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Ci ho pensato leggendo la notizia – vera? Esagerata? Non importa – per cui in Russia starebbe riscuotendo un grande successo un canale televisivo che propone immagini di repertorio della vecchia Unione Sovietica e dei suoi riti. Bello, ho pensato. È sempre bello vedere cose non mediate della storia passata, ancora di più se è una storia che ci ricorda qualcosa di noi, ancora di più se è sono cose che altrimenti non ci capiterebbe di vedere. In Italia non si è ancora fatto, alla fine. Penso a un canale satellitare Rai fatto solo di vecchi materiali di archivio, non i disordinati tentativi che si fanno adesso di utilizzarli ogni tanto su un canale o l’altro, privilegiando tra l’altro il passato recente. Palinsesto tipo, dal pomeriggio alla sera (la mattina la tv non c’era): sigla di inizio trasmissioni, telegiornale di oggi trent’anni fa, Capitol, tv dei ragazzi con Orzowei e Tre nipoti e un maggiordomo, Chissà chi lo sa, Sportsera con Guido Oddo, telegiornale, A come Andromeda, Canzonissima con Wess e Dori Ghezzi, TvSette, Odeon, Poldark, A come agricoltura, e sigla fine trasmissioni. Un po’ disomogeneo, direte voi: ma allora possiamo aggiungere Punto e a capo, per dargli una più marcata identità retrò. Scherzo, non roviniamola: è un’ottima, banale, idea.

p.s. su internet c’è RaiTeche, che offre la possibilità di vedere alcune selezionate cose dai vecchi programmi Rai che difficilmente rivedremmo. Molto difficilmente: sapete quale scelta è segnalata in home page? “Roberto Benigni a Il Fatto di Enzo Biagi (2001), 12 minuti”

Vanity Fair