Caro Piersilvio Berlusconi, vedo che nellintervista di Antonio Dipollina su Repubblica ti lamenti dello scarso amore nazionale per la tv generalista, malgrado i suoi successi. Ricordarti che in Italia c’è un regime di semimonopolio che spiega i successi dei due semimonopolisti sarebbe banale, quindi passo oltre. Tu hai ragione: né Rai né Mediaset sono aziende amate dagli italiani, malgrado i tentativi pubblicitari di farle passare come tali. E probabilmente c’è qualcosa di ingiusto ed esagerato nella dimensione unanime di questa indifferenza. La mia impressione è che le persone si sentano soggetti passivi e trascurati dagli interessi di Rai e Mediaset se non come numeri buoni per l’Auditel e per fare soldi. Tu dirai, ma questo vale per ogni prodotto, anche per i biscotti al cioccolato: li fanno per venderli. È vero, però la gente può scegliere se comprarli o mangiare qualcos’altro, e se li compra è perché li trova buoni. Il 98% della popolazione di cui parli, guarda Rai e Mediaset perché non ha scelta, e lo sa. E un po’ si secca. Non credo di darti una notizia, ma se chiedi in giro c’è gente che dice di amare certi canali satellitari, o certe radio, e nessuno che pensi neanche da lontano di amare Canale 5, o RaiUno. Persino la tv spenta è più amata della tv generalista. E non è una questione di dimensione del pubblico – anche la Coca-Cola e McDonald’s coltivano mercati enormi eppure hanno almeno tanti fans quanti nemici – ma di farsi voler bene offrendo una scelta attiva, un’affermazione di volontà e di riconoscimento di sé e dei propri desideri. Anche in tv mancano le primarie. Ciao, stai su.
Vanity Fair