I media italiani e le twin towers

Guardate che le televisioni italiane non se la sono cavata tanto bene, in questi terribili giorni. Non quanto ha scritto Alessandra Comazzi sulla Stampa, che ha elogiato il fatto che tutte le reti siano state sulla notizia appena questa è arrivata e ci siano rimaste per due giorni interi. E va bene. Certo, poteva andare peggio: potevano continuare a trasmettere Rin Tin Tin. Ma una volta compiuta questa ardita scelta edizioni straordinarie a oltranza per una strage di migliaia di persone il punto è: come si sono mossi i tiggì? Sostanzialmente in due modi: mandando tale e quale la CNN, e improvvisando ragionamenti, riflessioni, tentativi di spiegazioni. Che si sono rivelati un fallimento. Primo, perché non c’è stato un bel niente da spiegare e riflettere per almeno un paio di giorni pareva di vedere quei dibattiti elettorali prima della chiusura dei seggi – e gli ospiti in studio capaci di escogitare qualcosa di interessante da dire sono stati uno ogni venti. Secondo, perché il succedersi degli eventi era così impressionante e le immagini così ipnotiche e sconvolgenti che ogni secondo sottratto alle riprese americane veniva vissuto come un sopruso: levateci di torno questi fanfaroni e mostrateci cosa succede. Sopruso che si ripete ancora oggi con gli imbarazzanti collegamenti da studio in chromakey dei vari corrispondenti dei tg nazionali: fuori succede di tutto e noi vediamo i mezzibusti. Meno male che a New York è arrivata Lilli Gruber che almeno sa stare in mezzo a una strada, quando è necessario, e non si mostra che per qualche secondo. Meno male che c’è Tiziana Ferrario, che spedita a Islamabad in tutta fretta si è rivelata l’investimento più proficuo della settimana, capace di raccontare cose che non sappiamo, e infatti le impongono collegamenti continui da tutte e tre le reti, giorno e notte pachistani.
Ma torniamo ai due giorni cruciali: non azzardandosi nessuno dei corrispondenti da New York per viluppi sindacali o scelte della direzione, sarebbe interessante parlarne – a buttarsi in strada con una telecamerina (ma nemeno con una troupe), la scelta di trasmettere il più possibile di CNN si è mostrata la più intelligente, e in questo ha vinto La7, mentre per gli altri usare immagini di un’altra rete sembrava un sacrificio inevitabile da rimediare con qualsiasi dibattito improvvisato o commento da studio. Non parliamo delle cosiddette trasmissioni di approfondimento serali, che da giorni e giorni convertono in beghe di ridicola faziosità domestica l’evento mondiale più drammatico degli ultimi cinquantasei anni. Poi dice essere provinciali. Date un’occhiata ai Porta a porta, e in parte agli Speciale Tg5, non parliamo di Santoro e di Costanzo. Nell’occasione in cui l’informazione televisiva riguadagnava terreno su quella online grazie al vantaggio tecnologico delle immagini, la tv italiana retrocedeva ai tempi delle tribune politiche.
I quotidiani invece si sono dimostrati assolutamente più elastici, e la situazione drammatica ha liberato le mani a scelte decisamente innovative ed efficaci. Per primo, l’uso della grafica e delle schede tipico dei periodici: rinnovamento già in corso da un paio d’anni, e più che mai cavalcato in questi giorni. Le cartine, le ricostruzioni, gli schemi, pubblicati dai quotidiani ogni tanto sbracando un po’, come con la grafica de “L’abbigliamento del soccorritore” – hanno fatto più chiarezza di ogni tentativo di spiegare le cose a parole (quell’atroce martedì Emilio Fede, ottimo quando si tratta di cronaca, era stato il primo non solo sulla notizia ma anche a mostrare finalmente una cartina di Manhattan: solo dopo tre ore, però). Il Corriere ha rivoluzionato il suo rinomato paludamento con iniziative avventate ma efficaci, almeno nella forma: il lutto sopra la testata, pochi versi incorniciati di Giudici in apertura di prima pagina, due pagine di fotografie dei morti, immagini su immagini. La Stampa ha occupato un’intera pagina con una ricostruzione grafica a colori del quadro militare da far impallidire i migliori atlanti geografici. E anche Repubblica ha cambiato molto.
Hanno vinto pare quelli che sono stati in grado di prendere il meglio dagli altri media: la CNN si è fatta internet, con continui sottotitoli, aggiornamenti, doppie immagini; i quotidiani si sono fatti televisione, con molte immagini e idee e contenuti anticonvenzionali; internet aveva già preso quasi tutto, e le manca solo di potersi avvalere del video con tecnologie concorrenti alla tv. Quelli che sono stati fermi, e hanno fatto come se fosse un giorno in cui Schumacher aveva vinto il gp, si è visto.

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