Santa pazienza

Sulla ricostruzione del caso Plame-Rove-Miller fatta ieri da Daniele Luttazzi sul suo blog confermo il giudizio di lacunosa: nè più, e né meno. Vedo che Daniele se la prende per le critiche ricevute anche da altri, e mi infila in un giudizio di “piccoli propagandisti” le cui ragioni sarebbero spiegate dal fatto che scrivono per “Rossella e Ferrara”. Sulla prima cosa resto stupito: mi risultava che fossimo amici, fino a poco fa, e quando ci siamo visti Daniele non mi ha mai dato del piccolo propagandista prima che ieri gli suggerissi di informarsi più diffusamente su una cosa di cui scriveva per la prima volta. Sulla seconda, oltre a trovare indegno di lui l’argomento “scrivono per il nemico”, mi limito a segnalare – senza dare nessun valore alla cosa, io – che l’argomento è anche piuttosto instabile per chi abbia il fegato di trovarlo degno. Per il Foglio ho scritto forse due cose nell’ultimo anno (ma non escludo di scriverne cento il prossimo, se me le prendono), con il Tg5 non ho mai collaborato, e con la precedente impresa di Carlo Rossella ho finito di collaborare occasionalmente direi da quattro-cinque anni. Forse Rossella non c’era nemmeno, allora. Senza che questo abbia alcuna relazione con il mio legame con gli interessati, a cominciare dal Foglio e dal suo direttore: ma come propagandista sono davvero piccolo: trovarne un’altra, grazie

p.s. se poi Daniele, ingannato dal link segnalato da un suo lettore, pensasse che il presente blog abbia legami di dipendenza con il sito del Foglio, la sua impressione è quantomeno lacunosa. Come si sa, sul sito del Foglio viene generosamente ospitata in automatico una specie di mirror del presente blog: fino a oggi ritenevo che questo vincolo politico mi consentisse comunque una certa indipendenza di giudizio, ma forse ingenera in me un inconscio debito psicologico nei confronti del presidente Bush

Daniele Luttazzi

p.s. poi trovo che spiegare tutto questo suoni così assurdo a chi frequenta le cose che scrivo, che forse questo post era meglio evitarlo. Bah

Ce le hanno suonate ma gliele abbiamo cantate