troppo costosi. Ma presto avremo questi fogli digitali su cui caricare i testi più diversi che potremo leggere girando le pagine come se fosse un libro.
Un libro, insomma…
Lo chiami come vuole, questa è una faccenda semantica. Ma sarà un libro che si scarica digitalmente.
Cosa pensa di chi sostiene che in internet non si facciano i soldi?
Noi li faremo: stiamo cominciando.
E a parte l’e-commerce, gli altri? I giornali online che licenziano? I portali che non trovano modelli di guadagno?
Le ripeto, stiamo parlando dell’aviazione prima ancora dei fratelli Wright. I problemi di cui lei parla sono evidenti e al tempo stesso assolutamente normali. Chi è in internet oggi sta sperimentando diversi modelli business, e per successivi aggiustamenti si troveranno quelli vincenti, io ne sono convinto. E non saranno pochi a beneficiarne. Molti, saranno molti.
Un’ultima domanda: sbaglieremmo a dire che Amazon.it aprirà nel 2001?
Ok, l’ultima domanda era quella prima.

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