Ho trovato diversi testi che potevano smentire, spiegare, dettagliare, la schematica e superficiale leggenda che circola assai per cui coloro che hanno vinto le elezioni irachene – e quindi il popolo che li ha votati – sono per il ritiro immediato degli americani (alle volte sintetizzato nel semplice ritiro: come se gli americani stessi volessero invece restarci per sempre). Alla fine ho deciso di citare questo, che mi pare insospettabile – per usare un eufemismo – di filoamericanismo:
L’assemblea e il futuro governo nascono però fortemente delegittimati dal momento che la comunità e le province a maggioranza sunnita (con una popolazione pari a circa il 40% degli abitanti), essendo state escluse dal voto hanno già annunciato di non riconoscere l’autorità dell’assemblea e del futuro governo. Lo stesso ha fatto l’ala sciita radicale che fa capo a Moqtada al Sadr. Entrambe si sono dette pronte a rientrare nel processo di redazione della nuova costituzione e nel prossimo governo a patto che i partiti vincitori delle elezioni annuncino una data per il ritiro delle truppe Usa dal paese. Una richiesta che è già stata respinta dal momento che sia la Lista unitaria sciita – composta dal Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq dell’iraniano Abdel Aziz al Hakim, dal partito «Al Dawa» di Ibrahim Jafaari filo-Usa e filo-Iran, e dall’ex pupillo del Pentagono Ahmed Chalabi – sia quella del premier Iyad Allawi hanno sostenuto la necessità di una presenza delle truppe straniere in Iraq
Il manifesto