Parlare di guerra

Pfaall argomenta bene sull’uso corretto dei termini, sulla differenza tra guerra e polizia armata. Ma non mi convince del tutto: intanto mi sembra che ci sia in giro una sproporzione tra il dibattito sulle parole da usare e quello sulle cose da fare. E poi – l’Afghanistan insegna – cosa fa una polizia quando incontra uno stato che ospita e protegge i terroristi? Si comporta da polizia anche con quello stato – e fa una guerra, alla fine – o ritira il proprio compito entro i propri confini?

La discussione sulla “guerra” è equivoca, fuorviante, e spesso fa da alibi all’assenza di proposte: guerra è una parola. Anche perché definire un tabù universale, una scelta da escludere in assoluto, è appunto un assolutismo: e come tale privo di equilibrio, di raziocinio, di senso. Anche la guerra può un giorno o l’altro – è capitato, capiterà – diventare un male minore (se fossimo attaccati da una guerra, ci difenderemmo combattendo? E saremmo allora in guerra, o in un’operazione di polizia?)

Pfaal