Il baseball per tutti

E così gli Stati Uniti hanno vinto la medaglia d’oro olimpica nel baseball? Hmm, interessante, ma è una novità? E soprattutto, abbiamo mai capito come accidenti funziona il baseball? Roba da americani, lasciamo perdere. Chissenefrega, e fine di questo articolo.
Oppure, lo leggete fino in fondo a queste cinquanta righe e alla fine saprete come funziona il baseball.
A baseball giocano due squadre di nove persone. Fin qui ci siamo? La partita dura nove tempi (si chiamano innings). In ciascun tempo ci sono due turni: in ciascun turno una squadra attacca e l’altra difende. Già stanchi? Riposatevi un momento.

Bene, ci siamo? La squadra che difende schiera in campo tutti i suoi nove uomini. Quella che attacca ne mette in campo uno per volta, che va a battere, con la mazza in mano. In sostanza, in campo ci sono: un lanciatore (al centro del campo, che tira la pallata a quello che batte), un ricevitore (suo compagno, che aspetta di prendere la pallata se il battitore la manca), e sette uomini sparsi per il campo a cercare di recuperare la pallata se il battitore la incocca. Scusate i tecnicismi.
Aggiungete quello che batte dell’altra squadra, e in campo siamo nove contro uno. L’obiettivo dei nove è eliminare quell’uno. I modi sono diversi.
Primo modo: quell’uno non riesce a battere tre lanci che passino in un delimitato spazio di fronte a lui. Fuori. Si chiama “out al piatto” o “strike out”.
Secondo modo: quell’uno incocca la palla e la manda a volare per il campo ma uno dei nove avversari la prende al volo prima che tocchi terra. Fuori. Si chiama “out al volo”.
Terzo modo: quell’uno incocca e inizia una corsa per il campo in quattro tappe successive. Ma prima che le raggiunga viene toccato da un avversario che nel frattempo ha raccolto la palla. Fuori. Si chiama “out”.
Quando la difesa ha eliminato tre gocatori in questo modo, finisce il turno e i ruoli si invertono. Per sette volte, per sette innings. Quindi, in difesa ogni giocatore ha un ruolo e una posizione; in attacco sono tutti uguali, battono e corrono.
Un altro riposino?

E pensate che se c’è già qualcosa che vi sfugge, potete lamentarvene qui.
Lo scopo di quell’uno in attacco è incoccare la palla e cominciare a correre per il campo per fare un giro in quattro tappe e tornare dov’era. Le quattro tappe si chiamano base: prima base, seconda base, terza base e casa base. Facile, no? Preferivate si chiamasse quarta base? Su fate uno sforzino.
Se il giocatore ha un piede sulla base, è al sicuro e nessuno può fargli niente. Se viene toccato da un avversario che ha la palla in mano ed è fuori dalla base, è eliminato. Fuori.
Quindi che deve fare, il pover’uomo? Guardare dov’è la palla e se è lontana abbastanza perché lui possa raggiungere la base successiva, buttarsi a correre fin là.
Un altro modo, meno ardimentoso, di spostarsi di base in base è approfittando degli errori del lanciatore. Se costui sbaglia quattro lanci, ovvero tira la pallata non esattamente nel ristretto spazio davanti al battitore, gli consente di andare automaticamente alla prima base.
Quindi cosa dovete sapere ancora? Dovete sapere che quando il battitore ha raggiunto una delle basi, correndo o dopo quattro errori avversari, un suo compagno lo rimpiazza alla battuta. E così via. Per capirsi, la squadra in attacco può avere fino a quattro uomini in campo, uno per base. Non si può stare in due su una sola base. Un giocatore che completa il giro e ritorna a casa base, segna un punto.
A occhio e croce vi dovrebbe bastare.

Ma aggiungeremo qualche informazione ulteriore. Non essendoci tempi cronometrati, in teoria una partita può durare all’infinito: se una squadra in attacco continua a segnare punti e l’altra non riesce a eliminare tre uomini, possiamo andare avanti tutta la vita. Infatti esiste la possibilità per l’arbitro di interrompere la partita per manifesta inferiorità di una delle due squadre.
L’obiettivo più ambito nel baseball è il “fuoricampo”. Cioè, quello che batte la incocca e tira una mazzata talmente forte che la palla se ne va in tribuna o fuori dai confini del campo. In questo caso, la sua squadra guadagna un punto e lui trotterella simbolicamente di base in base tra gli applausi del pubblico e con la difesa ferma. Ogni suo compagno che si trovi già su una base fa lo stesso, e quindi un fuoricampo può far guadagnare alla squadra fino a quattro punti.
Per quelli che vogliono tirarsela un po’ al bar, il campo si chiama “diamante”, i lanci a segno si chiamano “strike” e quelli sbagliati “ball”, il ricevitore si chiama “catcher” e il lanciatore “pitcher”.
Basta, se no andate in giro a dire che il baseball è complicato.

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