Postilla

Anche l’alibi della legittimità costituzionale dell’astensione, è un consapevole piccolo imbroglio. Nessuno infatti contesta il diritto di astenersi a una qualsiasi elezione, né l’altezza morale di certe astensioni (il titolare qui, ha fatto a meno di votare almeno tante volte quanto il viceversa). E non mi pare si stia andando casa per casa armati a spingere gli astensionisti a votare. Si sta discutendo: quindi piantatela di fare le vittime. E nella discussione, è innegabile che ci siano molti che propagandano l’astensione non come scelta più adeguata al loro pensiero, ma come scelta strategicamente più efficace, alla luce delle regole vigenti. Cosa che si può fare, per carità, basta chiamarla per quello che è.

È come essere proprietari del pallone e andarsene per non far giocare gli altri: si può fare, è legittimo, e la proprietà privata del pallone è riconosciuta dalle nostre società. Ma non si finga di credere nel valore morale della sottrazione del pallone, mescolandosi a persone che ci credono, nella propria astensione.

È come buttarsi a terra platealmente se si è appena sfiorati da un’arancia scagliata in campo, quando si è sotto di quattro gol. Si può fare, il lancio legittimerà il due a zero a tavolino, e nessuno protesterà: ma non è molto sportivo.

La verità è semplice: accanto a gente che si astiene perché sente l’astensione corrispondente al suo pensiero, c’è un grosso partito il cui pensiero è esattamente quello del “no”, ma teme di perdere se lo esprimesse. gente che se non ci fosse il quorum, col cavolo che si asterrebbe. E non è disposta a darla vinta alla maggioranza: piuttosto si portano via il pallone. Il pallone è loro, liberissimi.

Ma quando leggo che il direttore dell’Avvenire protesta contro chi critica questo modo di astenersi, e conclude dicendo “piantiamola davvero con i trucchi, ed entriamo civilmente nel merito”, immagino che voglia dire che lo vedrò affrontare il merito, civilmente e senza trucchi, alle urne il 12 e 13 giugno. No?

Ci vuole un fisico bestiale