“È il mezzo del futuro”

Ho visto i due film da Oscar, che sono uno il contrario dell’altro.

Ho visto Sideways, che è “carino”, in una parola. Me lo aspettavo più commediola patinata hollywoodiana, con le vigne dorate e le battute fulminanti: in realtà è un film formalmente molto sobrio e povero, e quindi più originale del mio previsto. Niente è dorato, anzi la luce è molto bianca e montaggio e sonoro quasi domestici. Ha qualcosa di Clerks, in questo. Non ci sono battute fulminanti, anzi molti dialoghi si chiudono semplicemente, banalmente. Fa ridere, ma ci prova qualche volta appena, e lo si deve più a scene o accadimenti che non ai dialoghi. La questione dell’enofanatismo è un po’ stucchevole all’inizio, ma poi si perde abbastanza e c’è anche dell’autoironia. Sono d’accordo con Mariarosa Mancuso che il grande personaggio meritevole di Oscar sia il cosiddetto coprotagonista, e non Paul Giamatti. In un paio di momenti, mi sono quasi appisolato.

“The aviator” non è dorato: è di più. È quasi un film di Howard Hughes, per megalomania. Ci sono delle scene aeree clamorose, e non ci si adddormenta quasi mai. Però ha tutti i clichés del film biografico sul genio megalomane e tormentato: io di vedere ancora l’eroe visonario perseguitato da traumi infantili che si manifestano in allucinazioni varie – dopo A beautiful mind, dopo Ray, e dopo quelli che volete – sono un po’ stufo. Di vedere grandi visonari schiacciati dalla loro follia ed egocentrismo, pure. Voi direte: ma è la sua storia. E va bene, anch’io ho la mia storia, ma non andrei a vedere un film che la racconta. L’unica cosa che poteva essere originale (come per ray lo era che l’eroe ritratto fosse uno stronzo) era che l’eroe ritratto si autodistruggesse e venisse sconfitto: ma il film finisce prima, e quindi è salvo il suo trionfo. Per tutta la prima metà del film si ripetono le cose che sono già state raccontate nei primi dieci minuti, più sottolineate, più ammiccate ogni volta. Poi sono tutti bravi, anche se Alan Alda sembra Alfredo Biondi, Alec Baldwin sembra Giovanni Minoli e a un certo punto Di Caprio sembra Oscar Giannino.

Orange fields forever
A rush of blood in Tokyo…