Camilli

Sulla “contestazione” di ieri nei confronti del cardinale Ruini ero perplesso. Da una parte penso che sia sbagliato sempre impedire a qualcuno di parlare, se di questo si tratta (ma di questo si è trattato? Non mi pare). Dall’altra penso che sarebbe stato pessimo se Ruini fosse stato fischiato in chiesa mentre celebrava la messa, ma se uno come lui si mette a fare politica deve disporsi anche a subirle, le convenzioni della politica: comprese le contestazioni durante le apparizioni pubbliche. Io penso – al contrario di molti – che Ruini abbia il diritto di impartire a chiunque le lezioni che vuole, ma che poi non si possa pretendere che il mondo non gli impartisca le sue.

E in più, diffido del professionismo dell’indignazione, che in Italia dilaga, per due ordini di motivi: uno è che c’è una malattia dell’indignazione che gonfia il petto, pigra e passiva (malgrado Beppe Severgnini pensi il contrario), di cui già scrissi: l’altro è che nessuno vuol farsi mai beccare dai professionisti della doppia indignazione a non essersi indignato, e quindi a scanso di rischi prima ancora di sapere di cosa si parla, tutti si indignano.

Insomma, ho visto con gran sollievo e solidarietà la posizione di Christian Rocca:

Libero fischio in libera piazza

La canea contro i civilissimi fischiatori del cardinal Ruini non la capisco. Non capisco perché Ruini non possa essere fischiato, specie se interviene (legittimamente) da politico nel dibattito legislativo italiano. Boselli opportunamente ricorda la frase, che ho messo nel titolo, pronunciata da Sandro Pertini. E poi, se le cose sono davvero andate come si è visto nei servizi dei tg, mi sembra sia stata una cosa ordinata, allegra, tranquilla e pacifica. Erano comunisti? Embé? I leader del centrosinistra sono stati, al solito, i più baciapile. Dall’altra parte, comico l’intervento di Antonio Socci sul Giornale. Sostiene che quei fischi siano la stessa cosa della devastazione di Genova compiuta dai “ragazzi” del G8 e scrive di “intimidazioni intolleranti che non si limitano a zittire e insultare gli avversari politici (e sarebbe già gravissimo), ma addirittura prendono di mira un prelato, il presidente dei vescovi italiani”. Addirittura. Ha scritto proprio “addirittura”. Ed è sempre Socci, lo stesso appassionato opinionista che sul mio giornale aveva invitato i ciellini di Rimini a fischiare e a non far parlare per la sua posizione sui referendum non uno qualsiasi, ma Gianfranco Fini. Addirittura il ministro degli Esteri.”
Camillo, Il Giornale

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