Tutta questa polemica su dove si voti alle primarie del centrosinistra mi pare un po scema. Oltre a meravigliarmi se viene da Bertinotti, per esempio Mi pare che lui e il suo partito siano pienamente dentro lorganizzazione delle primarie: invece di lanciare un allarme sul fatto che i cittadini non sanno dove votare, se ne occupi.
Ma la trovo scema comunque. È ovvio che moltii cittadini non sappiano dove sono i seggi. Non sono certo un difensore di queste primarie, ma pretendere che al primo giro funzioni tutto alla perfezione e ognuno riceva a casa una visita di Fassino che gli dice dove votare è solo unipocrisia che serve a far prosperare questi noiosi pezzi di colore sulla mancanza di informazioni. Se uno si informa, il seggio lo trova, da qui a una settimana. Il mio è a Milano in via Moriggi, in una sezione di Rifondazione.
(A proposito dei pezzi di colore: oggi il Corriere fa dellironia sul fatto che un seggio sia in un locale hard. A parte che si capisce dal pezzo che la definizione di locale hard devessere un po tirata per i capelli, ma la frase per cui chi si aspetta di scegliere il candidato proprio come da un secolo accade in America farebbe bene a ricordare un concetto semplice: siamo in Italia, è una bella cazzata gratuita e demagogica. In America si vota nei posti più bislacchi, domestici e improvvisati).
Insomma, il tiro alle primarie è un giochino diffuso quanto facile e noioso: una volta che abbiamo detto – come è vero – che sono state fatte per ragioni che non centrano niente con il rispetto della volontà dellelettorato e tutta questa fuffa qui, e che a questo giro sono la finzione delle primarie, la questione è chiusa. Da lì in poi, si comincia a guardare alle prossime, e a quel che potranno cambiare in un sistema per cui il partito con i tre uomini più popolari della sinistra ne candida uno democristiano fingendo di far decidere agli elettori.
Ricordiamoci che quando i fratelli Wright fecero volare il primo aeroplano, nel 1903, quello fece 36 metri e mezzo. Ma nessuno andò lì a sfotterli