Pfaal legge in un mio pensiero mattutino. La nostra capacità di digestione e di assuefazione sta finalmente venendo superata dagli eventi. Se uno riesce a fermarsi un momento e a dare unocchiata in giro, gli appare evidente che il mondo stia andando a rotoli. Che ci muoviamo verso una catastrofe, reale, concreta: non metaforica, non per modo di dire. È la fine del mondo non è più quellespressione dal senso entusiasta che era quando ci sembrava che il mondo – tarlato ancora da mille guai in mille posti e casi – si muovesse comunque in una lenta e progressiva prospettiva di progresso e miglioramento. Fine, di quel periodo lì. È la fine del mondo, oggi, vuol dire quello che dice: che è la fine del mondo. Siamo in ritirata, assediati. Sarà un ciclo, forse: ma non si può permettere di durare molto
Pfaal