Digitale plurale

Il digitale terrestre, finora ci si è capito poco. L’atteggiamento del Governo è stato simile a quello tenuto sulla fecondazione assistita: siccome è una materia sulla quale la maggioranza di voi non capisce una mazza, vi rifiliamo una legge incomprensibile bell’è pronta, con la connivenza pigra dell’opposizione, e così sistemiamo un po’ di cose che ci tornano buone. Sulla fecondazione assistita, per fortuna, stanno cercando di intervenire i radicali, o la Prestigiacomo. Sul digitale terrestre, per ora, solo poche voci isolate che consigliano di aspettare ad acquistare il decoder, che i problemi tecnici sono ancora moltissimi, che non si riceve quasi niente, e che presto gli apparecchi attuali saranno superati. In più, la settimana scorsa ho letto questo ragionamento semplice semplice, sul Riformista, rispetto al preteso “maggior pluralismo” e al fatto che dovrebbero sorgere nuovi protagonisti televisivi: le frequenze saranno numerose, ma la legge prevede che siano affidate a chi trasmette già in analogico (i primi programmi sperimentali sono infatti di Rai e Mediaset, come sapete), e che questi ne concedano l’uso a nuovi produttori di contenuti. Se io voglio creare una rete tv, chiedo a Rai o Mediaset di affittarmi un canale e faccio quello che mi pare. Ma, domandava il Riformista, perché Rai e Mediaset dovrebbero affittare degli spazi ad altri per far loro concorrenza? Morale, invece che più attori ad avere una rete tv, ci saranno i soliti attori ad avere molte reti tv. Domando: è vero?

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