The painted house

Non ci sono avvocati. Nel nuovo libro di John Grisham non ci sono avvocati. La notizia era ufficiale da qualche settimana: ma da quando, martedì scorso, The painted house è arrivato nelle librerie americane, la curiosità è cresciuta improvvisamente. L’autore che ha venduto più libri negli ultimi dieci anni (più di sessanta milioni), il maestro del legal-thriller, l’inventore delle storie che hanno sbancato i botteghini cinematografici (Il socio, Il rapporto Pelikan, Il cliente, per dirne solo alcuni), cambia aria. Niente avvocati, niente tribunali, niente frenetiche cacce all’uomo, battaglie legali e vite sospese, tutt’altro.
Arkansas, 1952: la nuova storia raccontata da Grisham si sviluppa per 390 pagine e una calda autobiografica stagione di raccolto del cotone. Il protagonista è un ragazzino che, come l’autore, ha passato i primi sette anni della sua vita in una fattoria con la famiglia sognando di diventare un campione di baseball con i Cardinals di Saint Louis. E benché una sorta di vicenda si sviluppi lentamente nei pochi mesi tra l’inizio e la fine del romanzo, il soggetto vero e proprio è la vita rurale del sud di cinquant’anni fa, con gli affanni dei raccolti, le inondazioni, i primi immigrati messicani, la cerimonia della radio ascoltata in soggiorno e l’annuncio della televisione. Luke, il bambino protagonista e narratore, è testimone di questioni familiari, amori che nascono, relazioni di paese e odi sanguinari. E benché molti dei quadri siano consueti e noti (l’attesa familiare del giovane zio partito per la guerra di Corea, la rovina delle alluvioni) e i modelli chiari (da Grandi Speranze a Paddy Clarke), il quadro complessivo è accurato e godibile. La Casa dipinta del titolo è quella di Luke, che non ha mai avuto una riverniciata in cinquant’anni. Il romanzo ha subito alcune modifiche, tra cui la scomparsa del finale originale, rispetto a una versione uscita a puntate l’anno passato sul bimestrale Oxford American.
E dopo che anche David Baldacci l’anno scorso si era azzardato ad abbandonare il cammino del giallo per raccontare una storia del sud (Wish you well), editori e librai si chiedono se l’ardita scelta dell’autore sarà ricompensata. I fans che hanno letto le anteprime si sono detti un po’ delusi delle mollezze dell’azione, mentre ci sono nuovi lettori che vengono conquistati dalla ricostruzione storica e dal disegno complessivo. Ma le due milioni e ottocentomila copie stampate dimostrano che c’è una discreta fiducia sull’effetto che fa il nome di John Grisham stampato su una copertina. E a scanso di rischi, Grisham stesso ha promesso un nuovo cambio d’abito, la volta prossima: “Sto pensando a una storia che non superi le cento pagine”.

Altre cose: