Cose che uno realizza guardando il Festivalbar. Che solo al Festivalbar e al Giro si vedono tanti bei posti d’Italia senza doversi sorbire anche i vassoi di formaggi tipici e le damine in costume tipico. Che se le compilation del Festivalbar sono una ciofèca, le date nelle piazze sono la cosa più simile che abbiamo al Live8. Che in una sera d’estate, la programmazione Rai offre all’eventuale pubblico giovane: su RaiUno una serata ingessatissima e soporifera di premi televisivi eccitata da Moni Ovadia e Franco Battiato e Manlio Sgalambro, su RaiDue Punto e a capo (lo fanno ancora! Giuro) e su RaiTre un bel documentario su un’elegante signora settantenne emblema della storia della sinistra italiana. Che Grignani con gli anni somiglia sempre di più a Drupi. Che il Festival di Sanremo andrebbe raso al suolo. Che no, i vassoi di formaggi tipici ci sono anche qui – dannazione – guarniti di spottoni da spararsi nella ginocchia (la vocazione manifatturiera della regione: era dalle medie che non lo sentivo dire). Che gli autori degli spottoni devono essere gli stessi delle telepromozioni, in cui si dice un’esplosione di musica e sportività! (ma cosa sono Kriss e Kriss?). Che le gag dei presentatori sono migliori di quelle di Sanremo. Ma di poco. Che Jovanotti ruberebbe la scena a chiunque anche con la canzone più scrausa del mondo. Che quando la canta dal vivo, con i ragazzi che gli fanno i cori, persino la Marmellata di Cremonini è uno spettacolo. Che appena hai riscoperto il Festivalbar ti annunciano che ora non lo fanno più per tutto agosto.
Vanity Fair