Ho ricevuto delle mail, ieri, che contestavano quel che avevo scritto brevissimamente su Kate Moss e la sua storia. Poi, sempre ieri, ho sentito Linus dire a Radio DeeJay delle cose che mi sono sembrate molto antipatiche e sbagliate contro Kate Moss. Linus partiva dallassunto sbagliato che lei fosse stata fotografata in un locale pubblico, e questo errore giustifica un po le sue conclusioni. Ma solo un po.
Oggi leggo con piacere la cosa che ha scritto Michele Serra, che pure se la prende un po troppo col mondo di Kate Moss (la moda) e troppo poco col suo (i giornali): alla fine, lunica che ho letto sulle posizioni di Serra è proprio una di quegli stilisti che lui attacca, Donatella Versace ieri. Scrive Serra:
Gli impavidi stilisti, pierre e tenutari di rinomati atelier che oggi degradano in pubblico la Moss, strappandole le sue mostrine milionarie, hanno narici, in media, più voraci di un bidone aspiratutto. Ma, piuttosto che scandalizzarsi per la feroce disinvoltura con la quale i giornali mettono in croce la vita privata di chiunque, preferiscono moraleggiare, magari per conquistarsi qualche grammo di pubblicità gratuita in qualità di giustizieri del vizio.
La cosa che penso io è questa. Credo che chi tira la coca sia radicalmente o temporaneamente un cretino. Credo – ma per sentito dire – che Kate Moss non sia un genio. Ma credo anche che persino Kate Moss abbia diritto di fare a casa sua quello che vuole, fino a che non fa male a nessuno. E questi sono i due discrimini con qualsiasi altro esempio si possa fare: le situazioni private e il non far male a nessuno. Diverso sarebbe stato tirare coca a una sfilata o picchiare i bambini a casa propria.
E poi credo con Michele Serra che nessuno di quelli che lavorano con Kate Moss sia caduto dalle nuvole al vedere quelle foto. E che a nessuno di coloro che le dava da lavorare interessasse quel che faceva con la coca, fino a che non si sapeva in giro. Ora si è saputo in giro, e non ce nera nessuna necessità per le sorti della libera informazione.
È indiscutibile, quindi, che chi oggi licenzia Kate Moss lo fa non perché lei si fa di coca, ma perché dei giornali inglesi hanno pubblicato delle sue foto in cui si tira la coca. La lezione che se ne trae non è perciò che il mondo della moda condanna chi si fa di coca, ma che il mondo della moda condanna chi si fa beccare dai tabloid, persino se in uno studio privato di registrazione.
Bella gente.
Io sto con Donatella.
Repubblica